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Cassazione Penale, Ordinanza n. 23109/2026 del 23/06/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d'appello di Brescia che aveva confermato la sua responsabilità per bancarotta fraudolenta patrimoniale. Il ricorso deduceva, in un unico motivo, vizio di motivazione e violazione di legge penale, ma, secondo la Corte di cassazione, non formulava una reale censura di legittimità sulla responsabilità: si limitava a riproporre argomenti già esaminati e disattesi dal giudice di merito. In particolare, veniva contestata la valutazione dei fatti relativi a prelevamenti ingiustificati dalle disponibilità sociali, soprattutto quelli utilizzati per finalità personali dell'imputato. Quanto al trattamento sanzionatorio, il ricorso censurava la durata delle pene accessorie e il contenimento delle pene, ma con doglianze ritenute generiche, non specifiche e sostanzialmente dirette a ottenere un diverso apprezzamento del fatto.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha rilevato che le doglianze sulla responsabilità erano meramente reiterative di quelle già respinte in appello e che la motivazione della Corte territoriale era congrua e логica nel valorizzare i prelevamenti senza giustificazione dalle casse sociali, in particolare quelli per fini personali. Le censure sul trattamento sanzionatorio e sulle pene accessorie sono state ritenute generiche e versate in fatto. Conseguentemente, ai sensi dell'art. 616 c.p.p., l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di 3.000 euro alla Cassa delle ammende, in ragione della colpa determinata dall'evidente inammissibilità dell'impugnazione.

Norme richiamate

  • art. 616 c.p.p.

    in caso di inammissibilità del ricorso, comporta la condanna del ricorrente alle spese processuali e, ove ravvisabile colpa nell'impugnazione, al versamento di una somma alla Cassa delle ammende.

  • art. 217 legge fallimentare

    non è citato espressamente nel testo, ma il fatto oggetto del processo è qualificato come bancarotta fraudolenta patrimoniale.

  • art. 240 c.p.

    non è citato espressamente nel testo; la sentenza richiama il trattamento sanzionatorio con pene accessorie, ma senza indicare la specifica base normativa.

Massime di principio

  • In sede di legittimità non è ammissibile riproporre in modo meramente reiterativo le allegazioni già disattese dal giudice di merito: occorre una censura specifica della motivazione e dei passaggi decisivi della decisione impugnata.
  • La motivazione della sentenza di merito resiste al sindacato di cassazione quando indica in modo congruo e logico gli elementi fattuali posti a fondamento dell'affermazione di responsabilità, come nel caso di prelievi ingiustificati dalle disponibilità sociali destinati a fini personali.
  • Le doglianze sul trattamento sanzionatorio devono essere specifiche e non possono risolversi in richieste di una diversa valutazione del fatto o in generiche contestazioni della pena.
  • L'erroneo richiamo a un dato numerico nella sentenza impugnata non comporta accoglimento del ricorso se la motivazione complessiva sul punto resta comprensibile e la censura non incide in modo decisivo sulla statuizione.
  • L'inammissibilità del ricorso per cassazione può comportare, oltre alle spese processuali, la condanna al versamento di una somma alla Cassa delle ammende quando sia ravvisabile colpa nell'impugnazione manifestamente infondata o generica.

Come è indicizzato

MaterieBancarotta fraudolentaImpugnazioni
RamiReati fallimentariProcesso penale
SottomaterieBancarotta patrimoniale
IstitutiInutilizzabilità della prova

Testo integrale

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