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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 15879/2025 del 24/04/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso in cassazione avverso l'ordinanza del Tribunale di Catanzaro del 17/10/2024 che aveva rigettato l'appello avverso l'ordinanza del Tribunale di Crotone del 15/05/2024. L'interessato chiedeva la revoca o la sostituzione della misura cautelare della custodia in carcere disposta per i reati contestati (artt. 513-bis e 416-bis.1 c.p.). Due i motivi principali: (1) violazione di legge e vizio di motivazione in relazione agli artt. 275 e 299 c.p.p. per aver ritenuto persistenti le esigenze cautelari senza considerare il lungo tempo trascorso, lo stato di detenzione e il comportamento osservante del detenuto; (2) violazione degli artt. 275, commi 1 e 3, e 416-bis.1 c.p. e vizio di motivazione per non aver sostituito la custodia cautelare in carcere con la custodia domiciliare (in luogo distante dal luogo di commissione) o con il braccialetto elettronico, sostenendo che tali misure meno afflittive sarebbero idonee a soddisfare le esigenze cautelari.

La decisione

Il ricorso è stato rigettato. La Corte ha ritenuto infondati entrambi i motivi: (1) non sono stati indicati elementi nuovi tali da giustificare la sostituzione o revoca della misura; il mero decorso del tempo e il comportamento rispettoso in carcere non sono sufficienti a superare la presunzione relativa prevista dall'art. 275, comma 3, c.p.p.; il giudice deve valutare elementi concreti e significativi (tipologia del reato, modalità del fatto, risalenza temporale) per ritenere attenuate le esigenze cautelari; (2) per i reati aggravati ex art. 416-bis.1 c.p. operano presunzioni rafforzate circa la sussistenza delle esigenze cautelari e l'adeguatezza della custodia in carcere: spetta alla parte difensiva allegare elementi concreti volti a smentire tali presunzioni. Nel caso di specie i giudici di merito hanno correttamente valutato la gravità dei fatti e il ruolo significativo dell'imputato nel contesto criminale (controllo illecito del mercato ittico), ritenendo insussistenti elementi idonei a dimostrare il suo allontanamento dal contesto criminoso. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e il ricorso rigettato.

Norme richiamate

  • codice di procedura penale, art. 275 (presunzione di sussistenza delle esigenze cautelari)

    La Corte ricorda che l'art. 275, comma 3, c.p.p. prevede una presunzione relativa di sussistenza delle esigenze cautelari; tale presunzione può essere superata solo mediante rilievo di elementi concreti, attinti dalla fattispecie, dalle modalità del fatto e dalla distanza temporale, e non con il solo decorso del tempo o la condotta osservante del detenuto.

  • codice di procedura penale, art. 299 comma 1 (revoca o sostituzione della misura)

    L'art. 299 c.p.p. disciplina la revoca o sostituzione delle misure cautelari: la Corte evidenzia che la valutazione della persistenza delle esigenze cautelari, in sede di revoca/sostituzione, non può basarsi sul mero tempo trascorso e richiede elementi nuovi o direttamente evincibili dagli atti.

  • codice di procedura penale, art. 292 comma 1 lettera c (valutazione del tempo nella misura cautelare)

    L'art. 292 c.p.p. impone al giudice che applica la custodia cautelare di valutare, tra gli elementi, il tempo trascorso dalla commissione del fatto; la Corte distingue tale valutazione da quella richiesta in sede di revoca/sostituzione e sottolinea che il tempo da solo non produce automatismi nella decisione.

  • codice penale, art. 416-bis.1 (aggravante - requisiti e conseguenze)

    Per i delitti aggravati ai sensi dell'art. 416-bis.1 c.p. la dottrina giurisprudenziale e la Corte riconoscono una doppia presunzione relativa: sia circa la sussistenza delle esigenze cautelari sia circa l'adeguatezza della custodia in carcere. Spetta alla difesa fornire elementi concreti che contrastino tali presunzioni.

  • codice penale, art. 513-bis

    Norma relativa al reato contestato; la Corte tiene conto della gravità e delle modalità del fatto ai fini della valutazione delle esigenze cautelari, rilevando che la gravità complessiva del quadro indiziario ostava alla sostituzione della misura.

Massime di principio

  • Il mero decorso del tempo e la buona condotta carceraria non sono di per sé sufficienti a ottenere la revoca o la sostituzione della custodia in carcere: la difesa deve indicare elementi concreti e novità idonee a dimostrare l'attenuazione delle esigenze cautelari.
  • Per reati aggravati ex art. 416-bis.1 c.p. opera una presunzione rafforzata circa la necessità della custodia in carcere; l'onere probatorio per confutare tale presunzione grava sulla difesa.
  • Il giudice che valuta la revoca o la sostituzione deve motivare specificamente perché eventuali circostanze (es. tempo trascorso, comportamento) non incidono sulla sussistenza delle esigenze cautelari, con riferimento alla tipologia del reato e al contesto criminale.
  • Per ottenere misure alternative come la custodia domiciliare in luogo distante o il braccialetto elettronico è necessario dimostrare il concreto allontanamento dal contesto criminoso e l'assenza di rischio di reiterazione o di inquinamento delle prove.
  • In sede di impugnazione in Cassazione la verifica è principalmente di diritto (vizi di legge e motivazione); non è sufficiente riaffermare circostanze fattuali già valutate se non si evidenziano errori giuridici o carenze motivazionali rilevanti.

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