Cassazione Penale, Sentenza n. 36161/2024 del 27/09/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Il ricorrente ha proposto ricorso ex art. 625-bis c.p.p. deducendo un "errore percettivo" nella decisione della Corte di cassazione: non sarebbe stato rilevato che i reati (commessi il 21/09/2014, di cui agli artt. 403 e 405 c.p.) si sono estinti per prescrizione maturata il 02/06/2023, tenuto conto del termine massimo di prescrizione (7 anni e 6 mesi) e dei periodi di sospensione complessivi pari a 438 giorni. Tale estinzione sarebbe avvenuta in pendenza del giudizio di cassazione e prima della deliberazione (21/11/2023), perciò la sentenza di rigetto della cassazione sarebbe viziata da errore di fatto percettivo
La decisione
La Corte ha ritenuto il ricorso fondato: ha qualificato l'errore come errore percettivo emendabile ai sensi dell'art. 625-bis c.p.p., ha accertato che il termine di prescrizione era effettivamente decorso al 02/06/2023 e che l'errore era decisivo per la decisione. Perciò ha revocato la sentenza n.1253 del 21/11/2023 della Terza Sezione penale e ha annullato senza rinvio la sentenza della Corte d'appello di Salerno del 28/03/2023, disponendo l'estinzione del reato per prescrizione
Norme richiamate
La norma consente la correzione di un errore di fatto "percettivo" commesso dalla Corte di cassazione; la Corte interpreta che l'errore percettivo è emendabile se consiste in una svista o equivoco nella lettura degli atti interni che ha influenzato la volontà decisoria e ha prodotto una decisione diversa da quella che sarebbe stata presa senza l'errore. Se le conseguenze sono semplici e univoche, la correzione può essere operata direttamente in sede camerale e può seguire l'annullamento senza rinvio
Indicazione del reato contestato nell'imputazione; la sentenza accerta l'estinzione per prescrizione, quindi il riferimento serve a individuare la fattispecie oggetto del calcolo prescrizionale
Ulteriore indicazione della fattispecie contestata; come sopra, impiegata ai fini dell'accertamento della durata massima della prescrizione
Massime di principio
- L'art. 625-bis c.p.p. è utilizzabile solo per correggere errori di fatto "percettivi" (svista o equivoco nella lettura degli atti) e non errori di giudizio: bisogna dimostrare che l'errore ha effettivamente influenzato la decisione
- Quando si contesta la mancata rilevazione della prescrizione in Cassazione è necessario fornire la determinazione dettagliata dei termini e dei periodi di sospensione: il grado di specificità delle deduzioni è decisivo per l'ammissibilità del rimedio straordinario
- Se il calcolo prescrizionale, come prodotto dalla documentazione e dalle deduzioni, mostra in modo chiaro e univoco che la prescrizione è maturata in pendenza del giudizio di Cassazione, la Corte può rimediare direttamente (anche in sede camerale) e annullare senza rinvio la decisione impugnata
- Non sono ammissibili con il rimedio ex art. 625-bis c.p.p. deduzioni che consistono in valutazioni nuove o riconsiderazioni di merito: ciò configurerebbe un "errore di giudizio" non sanabile con il rimedio
- La decisività dell'errore (cioè il suo effetto sul risultato del giudizio) deve essere dimostrata o ritenuta evidente: senza tale decisività il vizio non giustifica la rescissione
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