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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 17476/2022 del 04/05/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente ha dedotto che la condotta contestata (esercizio abusivo dell'attività di parcheggiatore, 2 aprile 2018) era già sanzionata in via amministrativa dall'art. 7, comma 15-bis, del codice della strada e che, perciò, si doveva applicare il principio di specialità previsto dall'art. 9 della legge 24 novembre 1981, n. 689; conseguentemente l'art. 650 c.p. non sarebbe applicabile poiché la norma amministrativa è speciale rispetto alla norma penale invocata dal Tribunale di Salerno.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso ritenendolo fondato. Ha ricostruito i presupposti del reato di cui all'art. 650 c.p., sottolineando che esso richiede che l'inosservanza riguardi un ordine specifico impartito a soggetto determinato in circostanze non già previste da una norma che preveda una sanzione autonoma. Nel caso concreto l'ordine del Questore si riferiva a una condotta espressamente contemplata dall'art. 7, comma 15-bis, del codice della strada, per cui ha operato il principio di specialità dell'art. 9 l. 689/1981. Di conseguenza la condotta integra un illecito amministrativo e non il reato previsto dall'art. 650 c.p. La sentenza impugnata è stata annullata senza rinvio perché il fatto non sussiste.

Norme richiamate

  • art. 650 cod. pen.

    La norma sanziona l'inosservanza degli ordini dell'autorità quando l'ordine sia specifico e riguardi situazioni non già disciplinate da una norma che preveda una sanzione autonoma; non è applicabile se la condotta è già prevista come illecito amministrativo.

  • art. 9 legge 24 novembre 1981, n. 689

    Principio di specialità: la normativa penale non si applica quando la condotta è già disciplinata e sanzionata da norme amministrative speciali, facendo prevalere la sanzione amministrativa.

  • art. 7, comma 15-bis, codice della strada (d.lgs. 30 aprile 1992, n. 285)

    Prevede l'illecito amministrativo relativo all'esercizio abusivo dell'attività di parcheggiatore; la Corte ha ritenuto che questa norma disciplini specificamente la condotta contestata, escludendo l'applicazione dell'art. 650 c.p.

  • art. 23, comma 8, d.l. 28 ottobre 2020, n. 137 (riferimento procedurale alla requisitoria)

    Consente al Pubblico Ministero di presentare requisitoria scritta in determinati procedimenti; nella sentenza è citata la richiesta del Procuratore generale che ha chiesto l'annullamento senza rinvio.

Massime di principio

  • Quando una condotta è specificamente prevista e sanzionata da una norma amministrativa speciale, opera il principio di specialità (art. 9 L. 689/1981) e la fattispecie non è perseguibile penalmente ai sensi dell'art. 650 c.p.
  • Per configurare il reato di cui all'art. 650 c.p. è necessario che l'ordine dell'autorità sia relativo a una situazione non già regolata da una specifica previsione normativa che comporti una sanzione autonoma.
  • In casi analoghi il difensore deve verificare l'esistenza di norme amministrative speciali relative alla condotta contestata e sollevare il vizio di specialità in sede di impugnazione.
  • Se il giudice penale applica una fattispecie penale nonostante esista una previsione amministrativa specifica, la Cassazione può annullare la condanna con formula 'perché il fatto non sussiste'.
  • La presenza di un provvedimento amministrativo (es. ordine del Questore) non è sufficiente di per sé a legittimare la sussistenza del reato da art. 650 c.p. se l'oggetto dell'ordine è già coperto da normativa amministrativa sanzionatoria.
  • Proceduralmente, la conclusione del Pubblico Ministero (requisitoria) può agevolare l'accoglimento del ricorso, ma la decisione si basa sulla corretta interpretazione della specialità normativa.

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