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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 11342/2022 del 29/03/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della sentenza di condanna per il reato di estorsione ex art. 629 c.p., con tre censure principali: 1) violazione di legge e vizio di motivazione relativamente alla dichiarazione di responsabilita e alla valutazione probatoria complessiva; 2) contestazione dell'attendibilita della persona offesa e dell'attribuzione di valore alle registrazioni delle conversazioni prodotte in giudizio, con la deduzione che non sarebbe emersa l'ingiustizia del profitto, la minaccia o il nesso eziologico tra violenza e costrizione; 3) errata qualificazione giuridica del fatto che, secondo la difesa, doveva essere inquadrato come esercizio arbitrario delle proprie ragioni ex art. 393 c.p.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la Corte d'appello abbia adeguatamente motivato la dichiarazione di responsabilita giudicando attendibile la persona offesa e valorizzando le registrazioni e i riscontri testimoniali. Ha confermato che dagli elementi emergenti risultava l'ingiustizia del profitto e la idoneita intimidatoria della minaccia, e che la qualificazione come estorsione era corretta in ragione dell'elemento psicologico del colpevole, conformemente ai principi delle Sezioni Unite (Filardo). Per l'inammissibilita del ricorso il ricorrente e stato condannato alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 in favore della cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 629 cod. pen.

    La norma e stata interpretata nel senso che il fatto integrava estorsione, valutando la sussistenza dell'ingiustizia del profitto e la minaccia idonea a costringere la vittima; il dolo di estorsione e stato accertato in base agli elementi esterni e alla modalita della condotta

  • art. 393 cod. pen.

    Richiamata per il confronto con la fattispecie di esercizio arbitrario delle proprie ragioni; la Corte ha ritenuto che non ricorresse il criterio soggettivo richiesto per tale figura, essendo evidente la consapevolezza del carattere illecito del profitto perseguito

  • art. 606 lett. e) cod. proc. pen.

    La norma e richiamata per delimitare il sindacato della Cassazione sulla motivazione dei giudici di merito: il controllo e finalizzato a verificare se i giudici abbiano esaminato gli elementi e risposto alle deduzioni, non a riformulare autonomamente la valutazione probatoria

  • art. 616 c.p.p.

    Applicata per la condanna alle somme in favore della cassa delle ammende a seguito dell'inammissibilita del ricorso, valutando profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilita

Massime di principio

  • La Corte di Cassazione non puo sostituirsi ai giudici di merito nella rivalutazione del materiale probatorio salvo vizi di motivazione specifici e ben indicati; i motivi che semplicemente propongono una diversa lettura degli elementi processuali sono inammissibili
  • Per impugnare con successo la valutazione della prova testimoniale e delle registrazioni occorre dimostrare specifici profili di illegittimita o di falsita, non semplici dubbi o contraddizioni non decisivi
  • La distinzione tra estorsione e esercizio di un presunto diritto dipende principalmente dall'elemento soggettivo: se l'agente e consapevole che il profitto e illecito si configura l'estorsione, se invece ha una convinzione ragionevole della propria pretesa puo trattarsi di esercizio arbitrario delle proprie ragioni
  • La veemenza e le modalita intimidatorie della condotta, insieme alla conoscenza dell'illiceita della causa della pretesa, sono indici rilevanti del dolo estorsivo
  • Ricorsi che reiterano questioni gia considerate in grado d'appello senza apportare nuove argomentazioni o elementi probatori concreti rischiano di essere dichiarati inammissibili e di comportare sanzioni pecuniarie

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