Cassazione Penale, Sentenza n. 42357/2024 del 18/11/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
I ricorrenti hanno impugnato la sentenza del Tribunale di Lodi che aveva assolto per particolare tenuità (art. 131-bis c.p.) l'imputato Bellani dalle accuse di percosse e minaccia. Le doglianze principali erano: (a) applicazione errata dell'art. 131-bis c.p. in luogo dell'art. 34 d.lgs. 274/2000, perché la causa di non punibilità per particolare tenuità non è applicabile ai reati di competenza del giudice di pace; (b) la sussistenza di fatti successivi (ripetute minacce e gravi fatti di violenza) che avrebbero escluso la tenuità; (c) omissione del Tribunale nell'esaminare l'appello della parte civile sugli effetti civili (richiamando art. 573 comma 1-bis c.p.p.).
La decisione
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Lodi per carenza di legittimazione a proporre ricorso per cassazione contro sentenze di appello rese dal tribunale in procedimenti originati dal giudice di pace. Ha invece accolto il ricorso del Procuratore generale presso la Corte d'appello di Milano: la Corte ha ritenuto errata l'applicazione dell'art. 131-bis c.p. in luogo dell'art. 34 d.lgs. 274/2000 e ha rilevato che il Tribunale non ha accertato la mancata opposizione della persona offesa (Amici) richiesta dall'art. 34; per tali ragioni ha annullato la sentenza impugnata e ha rinviato il processo al Tribunale di Lodi per nuovo esame, in diversa composizione.
Norme richiamate
causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto
La Corte richiama la giurisprudenza che esclude l'applicabilità dell'art. 131-bis ai reati di competenza del giudice di pace; qui è stata ritenuta applicata erroneamente dal Tribunale.
art. 34 d.lgs. 28 agosto 2000, n. 274
se è stata esercitata l'azione penale, la particolare tenuità del fatto può essere dichiarata con sentenza solo se l'imputato e la persona offesa non si oppongono (comma 3)
La norma è l'istituto applicabile ai reati di competenza del giudice di pace; impone che il giudice accerti la volontà non ostativa della persona offesa, anche mediante fatti sintomatici univoci e concludenti. La mancata verifica obbliga all'annullamento.
art. 36 e art. 39-bis d.lgs. 274/2000
disciplinano i rimedi nei procedimenti di competenza del giudice di pace e i limiti d'impugnazione
Il decreto regola le impugnazioni nel processo per il giudice di pace e pone limiti e modalità che incidono sulla legittimazione dell'organo requirente ad impugnare.
il procuratore generale presso la corte di appello può ricorrere per cassazione contro ogni sentenza di condanna o di proscioglimento pronunciata in grado di appello; il procuratore della Repubblica presso il tribunale può ricorrere per cassazione contro sentenze inappellabili del tribunale
La Corte ha interpretato la norma come limitativa della legittimazione del procuratore della Repubblica a proporre ricorso per cassazione contro sentenze di appello del tribunale in procedimenti originati dal giudice di pace: tale legittimazione spetta al procuratore generale distrettuale.
le impugnazioni richiedono un interesse attuale e concreto a rimuovere un pregiudizio derivato dal provvedimento impugnato
La Corte ricorda che il pubblico ministero deve dimostrare un interesse concreto e utilitaristico all'impugnazione (non una mera pretesa di esattezza teorica); nel caso il Procuratore generale ha dimostrato interesse concreto evidenziando anche l'insussistenza dei presupposti per applicare l'art. 34.
art. 573, comma 1-bis cod. proc. pen.
norma citata dalla parte ricorrente in tema di esame dell'appello della parte civile sugli effetti civili
La questione relativa a omissione di esame dell'appello civile è stata prospettata, ma la Corte ha deciso il caso sulla base dell'errata applicazione della causa di non punibilità; la rilevanza dell'art. 573 è stata richiamata ma non decisiva nel provvedimento qui impugnato.
Massime di principio
- L'istituto della particolare tenuità previsto dall'art. 131-bis c.p. non è applicabile ai reati di competenza del giudice di pace: in tali casi va utilizzato l'art. 34 d.lgs. 274/2000.
- Quando si invoca la non punibilità per tenuità ex art. 34 d.lgs. 274/2000, il giudice deve accertare concretamente l'assenza di opposizione della persona offesa, anche attraverso fatti sintomatici univoci e concludenti; la mera assenza di una dichiarazione formale non è sufficiente per dedurne automaticamente la non opposizione.
- Il pubblico ministero può proporre ricorso per cassazione solo se legittimato dalla normativa: il procuratore generale distrettuale ha più ampie facoltà di ricorso rispetto al procuratore della Repubblica presso il tribunale; il singolo procuratore della Repubblica può trovarsi privo di legittimazione in determinati contesti di appello.
- L'interesse ad impugnare del pubblico ministero deve essere concreto e utilitaristico (rimuovere uno svantaggio processuale o ottenere un esito più favorevole); non è sufficiente una richiesta astratta di correttezza teorica.
- Se in sede di impugnazione risulta che il giudice di merito non ha effettuato gli accertamenti prescritti dalla legge su questioni rilevanti (es. mancata verifica della volontà della persona offesa), la Corte può annullare la decisione e rinviare per nuovo esame.
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