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Cassazione Penale, Ordinanza n. 26740/2025 del 22/07/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi. Ha quindi condannato i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 complessivi in favore della Cassa delle ammende. La sentenza di appello, che confermava la condanna di primo grado, è rimasta ferma.

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente

La controversia

La decisione riguarda il ricorso per cassazione proposto da due imputati avverso la sentenza della Corte di appello che aveva confermato la condanna di primo grado. I ricorrenti deducevano, in sintesi: 1) violazione di legge e vizio di motivazione per il mancato riconoscimento del tentativo, sostenendo che il fatto dovesse essere qualificato nella forma tentata e non consumata; 2) per uno dei ricorrenti, violazione di legge e vizio di motivazione sulla pena inflitta; 3) per l’altro ricorrente, violazione di legge e vizio di motivazione sul mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche in regime di prevalenza. La Corte osserva che le doglianze tendono a una rivalutazione del merito, senza specifica critica di travisamenti decisivi, e rileva che i giudici di merito avevano valorizzato elementi incompatibili con la tesi del tentativo: la refurtiva era ormai sottratta al controllo altrui e nella fase immediata non vi era stato un monitoraggio persistente dell’azione dei correi. Quanto alla pena, la Corte di appello aveva motivato adeguatamente, evidenziando che il trattamento sanzionatorio era persino sotto il minimo di legge; quanto alle attenuanti generiche, mancavano allegazioni specifiche di elementi positivi e la pena era già stata determinata nel minimo edittale.

Norme richiamate

  • art. 62-bis c.p.

    Le circostanze attenuanti generiche non possono essere riconosciute in assenza di elementi positivi specificamente indicati a favore dell'imputato; la mera richiesta non basta, specie quando il trattamento sanzionatorio sia già particolarmente favorevole.

  • art. 56 c.p.

    La qualificazione del fatto come tentativo richiede che la consumazione non sia intervenuta e che l'azione non abbia condotto alla piena disponibilità del bene; se la refurtiva è definitivamente sottratta al controllo altrui, non è configurabile il tentativo.

  • art. 616 c.p.p.

    In caso di ricorso dichiarato inammissibile, il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • È inammissibile il motivo di ricorso per cassazione che, sotto la veste di violazione di legge o vizio di motivazione, miri soltanto a una nuova valutazione del fatto e delle prove senza indicare specifici travisamenti delle emergenze processuali.
  • La configurabilità del delitto tentato va esclusa quando, secondo l'accertamento di merito non sindacabile in sede di legittimità se logicamente motivato, la condotta abbia già determinato la piena e autonoma disponibilità del bene da parte degli agenti e la sottrazione definitiva al controllo della persona offesa.
  • Il diniego delle circostanze attenuanti generiche è censurabile solo se il ricorrente indichi elementi concreti e positivi trascurati dal giudice di merito; doglianze generiche sono inammissibili, specie in presenza di una pena già contenuta nel minimo o comunque particolarmente favorevole.
  • Il controllo della Cassazione sulla dosimetria della pena è limitato alla congruità e logicità della motivazione: non è consentita una rivalutazione del trattamento sanzionatorio quando la corte di merito abbia dato conto in modo adeguato delle ragioni della determinazione della pena.

Come è indicizzato

MaterieRapinaImpugnazioni
RamiDelitti contro il patrimonioProcesso penale
IstitutiTentativoInutilizzabilità della prova

Testo integrale

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