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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 13566/2026 del 14/04/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorso censura il provvedimento del Tribunale di Reggio Calabria che, nel riesame dell'ordinanza di custodia cautelare, ha confermato la detenzione di Trimarchi per il reato di partecipazione all'associazione 'ndranghetista (art. 416-bis c.p.) ritenendo sussistenti gravi indizi. Le censure principali contestano: 1) vizio di motivazione e violazione di legge in relazione alla gravità indiziaria circa la partecipazione all'associazione mafiosa, contestando la valutazione delle intercettazioni e la ricostruzione del ruolo dell'imputato nelle compravendite immobiliari (sostanzialmente si sosteneva che le conversazioni erano in gran parte indecifrabili e che i prezzi delle vendite erano di mercato, quindi non sussisterebbero elementi di illecito arricchimento della cosca); 2) errata esclusione del concorso esterno in associazione mafiosa (si deduce che Trimarchi avrebbe agito come esterno motivato da incarichi di terzi e non con affectio societatis). Si contesta altresì la valorizzazione, da parte del Tribunale, di un episodio di violenza privata annullato per difetto di querela, ritenendolo contraddittoriamente usato come indizio di intraneità.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Nel motivare l'inammissibilità la Corte ha ricordato i limiti del sindacato di legittimità sulle valutazioni di gravità indiziaria in sede cautelare, ritenendo che il Tribunale del riesame abbia adeguatamente esposto le ragioni della propria conclusione. La Corte ha ritenuto i motivi proposti generici e in buona parte una riproposizione della diversa valutazione di merito invocata dalla difesa, quindi non idonei a superare il vaglio di ammissibilità. Ha condiviso la valutazione del Tribunale che ha valorizzato la reiterata frequentazione con esponenti della cosca, colloqui riservati, il ruolo nell'intermediazione immobiliare non professionale, l'uso del nome del capo cosca e l'assistenza ricevuta dalla cosca in occasione del furto subito come elementi sintomatici di intraneità e affectio societatis. La Corte ha inoltre ritenuto irrilevante, ai fini cautelari, la diversa qualificazione giuridica (concorso esterno) prospettata dalla difesa. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e a versare euro 3.000 alla Cassa delle ammende; il provvedimento è stato inviato alla cancelleria per gli adempimenti procedurali.

Norme richiamate

  • art. 416-bis cod. pen.

    La norma è stata applicata per inquadrare la condotta contestata come partecipazione all'associazione mafiosa. La Corte e il Tribunale hanno ritenuto che elementi come la reiterata collaborazione, i colloqui riservati, l'intervento nell'ambito delle compravendite di interesse per la cosca, l'uso del nome del capo cosca e la fruizione del patto di mutua assistenza siano indizi coerenti con l'intraneità e l'affectio societatis richieste dall'art. 416-bis.

  • art. 273 e 292 cod. proc. pen.

    Richiamate dalla difesa nella censura al procedimento cautelare e alla motivazione. La Corte ha ricordato i limiti del sindacato di legittimità sulle valutazioni di gravità indiziaria e ha ritenuto le censure principalmente una richiesta di riconsiderazione di merito non ammissibile in cassazione.

  • art. 94 comma 1-ter disp. att. cod. proc. pen.

    Norma procedurale richiamata per gli adempimenti di cancelleria relativi alla condanna pecuniaria a favore della Cassa delle ammende; la Corte ha disposto l'invio degli atti alla cancelleria per le formalità di legge.

  • Sez. U., n. 11 del 22/03/2000 (Audino) - principio giurisprudenziale

    La Corte ha richiamato il principio secondo cui la misura cautelare si fonda su indizi e non su prove definitive: l'accertamento cautelare mira a una probabilità qualificata di responsabilità. Ciò giustifica un sindacato di legittimità limitato sulla valutazione complessiva degli indizi.

Massime di principio

  • In sede di impugnazione di misure cautelari la Cassazione verifica soprattutto la congruenza e la logicità della motivazione del giudice del riesame; non basta riproporre una diversa lettura dei fatti senza dimostrare un vizio di diritto o una palese illogicità.
  • Elementi come frequenti e riservati contatti con capi di consorterie, interventi ripetuti in ambiti di interesse mafioso, l'uso del nome del capocosca e il godimento di protezione/assistenza dalla cosca costituiscono indizi rilevanti di intraneità e affectio societatis, anche in assenza di un ordine esplicito per ogni singola azione.
  • La mancata coincidenza dei prezzi di compravendita con utili macroscopici non esclude automaticamente la rilevanza mafiosa se emergono modalità operative (intermediazione non professionale, imposizione di condizioni, richiesta di autorizzazione mafiosa, esborsi in contanti) che consentono alla consorteria di trarre vantaggi indiretti.
  • La qualificazione del fatto come concorso esterno piuttosto che come partecipazione interna può essere meno determinante nella fase cautelare: ciò che conta è la sussistenza di gravi indizi di pericolosità e di un ruolo sistematico a favore dell'organizzazione.
  • Per la difesa è strategico proporre censure specifiche e puntuali (errori di logica, omissioni motivazionali, vizio di diritto) e non semplici rielaborazioni alternative delle intercettazioni o del materiale probatorio, perché la Cassazione non sostituisce il sindacato di merito.

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