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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 31557/2026 del 19/08/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (autorità richiedente)

La controversia

La Corte di appello di Genova ha ritenuto sussistenti le condizioni per dare esecuzione a un mandato di arresto europeo emesso dall'autorità giudiziaria romena per l'esecuzione di una sentenza definitiva di condanna a sei anni e sei mesi di reclusione per riciclaggio, accesso abusivo a sistema informatico ed esecuzione di operazioni finanziarie fraudolente in concorso. Il ricorrente ha impugnato la decisione deducendo un unico motivo di violazione di legge, sostenendo che la Corte territoriale avrebbe omesso di valutare i presupposti per il rifiuto facoltativo della consegna ai sensi dell'art. 18-bis, comma 2-bis, L. n. 69/2005. In particolare, ha allegato elementi di radicamento in Italia: residenza dal 2020, residenza della moglie in Italia dal 2023 e iscrizione della figlia a scuola italiana per il biennio 2026/2027. Secondo la difesa, tali elementi avrebbero dovuto condurre a ritenere più opportuno l'esecuzione della pena in Italia e dunque a negare la consegna. La Cassazione ha ritenuto il motivo manifestamente infondato e aspecifico, osservando che la Corte di appello aveva già esaminato i parametri rilevanti e motivato in modo congruo sul difetto del requisito della residenza o dimora continuativa per almeno cinque anni, sulla mancanza di un alloggio proprio, sull'attività lavorativa svolta per una società austriaca, sull'assenza di prova del pagamento di oneri fiscali e contributivi, sulla mancata conoscenza della lingua italiana e sul fatto che la famiglia risultava ancora in Romania; inoltre, il documento relativo alla residenza della moglie era stato prodotto solo in cassazione e la scuola della figlia non bastava a dimostrare il radicamento richiesto.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso perché manifestamente infondato e aspecifico. Ha ritenuto che la Corte di appello avesse correttamente applicato l'art. 18-bis L. n. 69/2005 e che le censure difensive si risolvessero nella mera riproposizione di questioni già esaminate, senza confutare specificamente la motivazione. Conseguentemente ha disposto la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 18-bis L. 22 aprile 2005, n. 69

    legittimamente ed effettivamente risieda o dimori in via continuativa da almeno cinque anni sul territorio italiano

    La Corte lo qualifica come causa di rifiuto facoltativo della consegna nel caso di MAE esecutivo, subordinata alla verifica del radicamento effettivo e continuativo di almeno cinque anni e alla possibilità di esecuzione della pena in Italia conformemente al diritto interno, con valutazione dei parametri indicati dal comma 2-bis.

  • art. 18-bis, comma 2-bis, L. 22 aprile 2005, n. 69

    ...l'esecuzione della pena o della misura di sicurezza sul territorio sia in concreto idonea ad accrescerne le opportunità di reinserimento sociale, tenendo conto della durata, della natura e delle modalità della residenza o della dimora, del tempo intercorso tra la commissione del reato... e l'inizio del periodo di residenza o di dimora, della commissione di reati e del regolare adempimento degli obblighi contributivi e fiscali... dei legami familiari, linguistici, culturali, sociali, economici o di altra natura... e di ogni altro elemento rilevante

    La disposizione impone una valutazione concreta e complessiva del radicamento del soggetto in Italia e dell'effettiva utilità dell'esecuzione interna ai fini del reinserimento sociale; la mera residenza anagrafica o singoli indici isolati non sono di per sé sufficienti.

  • art. 616 c.p.p.

    La declaratoria di inammissibilità del ricorso comporta la condanna al pagamento delle spese processuali e di una somma equitativamente determinata in favore della Cassa delle ammende, salvo che non emerga assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.

  • Corte Cost. sent. n. 186 del 13.6.2000

    È richiamata per il principio secondo cui la condanna alla somma in favore della Cassa delle ammende presuppone che non vi sia ragione di ritenere che il ricorso sia stato proposto senza colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.

Massime di principio

  • Nel procedimento relativo al mandato di arresto europeo esecutivo, il rifiuto facoltativo della consegna per radicamento in Italia richiede la prova di una residenza o dimora continuativa ed effettiva da almeno cinque anni, non essendo sufficiente la mera residenza anagrafica.
  • La valutazione del radicamento deve essere concreta e complessiva: possono rilevare attività lavorativa, disponibilità di un alloggio, conoscenza della lingua, adempimenti fiscali e contributivi, legami familiari e sociali; tuttavia tali elementi devono essere provati in modo specifico e coerente.
  • Documenti prodotti solo in cassazione, o comunque non tempestivamente introdotti e non spiegati in modo plausibile, non sono idonei a scardinare una motivazione di merito già puntuale e completa.
  • Il ricorso per cassazione è inammissibile quando si limita a riproporre doglianze già valutate dai giudici di merito senza confrontarsi in modo specifico con le argomentazioni decisive della decisione impugnata.
  • Ai fini della causa facoltativa di rifiuto ex art. 18-bis L. n. 69/2005, il giudice deve verificare anche se l'esecuzione della pena in Italia sia concretamente idonea ad accrescere le opportunità di reinserimento sociale del consegnando.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioni
RamiProcesso penale
IstitutiInutilizzabilità della prova

Testo integrale

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