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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 44223/2022 del 21/11/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale del Riesame che aveva confermato il sequestro preventivo (ai sensi degli artt. 321 c.p.p., 240-bis c.p. e art.12-sexies l.356/1992) di: 100% delle quote sociali della "D.G. Costruzioni Servizi s.r.l." (50% formalmente intestato al ricorrente) e di un immobile in Roma intestato al ricorrente. Il ricorrente contestava la mancata autonoma e specifica motivazione del Tribunale (eccessivo richiamo per relationem al decreto del G.I.P.), l'assenza dei presupposti per il sequestro finalizzato alla confisca allargata ex art. 240-bis (mancata dimostrazione del nesso tra beni e profitti illeciti; insufficienza della sola sproporzione) e la mancata motivazione circa il periculum in mora e la concretezza/attualità del pericolo di dispersione dei beni.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza. Ha ritenuto che: il Tribunale del Riesame non abbia sofferto di assenza o apparente motivazione, potendo legittimamente richiamare per relationem il provvedimento genetico purché compia una valutazione complessiva e dia conto delle censure difensive; sussistano i presupposti per il sequestro preventivo finalizzato alla confisca cd. allargata (art. 240-bis c.p.), alla luce della sproporzione patrimoniale accertata del nucleo familiare Ruggiero (discrepanza negativa di circa €2.559.035,88 nel periodo considerato), degli elementi fattuali circostanziati che fanno ritenere l'intestazione fittizia o interposta dei beni e dell'incapacità della documentazione difensiva di superare la presunzione di accumulazione illecita; e che, per la confisca ex art. 240-bis, l'accertamento dettagliato dell'attualità del periculum in mora non assume la stessa rilevanza richiesta per il sequestro finalizzato all'art. 240 c.p., essendo la misura sorretta dalla presunzione iuris tantum di origine illecita del patrimonio sproporzionato. Di conseguenza il provvedimento di sequestro confermato in sede di riesame è stato ritenuto legittimo e il ricorso respinto.

Norme richiamate

  • art. 321 cod. proc. pen.

    Consente il sequestro preventivo finalizzato alla confisca; la Corte ricorda la distinzione tra sequestro impeditivo (comma 1) e sequestro a fini di confisca (comma 2), quest'ultimo autonomo e incentrato sulla conservazione dei beni da confiscare

  • art. 240-bis cod. pen.

    Regola la confisca 'allargata' per sproporzione: opera una presunzione iuris tantum che beni sproporzionati rispetto ai redditi provengano da accumulazione illecita; la P.A. deve dimostrare la sproporzione e la titolarità/disponibilità; il terzo deve allegare circostanze che rendano credibile la liceità della provenienza

  • art. 12-sexies D.L. 8 giugno 1992 n. 306 (conv. L. 7 agosto 1992 n. 356)

    Normativa storica richiamata in continuità con l'art. 240-bis per la confisca allargata anche per fatti anteriori all'entrata in vigore del d.lgs. richiamato

  • art. 416 cod. pen.

    Riferito quale fattispecie associativa generica; la sentenza chiarisce che la confisca allargata non opera automaticamente per tutti i reati associativi ma richiede contestazione/riconducibilità nei limiti previsti da art. 240-bis

  • art. 416-bis cod. pen.

    e art. 416-bis.1 aggravante

    Reato di associazione di tipo mafioso e aggravante di cui all'art. 416-bis.1: la sussistenza dell'aggravante giustifica l'applicabilità dell'art. 240-bis; anche se per alcuni capi (nei confronti di Gianfranco) la custodia era stata annullata, permanevano gravi indizi per altri capi con aggravante

  • art. 325 cod. proc. pen.

    Consente il ricorso per cassazione avverso ordinanze in materia di misure cautelari solo per violazione di legge; la Corte distingue i vizi di motivazione ammissibili nel ricorso per cassazione

  • art. 125 cod. proc. pen.

    Richiesto nella discussione sulla motivazione per relationem: la Corte ricorda che il riesame può richiamare il provvedimento genetico purché integri e risponda alle esigenze di motivazione complessiva e affronti le censure difensive rilevanti

Massime di principio

  • Se un bene è formalmente intestato a un terzo (coniuge/figlio) ma emerge una sproporzione significativa tra patrimonio e redditi dichiarati, l'autorità può attivare la presunzione di accumulazione illecita ex art. 240-bis; il terzo ha l'onere di allegare circostanze plausibili sulla lecita provenienza, non la prova piena
  • L'ordinanza di riesame può legittimamente richiamare per relationem il provvedimento del GIP se poi fornisce una valutazione complessiva e affronta le censure difensive: non è necessaria una replica punto per punto a ogni doglianza purché il ragionamento sia comprensibile e adeguatamente motivato
  • Per il sequestro finalizzato alla confisca ex art. 240-bis non è richiesta la stessa motivazione circa il periculum in mora richiesta per il sequestro impeditivo ex art. 240: la misura poggia sulla presunzione iuris tantum di origine illecita dei beni sproporzionati
  • Gli elementi sintomatici di interposizione (rapporti familiari e personali, sproporzione tra valore del bene e reddito del terzo, modalità e tempistica degli atti di acquisto, potere di disposizione esercitato dall'indagato) sono rilevanti e possono essere valutati per facta concludentia
  • La documentazione difensiva deve essere credibile e verificabile (es. assegni con indicazione dell'emittente e del conto); giustificazioni vaghe o prive di causa non sciolgono la presunzione di illiceità
  • Nelle impugnazioni per cassazione relative a misure reali l'oggetto ammesso è la violazione di legge; contestazioni di merito o deduzioni meramente critiche devono essere ancorate a vizi di motivazione o di diritto specifici

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