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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 31570/2026 del 19/08/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (imputato)

La controversia

L'imputato era stato ritenuto colpevole dal G.U.P. per tentata estorsione, qualificata anche come fatto di lieve entità alla luce della sentenza della Corte costituzionale n. 120 del 2023, e per porto abusivo di coltello. Il Pubblico ministero ha proposto ricorso per cassazione, dopo aver premesso che vi era un contrasto giurisprudenziale sulla appellabilità, da parte del P.M., delle sentenze di condanna emesse in abbreviato quando venga esclusa un'aggravante a effetto speciale o, come nella specie, venga riconosciuta un'attenuante speciale incidente sulla pena. I motivi erano tre: 1) erronea applicazione dell'art. 629 c.p. e della disciplina del fatto di lieve entità, perché il giudice avrebbe sottovalutato la gravità della condotta, non considerando che l'agente non aveva desistito spontaneamente, aveva minacciato tre persone, aveva usato un coltello ed era gravato da precedenti; 2) erronea applicazione della sentenza costituzionale n. 120 del 2023 e motivazione apparente sulla qualificazione del fatto di estorsione come lieve entità, poiché la valvola di sicurezza sarebbe stata utilizzata in modo ingiustificato, nonostante l'estrema gravità della minaccia e il valore economico del bene richiesto (euro 60,00); 3) violazione di legge e omessa motivazione sul giudizio di equivalenza tra attenuante e aggravanti, ritenuto apodittico e non adeguatamente giustificato alla luce dei precedenti penali e dell'uso dell'arma.

La decisione

La Corte ha ritenuto preliminarmente che, nel giudizio abbreviato, il Pubblico ministero non possa proporre appello contro la sentenza di condanna salvo che essa modifichi il titolo di reato; ha quindi affermato che il riconoscimento del fatto di lieve entità non modifica il titolo ma incide solo sulla gravità del fatto e sulla pena, sicché l'appello sarebbe stato inammissibile e il ricorso per cassazione era il mezzo legittimo. Nel merito ha ritenuto infondati i primi due motivi, perché le censure miravano a una rivalutazione del materiale probatorio e della gravità concreta del fatto, attività riservata al giudice di merito e non sindacabile se non nei limiti dei vizi motivazionali tassativi. Ha inoltre ritenuto manifestamente infondato il terzo motivo, osservando che il giudizio di bilanciamento tra aggravanti e attenuanti è apprezzamento discrezionale del giudice di merito, sindacabile solo per motivazione congrua e non arbitraria; nel caso concreto la motivazione sull'equivalenza, ancorata all'effettiva gravità della condotta, era sufficiente. Il ricorso è stato pertanto rigettato.

Norme richiamate

  • art. 443, comma 3, c.p.p.

    il pubblico ministero non può proporre appello contro le sentenze di condanna, salvo che si tratti di sentenza che modifica il titolo di reato

    Nel giudizio abbreviato il P.M. non ha appellabilità contro la condanna se la decisione incide solo sulla gravità del fatto o sulle circostanze, e non quando modifica il titolo di reato.

  • art. 629 c.p.

    La disciplina dell'estorsione è stata considerata alla luce della diminuzione di pena per il fatto di lieve entità introdotta dalla sentenza della Corte costituzionale n. 120 del 2023.

  • art. 606, comma 1, lett. e), c.p.p.

    In cassazione sono deducibili soltanto i vizi tassativi di motivazione; sono inammissibili le censure che mirano a una diversa valutazione del fatto o del materiale probatorio.

  • art. 606, comma 3, c.p.p.

    Sono qualificati come motivi diversi da quelli consentiti i rilievi che investono la valutazione di merito delle prove e della gravità del fatto.

  • art. 133 c.p.

    Il giudizio di bilanciamento tra aggravanti e attenuanti può essere motivato anche richiamando alcuni soltanto dei parametri di commisurazione della pena.

  • art. 629 c.p. in relazione alla sentenza Corte cost. n. 120 del 2023

    L'attenuante del fatto di lieve entità ricorre quando la natura, la specie, i mezzi, le modalità o le circostanze dell'azione, ovvero la particolare tenuità del danno o del pericolo, rendano il fatto complessivamente meno grave.

Massime di principio

  • Nel giudizio abbreviato il Pubblico ministero non può proporre appello contro la sentenza di condanna se la decisione non modifica il titolo di reato, anche quando riconosca un'attenuante o una circostanza che incide sensibilmente sulla pena.
  • Il riconoscimento del fatto di lieve entità non può essere sindacato in cassazione mediante una nuova lettura del compendio probatorio: quando la motivazione dia conto, in modo non manifestamente illogico, degli elementi rilevanti, la censura è inammissibile perché investe il merito.
  • Le doglianze che contestano la 'persuasività' o l'adeguatezza della motivazione, senza denunciare un vizio motivazionale tassativo, non sono deducibili nel giudizio di legittimità.
  • Il giudizio di comparazione tra aggravanti e attenuanti è espressione di discrezionalità del giudice di merito; in cassazione è censurabile solo se manchi una motivazione congrua o emerga un ragionamento arbitrario o manifestamente illogico.
  • Per giustificare l'equivalenza tra circostanze opposte non è necessaria un'analitica disamina di tutti i parametri di cui all'art. 133 c.p.; è sufficiente una motivazione che colleghi la soluzione alla complessiva gravità del fatto e all'adeguatezza della pena irrogata.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniEstorsione
RamiProcesso penaleDelitti contro il patrimonio

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