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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 21358/2023 del 18/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'atto di appello era generico e assertivo, privo del necessario confronto critico con le argomentazioni della sentenza impugnata; la Corte ha ritenuto corretta la declaratoria di inammissibilità operata dalla Corte d'Appello e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che ha dichiarato inammissibile per genericità l'atto di appello contro la sentenza del Tribunale di Milano del 17/11/2021 (condanna per il reato previsto dall'art.4 legge n.110/1975). Il ricorrente denunciasse errata applicazione delle norme sull'inammissibilità per difetto di specificità (art.581 c.p.p.) e vizio di motivazione, sostenendo che i motivi di appello erano in realtà specifici e che l'ordinanza impugnata dimostrerebbe tale specificità

Norme richiamate

  • art.4 legge n.110/1975

    Indica il reato oggetto del giudizio di merito (norma sostanziale), citata per identificare la condanna impugnata.

  • art.581 cod. proc. pen.

    Disposizione che richiede l'enunciazione specifica dei motivi di appello con indicazione di ragioni di diritto e elementi di fatto; la Corte interpreta la norma nel senso che la specificità richiede un confronto adeguato con le argomentazioni del provvedimento impugnato e non può limitarsi ad affermazioni assertive.

  • Sentenza Sezioni Unite "Galtelli" (2017)

    Principio giurisprudenziale secondo cui l'atto di appello è inammissibile per difetto di specificità se non enuncia e argomenta esplicitamente i rilievi critici; l'onere di specificità è proporzionale alla specificità delle ragioni esposte nel provvedimento impugnato.

  • Cass. Sez. I n.20272 del 16/06/2020 (rv 279369)

    Precisazione sulla diversa intensità del requisito di specificità per questioni di fatto e di diritto: per questioni di diritto può essere ammissibile la riproposizione della stessa questione interpretativa anche senza novità, purché pertinente alla decisione impugnata e diretta alla rivalutazione della quaestio iuris.

Massime di principio

  • Un atto di appello deve enunciare e argomentare in modo specifico ciascun motivo, indicando i punti di diritto e gli elementi di fatto contestati e confrontandosi direttamente con le argomentazioni del provvedimento impugnato
  • Per questioni di fatto il requisito di specificità è più rigoroso: non sono sufficienti affermazioni assertive o la semplice riproposizione della linea difensiva già sostenuta in primo grado
  • Per questioni di diritto la specificità può essere soddisfatta anche riproponendo una stessa questione interpretativa, purché sia evidente la sua pertinenza rispetto alla decisione impugnata e si richieda una rivalutazione da parte del giudice superiore
  • La motivazione dell'ordinanza che dichiara l'inammissibilità non sostituisce l'obbligo dell'impugnante di formulare motivi specifici nell'atto di appello
  • Conseguenza pratica: il mancato rispetto del requisito di specificità può comportare l'inammissibilità dell'appello e la condanna alle spese; pertanto nelle impugnazioni è utile citare passi precisi della sentenza impugnata e spiegare punto per punto perché le argomentazioni del primo giudice sarebbero errate

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