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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 16548/2022 del 28/04/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che aveva rigettato la richiesta di sostituzione della misura cautelare della custodia in carcere con gli arresti domiciliari. La difesa ha dedotto manifesta illogicità della motivazione e errata applicazione di legge in relazione alla sussistenza delle esigenze cautelari, sostenendo in particolare: mancanza di elementi per ricondurre le condotte a un unico programma associativo; irrilevanza delle intercettazioni tra terzi e difficoltà di identificazione; efficacia del sequestro dei beni nel prevenire la reiterazione del reato; precedenti sostituzioni della misura cautelare in altri procedimenti rilevanti per la valutazione; decorso del tempo come elemento di attenuazione del pericolo di reiterazione; e richiesta di un esame analitico delle prospettazioni difensive che, secondo la difesa, il Tribunale non avrebbe compiuto.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per genericità e aspecificità, ritenendo infondato l'unico motivo proposto. Ha confermato la correttezza della valutazione del Tribunale di merito circa la sussistenza di gravi indizi e delle esigenze cautelari, sottolineando la coerenza e completezza della motivazione del riesame (ruolo dell'imputato, complessità delle strutture societarie usate, rilevanza del profitto, attività di riciclaggio, contatti con contesti criminali diffusi e precedenti penali). Conseguentemente è stato confermato il rigetto della richiesta di sostituzione della misura cautelare e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000,00 in favore della cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 416 c.p.

    Norma richiamata in relazione all'accusa di associazione per delinquere; utilizzata per delineare la gravità e l'organizzazione del fatto criminoso come elemento per la valutazione della pericolosità cautelare

  • art. 648 c.p.

    Norma richiamata tra le imputazioni provvisorie (reati economico-finanziari) e considerata nel complesso del quadro indiziario rilevante ai fini cautelari

  • art. 648-bis c.p.

    Norma richiamata tra le imputazioni provvisorie; contribuisce, unitamente alle altre imputazioni, alla valutazione della gravità e della continuità delle condotte

  • art. 648-ter c.p.

    Norma richiamata tra le imputazioni provvisorie; rilevante nel quadro complessivo alla base della decisione sulla misura cautelare

  • art. 8, comma 2 e comma 5, d.lgs. n. 74/2000

    Richiamato per le contestazioni in materia tributaria (evasione IVA/accise); incidono sulla valutazione del danno e della gravità delle condotte economiche contestate

  • art. 581, lett. c) c.p.p.

    Richiamato come principio processuale: il ricorso per cassazione deve rispettare i requisiti di specificità per consentire l'individuazione delle questioni dedotte; la genericità/aspecificità comporta inammissibilità

  • art. 273 c.p.p.

    Norma richiamata in relazione ai "gravi indizi di colpevolezza"; la Corte afferma che l'insussistenza di tali indizi è sindacabile in Cassazione solo in presenza di violazioni di legge o manifesta illogicità della motivazione

Massime di principio

  • Il ricorso per cassazione in materia cautelare deve essere specifico e puntuale: censure generiche o multipuntuali prive di diretta correlazione con il provvedimento impugnato rischiano di essere dichiarate inammissibili.
  • La Corte di legittimità non rivede i fatti né sostituisce la valutazione del merito: può censurare la motivazione solo per violazione di legge o manifesta illogicità risultante dal testo del provvedimento impugnato.
  • Per la conferma di misure cautelari personali (es. custodia in carcere) il giudice può fondarsi su un quadro complessivo di indizi che includa struttura organizzativa, modalità operative, profitto rilevante, attività di riciclaggio e precedenti: questi elementi possono giustificare la sussistenza del pericolo di reiterazione.
  • Il sequestro di beni (misura reale) non è automaticamente idoneo a neutralizzare il pericolo personale di reiterazione: il giudice distingue la finalità e l'efficacia delle misure reali rispetto alle esigenze cautelari personali.
  • Intercettazioni anche tra terzi possono avere rilevanza se, nel contesto probatorio, consentono di individuare ruoli e affidabilità dell'indagato; la difesa deve proporre argomentazioni specifiche sull'erronea identificazione o sulla inutilizzabilità delle intercettazioni.
  • La mera decorrenza del tempo non è di per sé sufficiente a escludere il pericolo di reiterazione: occorre dimostrare in concreto la perdita di attualità delle esigenze cautelari.
  • Le misure alternative (es. arresti domiciliari) possono risultare inadeguate quando vi siano esigenze concrete di controllo difficile (es. uso di strumenti di comunicazione/tecnologie che rendono inefficace la custodia domiciliare).
  • In sede di impugnazione cautelare è strategico contestare puntualmente la motivazione del giudice di merito con riferimenti specifici agli atti e alla prova, evitando censure generiche volte solo a una riconsiderazione in merito.

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