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Cassazione Civile, Ordinanza n. 12671/2024 del 09/05/2024

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO PARZIALE

Favorevole al ricorrente (pubblica amministrazione)

La controversia

Un professionista aveva convenuto il Comune chiedendo la condanna al pagamento di una somma a titolo di sorte capitale per prestazioni professionali rese in favore dell'ente, oltre al maggior danno per il ritardo successivo alla pronuncia del lodo arbitrale che aveva definito il compenso. Il Comune aveva eccepito l'incompetenza del giudice ordinario, sostenendo che la controversia dovesse essere devoluta agli arbitri in forza della clausola compromissoria contenuta nella convenzione professionale. Il Tribunale aveva accolto la domanda riconoscendo interessi legali e maggior danno; la Corte d'appello aveva dichiarato inammissibile il motivo di appello sulla competenza per difetto di specificità e, comunque, aveva ritenuto competente il giudice ordinario, oltre a confermare la condanna agli interessi legali e al maggior danno. Con il ricorso per cassazione il Comune ha dedotto: 1) violazione delle norme sull'arbitrato e sulla competenza, assumendo che la clausola compromissoria coprisse tutte le controversie derivanti dal rapporto professionale; 2) ultrapetizione, perché la Corte d'appello avrebbe riconosciuto gli interessi legali pur in assenza di una domanda specifica dell'attore, che avrebbe chiesto solo rivalutazione e maggior danno; 3) violazione delle norme sugli interessi e sul risarcimento del ritardo, motivo poi assorbito.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il primo motivo, ritenendo inammissibile la censura perché non investiva la autonoma ratio della declaratoria di inammissibilità dell'appello per difetto di specificità; in ogni caso ha ritenuto infondata la doglianza sulla competenza, perché la clausola arbitrale riguardava eventuali contestazioni sul rapporto professionale, non la successiva controversia sull'adempimento di quanto dovuto in esito al lodo. Ha invece accolto il secondo motivo, affermando che il riconoscimento degli interessi legali integrava ultrapetizione, poiché gli interessi sulle obbligazioni pecuniarie non possono essere attribuiti d'ufficio ma richiedono domanda espressa. Ha dichiarato assorbito il terzo motivo. La sentenza impugnata è stata quindi cassata limitatamente al motivo accolto, con rinvio alla Corte d'appello di Potenza in diversa composizione anche per le spese.

Norme richiamate

  • art. 806 c.c.

    Richiamato dal ricorrente in relazione alla devoluzione ad arbitri delle controversie, ma la Corte esclude che la lite rientrasse nell'ambito della clausola compromissoria perché avente ad oggetto l'adempimento successivo al lodo.

  • art. 808 c.p.c.

    Richiamato a sostegno dell'esistenza e dell'estensione della clausola compromissoria; la Corte ne limita l'ambito alle controversie sul rapporto professionale originario.

  • art. 360, comma 1, n. 3 c.p.c.

    Utilizzato come parametro dei motivi di ricorso relativi alla violazione di legge.

  • art. 112 c.p.c.

    La Corte lo applica per affermare il divieto di ultrapetizione: il giudice non può attribuire interessi non specificamente domandati.

  • art. 342 c.p.c.

    Richiamato nel ragionamento sull'onere di specificità dei motivi di appello; la parte soccombente doveva censurare la declaratoria di inammissibilità dell'appello.

  • art. 99 c.p.c.

    Insieme all'art. 112 c.p.c. fonda il principio per cui gli interessi su obbligazioni pecuniarie richiedono una domanda espressa della parte.

  • art. 9 L. 143/1949

    Evocato per la spettanza degli interessi legali sulle somme dovute per prestazioni professionali.

  • art. 1224 c.c.

    Richiamato in tema di maggior danno da ritardo nell'adempimento di obbligazioni pecuniarie.

  • art. 1282 c.c.

    Richiamato dal ricorrente nel terzo motivo, poi dichiarato assorbito, in relazione alla decorrenza degli interessi sulle somme liquide ed esigibili.

Massime di principio

  • Quando la sentenza d'appello contiene una declaratoria autonoma di inammissibilità del motivo per difetto di specificità, la parte che ricorra per cassazione deve censurare anche tale ratio decisoria; in difetto, il ricorso è inammissibile sul punto o comunque privo di interesse a contestare le ulteriori statuizioni di merito.
  • La clausola compromissoria va interpretata secondo il suo oggetto: se riguarda le controversie sul rapporto contrattuale originario, non si estende automaticamente alle successive controversie relative all'adempimento di un'obbligazione già determinata da un lodo o da altro titolo definitorio del rapporto.
  • In tema di obbligazioni pecuniarie, gli interessi non sono attribuibili d'ufficio solo perché accessori alla sorte capitale: corrispettivi, compensativi o moratori, richiedono una domanda espressa, altrimenti la pronuncia che li riconosca viola il principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato.
  • Il vizio di ultrapetizione ricorre quando il giudice attribuisce una voce di condanna diversa o ulteriore rispetto a quella domandata, anche se astrattamente collegata alla stessa obbligazione pecuniaria.
  • Nel giudizio di legittimità, il vizio processuale che consente l'esame diretto degli atti non sana l'omessa proposizione di una domanda: l'ampiezza del controllo è funzionale solo alla verifica della corrispondenza tra domanda ed effetto pronunciato.

Come è indicizzato

MaterieMandatoImpugnazioni
RamiContrattiProcesso civile
SottomaterieAppelloRicorso per cassazione
IstitutiNullitàOnere della prova

Testo integrale

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