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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 48084/2023 del 04/12/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Domanda di riparazione per ingiusta detenzione relativa ai periodi di custodia cautelare in carcere (23/11/2016 -> 29/05/2017) e di arresti domiciliari (29/05/2017 -> 13/11/2017) e successivi ripristini della misura; il ricorrente chiedeva indennizzo calcolato con criterio matematico e maggiorazione per personalizzazione del danno. La Corte d'appello aveva rigettato la domanda ritenendo sussistente la causa ostativa della "colpa grave" (connivenza, anche se passiva) del ricorrente rispetto al reato contestato (tentato omicidio e reati connessi), sulla base della sua posizione fisica durante l'aggressione, del non avere impedito l'atto, del trovarsi in prossimità dell'arma e dei correi dopo il fatto e del comportamento processuale.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di Durmishaj. Ha confermato la valutazione della Corte territoriale secondo cui sussisteva la causa ostativa al riconoscimento dell'indennizzo per ingiusta detenzione, in quanto la condotta del ricorrente è stata qualificata come gravemente colposa e riconducibile ad atteggiamento di connivenza (anche se passivo). La Corte ha ritenuto corretta la ricostruzione basata sulla prossimità al fatto, la posizione "di spalle", la presenza in prossimità dell'arma e dei correi e l'allontanamento con essi come segnali di contiguità morale. Ha inoltre respinto le argomentazioni difensive che giustificavano la fuga come mera strategia difensiva. Conseguentemente il ricorso è stato rigettato e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali e delle spese sostenute dal Ministero dell'Economia e delle Finanze.

Norme richiamate

  • art.315 cod.proc.pen.

    Individua la competenza del giudice adito per le domande di riparazione; la Corte d'appello ha agito quale giudice della riparazione valutando autonomamente la sussistenza della causa ostativa.

  • art.606, comma 1, lett. b) ed e), cod.proc.pen.

    art.606, comma 1, lett. b) ed e), cod.proc.pen.

    Norma processuale richiamata dal ricorrente in motivi di cassazione (vizi di motivazione e violazione di legge): la Corte ha esaminato e ritenuto infondate le doglianze sulla motivazione della Corte territoriale.

  • artt. 110, 56, 575 cod.pen.; artt. 110, 81, 340, 635, commi 1 e 2, cod.pen.

    artt. 110, 56, 575; artt. 110, 81, 340, 635 c.1-2 cod.pen.

    Norme penali relative ai reati contestati nella fase di merito. La Cassazione sottolinea che, nel giudizio di riparazione, non si procede a nuova accertamento di responsabilità penale ma si valuta se la condotta del richiedente abbia contribuito a far sorgere la falsa apparenza di responsabilità tale da determinare la detenzione.

  • Principio giurisprudenziale sulla riparazione per ingiusta detenzione (Sez. Un., n.32383/2010 e altre pronunce richiamate)

    Sez.Un., 27/5/2010, n.32383; varie sezioni citate (es. Davoli, La Fornara, Grillo, Di Spirito, ecc.)

    La Corte ha richiamato il consolidato principio secondo cui il giudice della riparazione valuta autonomamente, ex ante, se comportamenti dell'istante (dolosi o gravemente colposi, anche extraprocessuali o processuali) abbiano concorso a determinare l'ingiusta detenzione. La mera assenza di condanna definitiva non impedisce tale valutazione.

Massime di principio

  • Nel giudizio di riparazione per ingiusta detenzione il giudice valuta autonomamente, con logica ex ante, se le condotte dell'interessato hanno contribuito a creare la falsa apparenza della commissione di reato, e non procede a un nuovo accertamento di responsabilità penale.
  • La "colpa grave" ostativa all'indennizzo può derivare anche da una connivenza meramente passiva: la mera presenza, la posizione fisica rispetto al fatto, il non impedire un reato e il non allontanarsi dai correi possono essere valutati come indice di contiguità morale e gravità quando siano oggettivamente idonei a rafforzare l'apparenza di responsabilità.
  • La valutazione deve considerare condotte anteriori, durante e successive al fatto, e tutte le prove disponibili; il giudice della riparazione deve motivare specificamente il nesso causale tra la condotta e l'emersione dell'apparenza di reato.
  • La fuga dall'evento non è automaticamente indice di colpa grave: può essere giustificata come strategia difensiva; tuttavia, se il comportamento di allontanamento è compiuto insieme ai correi o con altri elementi indiziari, può assumere valore di segno di connivenza.
  • Non è necessario che la condotta del richiedente integri un reato per escludere l'indennizzo: è sufficiente che abbia concorso, con dolo o colpa grave, a determinare l'adozione della misura cautelare aumentando la (falsa) percezione di pericolosità.

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