Cassazione Penale, Sentenza n. 48040/2022 del 19/12/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
I ricorrenti impugnavano la sentenza della Corte d'appello di Milano che aveva ritenuto Salvatore Iannì, Domenico Rocco Iannì e Vincenzo Straputicari responsabili di rapina e lesioni nei confronti di Gabriel Adrian Grigoras e Giuseppe Mamone e Salvatore Iannì responsabili, con altri, di falsità nei documenti presentati al P.R.A. (uso di una dichiarazione di vendita con firma falsa). I motivi di ricorso denunciavano, tra l'altro, vizi di motivazione e errata valutazione dell'attendibilità della persona offesa (contraddizioni sul numero degli aggressori; equivocità circa chi avesse effettivamente chiamato le forze dell'ordine), mancata valutazione della richiesta di riapertura dell'istruttoria per acquisire elementi relativi a precedenti truffe (sentenza a carico di terzi Nicolini), erronea qualificazione giuridica dei fatti (exercitio arbitraria) e carenze nella determinazione della pena.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto i ricorsi fondati e ha annullato la sentenza impugnata con rinvio ad altra Sezione della Corte d'appello di Milano. La motivazione principale dell'annullamento è che la Corte territoriale aveva fondato in modo prevalente la condanna sulle dichiarazioni della persona offesa senza fornire una motivazione adeguata e avendo dato rilievo decisivo a un fatto non accertato (l'affermazione che la persona offesa avesse effettivamente "chiamato" le Forze dell'ordine), equiparando illegittimamente una generica invocazione di aiuto alla richiesta formale d'intervento. La Corte di legittimità ha richiamato il principio secondo cui le dichiarazioni della persona offesa possono reggere da sole una condanna solo se la credibilità soggettiva e l'attendibilità intrinseca sono adeguatamente motivate e corroborate: nel caso concreto tale requisito non sussisteva. Per tali ragioni le affermazioni di responsabilità per rapina, lesioni e per i reati connessi alla falsificazione/uso di documenti sono state annullate e il processo è rimesso per nuovo giudizio.
Norme richiamate
Richiamato in relazione all'uso di documenti con firma falsa presentati al P.R.A.; la Corte territoriale aveva ritenuto alcuni imputati responsabili di tale reato ma la Cassazione ha rilevato che la responsabilità era stata accertata prevalentemente sulla base delle dichiarazioni della persona offesa, senza adeguata verifica della consapevolezza della falsità.
Richiamato insieme all'art. 480 in ordine alla partecipazione al reato di falsità/documenti; interpretato come riferimento alla responsabilità di chi materialmente o funzionalmente concorre alla condotta illecita.
Richiamiato in connessione al concorso di persone nel reato (concorso di persone) per le condotte contestate.
art. 603, comma 2, cod. proc. pen.
Norma sulla riapertura dell'istruttoria dibattimentale; i ricorrenti avevano chiesto la riapertura per produrre la sentenza a carico di terzi (Nicolini) ritenuta rilevante, e la Corte d'appello non avrebbe dato adeguata motivazione al rigetto o non avrebbe considerato l'istanza.
Richiamato in relazione all'aumento di pena applicato dal giudice di merito: la Cassazione ha censurato la mancanza di motivazione sulla misura dell'aumento applicato.
Sez. U, n. 41461 del 19/7/2012 (giurisprudenza della Cassazione)
Principio richiamato: le dichiarazioni della persona offesa possono da sole fondare una condanna solo se il giudice dà idonea e penetrante motivazione sulla credibilità soggettiva del dichiarante e sull'attendibilità intrinseca del racconto; il sindacato di legittimità può intervenire quando la motivazione sia manifestamente contraddittoria, congetturale o priva di plausibilità.
Massime di principio
- Le dichiarazioni della persona offesa possono reggere una condanna da sole, ma il giudice deve fornire una motivazione rigorosa sulla credibilità soggettiva e sull'attendibilità intrinseca del racconto; in assenza di ciò la decisione è annullabile.
- Una generica invocazione di aiuto non equivale automaticamente a una formale richiesta di intervento delle Forze dell'ordine: il giudice non può sostituire l'accertamento probatorio con mera congettura.
- Quando la condanna si fonda prevalentemente su un unico elemento dichiarativo (es. la persona offesa), il giudice dovrebbe ricercare e valorizzare riscontri oggettivi o valutare la riapertura dell'istruttoria per acquisire elementi rilevanti (es. pronunce a carico di terzi che incidono sul contesto).
- Contraddizioni apparenti nelle dichiarazioni della persona offesa necessitano di approfondimento motivato; il mero richiamo a valutazioni generiche di credibilità non è sufficiente.
- L'omessa o carente motivazione circa la quantificazione della pena o l'applicazione di aumenti ex art. 81 cod. pen. costituisce vizio rilevante e impone al giudice di dettagliare le ragioni della sua scelta.
- Nel dubbio fondato sull'attendibilità della prova dichiarativa prevale il principio in dubio pro reo: l'incertezza grave sulla ricostruzione probatoria può comportare l'annullamento con rinvio per nuovo esame.
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