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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 20193/2023 del 11/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente impugna la conferma della condanna per il reato di cui all'art. 270‑quinquies cod.pen. contestando: (1) vizio di motivazione per l'omessa valutazione di una memoria difensiva depositata ex art. 121 c.p.p. e della consulenza tecnica di parte allegata alla stessa; (2) errata applicazione e vizio di motivazione relativamente alla qualificazione della condotta come acquisizione autonoma di istruzioni finalizzate al terrorismo (art. 270‑quinquies e art. 270‑sexies), sostenendo che l'attività dell'imputato si è limitata al mero download e catalogazione di file dal web e non a comportamenti univocamente diretti a preparare atti terroristici. Inoltre denuncia l'utilizzo, da parte della corte di merito, di una nota della Questura acquisita dopo l'ammissione al rito abbreviato e senza rispetto del contraddittorio.

La decisione

La Corte di legittimità ha ritenuto il ricorso in parte fondato. Ha rigettato il primo motivo relativo alla presunta omessa valutazione della memoria e della consulenza tecnica di parte, confermando che nel rito abbreviato 'secco' la consulenza introdotta con la memoria non ampliava la piattaforma probatoria e che le censure difensive erano state comunque affrontate e respinte in modo non manifestamente illogico. Ha invece accolto il secondo motivo: la Corte ha richiamato l'interpretazione normativa secondo cui l'art. 270‑quinquies punisce comportamenti di pericolo purché accompagnati da atti esterni 'univoci' che manifestino il duplice dolo (autoaddestramento + finalità terroristica), e ha ritenuto che, nel caso concreto, gli elementi non risultano univoci alla luce della giurisprudenza di legittimità. Inoltre ha constatato che la nota della Questura, acquisita dopo l'ammissione al rito abbreviato e senza rispetto del contraddittorio, non poteva essere utilizzata. Per tali ragioni la sentenza impugnata è stata annullata e il fascicolo rinviato ad altra sezione della Corte d'assise d'appello di Catanzaro per un nuovo giudizio che valuti esclusivamente gli elementi probatori utilizzabili e la sussistenza di indici di univocità della condotta.

Norme richiamate

  • art. 270‑quinquies cod. pen.

    "chiunque, al di fuori dei casi di cui all'articolo 270‑bis, addestra o comunque fornisce istruzioni sulla preparazione o sull'uso di materiali esplosivi, di armi da fuoco o di altre armi, di sostanze chimiche o batteriologiche nocive o pericolose, nonché di ogni altra tecnica o metodo per il compimento di atti di violenza ovvero di sabotaggio di servizi pubblici essenziali, con finalità di terrorismo, anche se rivolti contro uno Stato estero, un'istituzione o un organismo internazionale"

    La norma punisce atti prodromici di pericolo ma richiede, oltre all'acquisizione delle istruzioni, la presenza di comportamenti esterni 'univocamente' finalizzati alla commissione di atti terroristici e il duplice dolo specifico (volontà di autoaddestrarsi e finalità terroristica). Mere attività informative non sono sufficienti se non accompagnate da elementi esterni univoci.

  • art. 270‑sexies cod. pen.

    La norma è richiamata nel testo come riferimento alle condotte correlate: prevede la responsabilità anche di chi, avendo acquisito istruzioni, pone in essere comportamenti univocamente finalizzati alla commissione dei reati di terrorismo; conferma la necessità di atti che manifestino esternamente la finalità.

  • art. 270‑bis cod. pen.

    Richiamato come eccezione normativa (casi diversi rispetto a quelli disciplinati dall'art. 270‑quinquies) ma non analizzato nel dettaglio nella motivazione riportata.

  • art. 121 cod. proc. pen.

    Norma citata in relazione al deposito di memorie difensive e agli atti introdotti con esse: la Corte ha ritenuto che la consulenza tecnica allegata a una memoria depositata in udienza preliminare non possa ampliare la piattaforma probatoria del rito abbreviato 'secco' se non era stata prevista condizionatamente alla scelta del rito.

Massime di principio

  • L'art. 270‑quinquies richiede, oltre all'acquisizione di istruzioni, atti esterni univoci che manifestino il duplice dolo (autoaddestramento e finalità terroristica); il mero download o catalogazione di materiale non è automaticamente sufficiente.
  • Nel rito abbreviato 'secco' la piattaforma probatoria è chiusa: documenti o consulenze introdotti con una memoria che non siano parte degli atti di indagine non sempre possono essere valorizzati se la loro acquisizione non è stata previamente preservata con richieste condizionate.
  • L'omessa valutazione di una memoria difensiva o di elaborati tecnici integra vizio della motivazione solo quando tali elementi siano decisivi e siano stati effettivamente omessi nel ragionamento del giudice; altrimenti la censura può essere generica e infondata.
  • Documenti o informazioni acquisiti dopo l'ammissione al rito e senza rispetto del contraddittorio tra le parti non possono essere utilizzati senza rischio di annullamento per violazione del diritto di difesa.
  • Per difendersi efficacemente in casi che coinvolgono materiali informatici o consulenze tecniche è essenziale: a) ottenere formalmente l'acquisizione degli atti e delle consulenze già nelle indagini preliminari o prevedere condizioni al rito; b) documentare e contestualizzare la mancanza di atti esterni univoci (es. viaggi, contatti qualificati, acquisti specifici) che colleghino le informazioni a una concreta finalità terroristica.
  • In caso di dubbio sulla univocità degli indici probatori il giudice di legittimità può annullare e rinviare per nuovo esame concentrato esclusivamente sugli elementi ammissibili.

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