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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 26618/2024 del 05/07/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Sinisi impugna l'ordinanza che aveva unificato per continuazione il reato di evasione (sentenza del GUP Tribunale di Foggia, 26/05/2020) con la condanna per rapina (Corte d'appello di Bari, 04/03/2022). Denuncia violazione e vizio di motivazione in relazione agli artt. 81 cod. pen. e 671 cod. proc. pen., rilevando che il reato di evasione era già stato in precedenza unificato, con provvedimento irrevocabile del G.U.P. del Tribunale di Foggia (16/07/2021), con altri reati: pertanto la Corte d'appello avrebbe dovuto rispettare la "proprietà transitiva" della continuazione e non modificare peggiorativamente le pene già determinate dal giudice dell'esecuzione.

La decisione

La Corte (di legittimità) ha ritenuto il ricorso fondato. Ha richiamato il principio secondo cui la continuità riconosciuta tra reati è transitiva: se A è in continuazione con B e B con C, anche A e C sono in continuazione. Ha affermato inoltre che il giudicato formato da un provvedimento di unificazione in sede esecutiva (art. 671 c.p.p.) vincola le successive rideterminazioni e non può essere peggiorato: il giudice che ridetermina la pena deve scorporare i reati riuniti, individuare il più grave e tener ferme le pene già fissate dal precedente provvedimento, operando aumenti solo per i reati satellite nuovi. Per tali ragioni ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato gli atti alla Corte d'appello di Bari, in diversa composizione, perché ridetermini gli aumenti di pena nel rispetto dei principi enunciati.

Norme richiamate

  • art. 81 cod. pen.

    Riconosciuta la disciplina della continuazione e la sua proprietà transitiva: la identità del disegno criminoso si estende tra reati collegati a catena

  • art. 671 cod. proc. pen.

    Il provvedimento di unificazione reso in sede di esecuzione produce un effetto di giudicato relativo alle pene fissate, che il giudice successivo deve rispettare; la nuova rideterminazione non può peggiorare le pene già determinate se non tempestivamente impugnate

  • sentenza Corte Costituzionale n. 183 del 2013

    Richiamata in relazione alla composizione del giudice per il rinvio: la rimessione deve avvenire in diversa composizione come indicato dalla Consulta

Massime di principio

  • Se un reato presente in una sentenza è già stato unificato in sede esecutiva con altri reati, la successiva ricomposizione per continuazione deve rispettare la proprietà transitiva della continuazione: tutti i reati collegati formano un unico disegno criminoso.
  • Il giudice che ridetermina la pena in presenza di precedenti provvedimenti di unificazione ex art. 671 c.p.p. deve scorporare i reati, individuare il reato più grave e mantenere ferme le pene già fissate dal giudice dell'esecuzione; può applicare aumenti solo sui reati satellite non già valutati, senza peggiorare le pene già determinate.
  • Il provvedimento di unificazione in sede esecutiva ha effetto preclusivo (giudicato relativo) sulle valutazioni sanzionatorie non tempestivamente impugnate; per contestare peggioramenti occorre tempestiva impugnazione del precedente provvedimento.
  • In fase di verifica degli archivi/processi, difesa e giudice devono controllare il casellario per verificare eventuali unificazioni pregresse; l'assenza di tale verifica può determinare annullamento e rinvio.
  • Se la Corte accerta violazione dei principi sulla continuazione e sul rispetto delle decisioni esecutive pregresse, la pronuncia ordinaria può essere annullata e gli atti rinviati per nuovo giudizio rispettando la composizione prescritta dalla giurisprudenza costituzionale.

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