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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 24190/2023 del 06/06/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Domanda di riparazione per ingiusta detenzione subita in forza di ordinanza del GIP di Taranto relativa a reati di stupefacenti. Ferrigni, condannato in primo grado con rito abbreviato, era stato poi assolto in appello per non avere commesso il fatto; chiedeva l'indennizzo per il periodo di custodia cautelare

La decisione

La Suprema Corte ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto corretta la valutazione del giudice della riparazione che, con autonomia rispetto al giudizio penale, ha concluso che il comportamento del Ferrigni (attività di vedetta, consigli alla coindagata, sostegno a persone coinvolte) configurava una connivenza idonea a integrare colpa grave ai sensi dell'art. 314 c.p.p., escludendo il diritto all'equa riparazione. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali

Norme richiamate

  • art. 314 cod. proc. pen.

    Norma che regola l'indennizzo per ingiusta detenzione; interpretata nel senso che il diritto all'indennizzo è escluso se la detenzione e' stata causata da dolo o colpa grave dell'interessato. La colpa rilevante è valutata oggettivamente e può emergere anche da atteggiamenti di connivenza che hanno creato la falsa apparenza di partecipazione al reato

  • artt. 81 cpv., 110 cod. pen.; art. 73 commi 1 e 1-bis; art. 80 comma 2 DPR 9 ottobre 1990 n. 309

    Norme penali e del testo unico stupefacenti che costituivano il nucleo della imputazione alla base della misura cautelare; nel caso concreto l'imputazione fu poi esclusa in appello, ma tali disposizioni definivano i fatti che determinarono l'adozione della misura

  • Giurisprudenza citata (selezione): Maltese, Sarnataro, Cardillo, Di Spirito, Sanyang Bakary

    La giurisprudenza della Cassazione è richiamata per affermare che il giudice della riparazione opera una valutazione autonoma sul materiale probatorio ai fini civilistici, e che la connivenza, anche passiva, può integrare colpa grave e quindi escludere l'indennizzo quando obiettivamente idonea a provocare l'intervento coercitivo dell'autorità o a tollerare il reato pur potendo impedirlo

Massime di principio

  • La domanda di riparazione per ingiusta detenzione va valutata dal giudice della riparazione con autonomia rispetto al processo penale: si esamina se la condotta del detenuto abbia oggettivamente contribuito a creare la falsa apparenza di responsabilità penale, non se il fatto integri reato
  • La colpa rilevante ai fini dell'art. 314 c.p.p. è di natura oggettiva: basta una condotta macroscopicamente negligente o una connivenza che, secondo il parametro dell'id quod plerumque accidit, potesse ragionevolmente indurre l'autorità a intervenire
  • La connivenza, anche passiva, può escludere l'indennizzo quando a) indica venir meno di doveri elementari di solidarietà sociale b) tollera lo svolgimento del reato pur potendo impedirlo per la posizione dell'agente c) oggettivamente rafforza la volontà criminosa dell'autore principale
  • Strumenti probatori come intercettazioni, appostamenti, perquisizioni e comportamenti concreti (es. fare da vedetta, dare consigli per eludere controlli) possono essere valutati per dimostrare la connivenza ai fini della esclusione dell'indennizzo
  • Se la domanda di riparazione è rigettata vale il principio di soccombenza: il richiedente può essere condannato al pagamento delle spese processuali; l'onere a carico dello Stato riguarda ipotesi specifiche di costituzione inerte o di contumacia, non il rigetto della domanda

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