Cassazione Penale, Sentenza n. 35131/2022 del 21/09/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugna la sentenza della Corte di Appello che lo aveva condannato per rapina aggravata e usurpazione di funzione pubblica, deducendo un unico motivo: la errata qualificazione giuridica del fatto. Sosteneva che il fatto dovesse essere riconosciuto come truffa aggravata (cd. truffa "vessatoria", art. 640, comma 2, n.2 c.p.) e non come rapina (art. 628 c.p.), perché la vittima si sarebbe determinata per errore indotto e timore immaginario, non per una coartazione della volontà riconducibile a una minaccia reale o all'esercizio di un imperio.
La decisione
Il ricorso è stato rigettato. La Corte di Cassazione ha ritenuto provata la condotta dei due imputati che, spacciandosi per appartenenti alla Guardia di Finanza, esibivano tesserini falsi, affermavano l'esistenza di indagini, dichiaravano che la figlia della vittima era stata prelevata e condotta negli uffici e procedevano a una finta perquisizione, trattenendo una banconota da 500 euro e il cellulare. La Suprema Corte ha applicato il principio secondo cui la differenza tra rapina mediante minaccia e truffa aggravata per ingenerato timore sta nel modo in cui viene prospettato il male: nella rapina il male è prospettato come certo e riconducibile all'agente o a suoi collegati, così comprimendo la libertà di autodeterminazione della vittima; nella truffa aggravata il danno è prospettato come eventuale e non proveniente dall'agente, inducendo un errore. Nel caso in esame la condotta degli imputati ha esercitato una coartazione autoritativa (falsa funzione pubblica, evocazione di conseguenze per la figlia) finalizzata allo spossessamento, sicché la fattispecie va qualificata come rapina. Conseguentemente il ricorso è infondato e rigettato, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
art. 606, comma 1, lett. b) c.p.p.
Articolo evocato in relazione ai motivi di ricorso per cassazione; riguarda i motivi di impugnazione che possono essere dedotti in Cassazione.
truffa aggravata (cd. truffa vessatoria)
Norma richiamata dal ricorrente come corretta qualificazione del fatto: punisce la truffa aggravata quando il prezzo o il patrimonio vengono ottenuti inducendo la vittima in errore e prospettando un timore, ma la giurisprudenza distingue questa ipotesi dalla rapina quando il timore non è riconducibile all'azione diretta o indiretta dell'agente.
Norma applicata dalla Corte: la sottrazione di beni con minaccia o violenza integra rapina quando il male prospettato è posto come certo e riconducibile all'agente o ai suoi collegati, comprimendo la libertà di autodeterminazione della vittima.
Cass. Sez. 2, Sent. n. 22756 del 03/07/2020 (De Angelis)
Giurisprudenza di legittimità richiamata per il principio differenziale tra rapina mediante minaccia e truffa aggravata per ingenerato timore: la distinzione è nel modo in cui viene prospettato il danno (certo e riconducibile all'agente vs eventuale e non riconducibile all'agente).
Cass. Sez. 2, Sent. n. 948 del 16/12/2009 (Orefice)
Decisione che afferma che la finta presentazione come operatore di polizia e la simulata perquisizione domiciliare possono integrare la minaccia costitutiva di rapina poiché comprimono la libertà psichica della vittima.
Cass. Sez. 2, Sent. n. 20216 del 06/05/2016 (Rezaei)
Ulteriore conferma giurisprudenziale che la condotta di falsa autorità e finta perquisizione può integrare la minaccia idonea a configurare la rapina.
Massime di principio
- Distinzione chiave: rapina mediante minaccia quando il male è prospettato come certo e riconducibile all'agente o ai suoi associati, così comprimendo la libertà di autodeterminazione della vittima; truffa aggravata per ingenerato timore quando il danno è prospettato come possibile/eventuale e la vittima agisce per errore.
- La falsa attribuzione di funzione pubblica e la simulazione di atti ufficiali (es. perquisizione) possono costituire una forma di coartazione autoritativa che integra la minaccia e quindi la rapina, soprattutto se l'azione mira esplicitamente a piegare la volontà della vittima per impadronirsi dei beni.
- La presenza di un'affermazione che la persona cara (es. figlia) sia stata prelevata o sia in pericolo aumenta la pregnanza della costrizione psicologica e favorisce la qualificazione come rapina piuttosto che come truffa.
- Per configurare la truffa aggravata per ingenerato timore occorre dimostrare che la vittima è stata indotta in errore circa la realtà fattuale e che la disposizione patrimoniale è il frutto di quell'errore, non di una compressione autoritativa della volontà.
- In casi analoghi valutare attentamente la modalità di acquisizione del bene (consegna volontaria per errore vs sottrazione sotto minaccia/finta autorità) e gli elementi fattuali che dimostrano l'esercizio di imperio o la prospettazione di un male certo.
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