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Cassazione Civile, Ordinanza n. 08441/2023 del 24/03/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (contribuente)

La controversia

A seguito di verifica fiscale nei confronti di una società di fatto, veniva contestata la simulazione del reale rapporto intercorso tra una società conduttrice e la società di fatto, ritenuto in realtà riconducibile a un affitto di ramo d'azienda. Dopo il processo verbale di constatazione e l'avviso di accertamento per gli anni d'imposta 2007 e 2008, i contribuenti impugnavano gli accertamenti. La Commissione tributaria regionale confermava la decisione di primo grado con una motivazione estremamente sintetica, limitandosi a richiamare e condividere la sentenza appellata, senza esporre in modo intellegibile i motivi di appello, il contenuto delle doglianze e l'iter logico seguito. Con il ricorso per cassazione veniva dedotta la violazione dell'art. 36, comma 2, n. 4, d.lgs. n. 546 del 1992, dell'art. 132 c.p.c. e dell'art. 118 disp. att. c.p.c., in relazione all'art. 360, comma 1, n. 4 c.p.c., per difetto del minimo costituzionale di motivazione e per motivazione solo apparente o meramente per relationem.

La decisione

La Corte ha ritenuto fondato il motivo di ricorso. Ha affermato che la motivazione per relationem è ammissibile solo se il giudice di appello compie un autonomo esame critico dei motivi di impugnazione e richiama in modo comprensibile i contenuti degli atti e della decisione richiamata. Nel caso concreto la sentenza della CTR non rendeva comprensibili né l'oggetto del giudizio né i motivi dell'appello né le ragioni della conferma della decisione di primo grado. Perciò la sentenza è stata cassata con rinvio alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado della Liguria, in diversa composizione, anche per le spese di legittimità.

Norme richiamate

  • art. 36, comma 2, n. 4, d.lgs. n. 546 del 1992

    impone un contenuto motivazionale sufficiente della sentenza tributaria, non soddisfatto da una motivazione meramente apparente o solo adesiva.

  • art. 132 c.p.c.

    richiede l'indicazione concisa dei motivi in fatto e in diritto della decisione; la sentenza deve rendere comprensibile il percorso decisorio.

  • art. 118 disp. att. c.p.c.

    la motivazione deve essere tale da consentire la comprensione delle ragioni della decisione, anche quando sia sintetica o per relationem.

  • art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4

    consente di denunciare in cassazione la nullità della sentenza per mancanza o apparenza della motivazione.

  • art. 111, comma 6, Cost.

    il minimo costituzionale della motivazione è rispettato solo se la decisione consente di ricostruire la ratio decidendi effettiva.

  • art. 370, comma 1, c.p.c.

    richiamato quanto alla costituzione dell'Agenzia delle Entrate al solo fine della partecipazione all'udienza.

Massime di principio

  • La motivazione per relationem della sentenza di appello è legittima solo se il giudice mostra di aver compiuto un autonomo vaglio critico dei motivi di gravame e indica in modo comprensibile i contenuti degli atti richiamati.
  • Una sentenza è nulla quando la motivazione non consente di comprendere l'oggetto della controversia, i motivi dell'impugnazione e le ragioni della decisione, risolvendosi in adesione acritica al provvedimento di primo grado.
  • Nel giudizio tributario il requisito motivazionale della sentenza non è soddisfatto da formule generiche di condivisione della decisione appellata, se manca la ricostruzione del percorso logico-giuridico seguito dal giudice d'appello.

Come è indicizzato

MaterieContenzioso tributarioImpugnazioni
RamiTributiProcesso civile
SottomaterieAppelloRicorso per cassazione
IstitutiOnere della provaGiudicato

Testo integrale

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