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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 02042/2026 del 19/01/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione articolato in tre motivi: 1) contestazione della responsabilità per concorso in rapina (artt. 110 e 628 c.p.), sostenendo che l'assoluzione definitiva di Alfredo Capone, presunto esecutore materiale, rende erronea e incerta l'identificazione dell'autore e viola il principio del ragionevole dubbio; 2) mancato accertamento di un consapevole contributo della ricorrente alla rapina, cioè assenza del dolo concorsuale concreto; 3) vizio di motivazione riguardo all'applicazione dell'aggravante del travisamento (art. 59 e 628, comma 3, n. 1 c.p.), poiché il presunto travisamento sarebbe costituito solo dall'uso di felpa con cappuccio abituale e l'aggravante non sarebbe adeguatamente attribuita alla ricorrente.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché i motivi erano manifestamente infondati, generici e non consentiti. La Corte di appello era già intervenuta con motivazione coerente e non contraddittoria: ha ritenuto provata la partecipazione di Pisanti sulla base di elementi concreti (attesa davanti al supermercato al volante con cappuccio, descrizione dell'autore materiale con volto coperto, ingresso precipitoso in auto e immediata fuga, manovre pericolose e tentativi di eludere l'inseguimento, rinvenimento sulla ricorrente di una somma corrispondente a quella sottratta, rifiuto di fornire le generalità del passeggero e versione implausibile; accertamenti biologici non hanno identificato con certezza il passeggero e quindi l'assoluzione di Capone non è decisiva). La Cassazione ha inoltre ritenuto il terzo motivo inammissibile perché la questione del travisamento non era stata dedotta in appello e pertanto la catena devolutiva si è interrotta. Conseguentemente il ricorso è stato dichiarato inammissibile; la ricorrente è stata condannata alle spese processuali e a una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende, da liquidarsi equitativamente.

Norme richiamate

  • art. 110 cod. pen.

    Disciplina la partecipazione al reato (concorso di persone); la sentenza ha ritenuto che gli atti e i comportamenti della ricorrente integrassero un contributo cosciente al reato commesso da un'altra persona.

  • art. 628 cod. pen.

    Regola il reato di rapina; applicato per contestare a Pisanti il concorso nella rapina consumata nel supermercato.

  • art. 59 cod. pen.

    Tratta delle circostanze aggravanti; la Corte ha ritenuto che l'aggravante del travisamento fosse riferibile ai fatti (autore con volto coperto) ma ha dichiarato il motivo inerente all'aggravante inammissibile per mancanza di deduzione in appello.

  • art. 606, comma 1, lett. e) cod. proc. pen.

    Limita l'esame della Cassazione ai vizi di motivazione quali mancanza, manifesta illogicità o contraddittorietà; la Corte ha ritenuto che i motivi della ricorrente fossero mera rivalutazione del materiale probatorio, non integranti tali vizi.

  • art. 606, comma 3 cod. proc. pen.

    Stabilisce i limiti delle questioni deducibili in Cassazione rispetto a quanto proposto in appello; la Corte ha richiamato la preclusione per il terzo motivo non prospettato in appello.

  • art. 609, comma 2 cod. proc. pen.

    Collegato alle regole di devoluzione e deduzione dei motivi in cassazione; usato dalla Corte per spiegare la necessità che le questioni siano state investite in appello.

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Norma relativa al riassunto dei motivi di impugnazione in cassazione; la Corte ha riportato i motivi nei termini previsti dalla disciplina procedurale.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma che dispone le conseguenze economiche per il ricorrente in caso di inammissibilità o rigetto del ricorso; la Corte ha condannato la ricorrente al pagamento delle spese e a una somma alla Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • La Cassazione non è sede per una rivalutazione globale e alternativa del materiale probatorio: i motivi che si limitano a chiedere diversa valutazione dei fatti sono, di regola, inammissibili.
  • L'assoluzione di un coimputato non annulla automaticamente la responsabilità di un altro: se permangono concreti indizi di concorso (comportamenti prima e dopo il reato, possesso di proventi, rifiuto di collaborare), la condanna può essere confermata.
  • Per contestare in Cassazione l'applicazione di un'aggravante è necessario che la questione sia stata previamente sollevata in grado d'appello; questioni non dedotte in appello sono inammissibili salvo rilevabilità d'ufficio.
  • La manifesta illogicità o la contraddittorietà della motivazione sono i soli vizi di fatto pienamente sindacabili in Cassazione: l'ipotesi alternativa di fatto, per essere esaminata, deve essere inconfutabile e non mera ricostruzione alternativa.
  • Comportamenti collaterali come attesa in auto in prossimità del luogo del reato, fuga immediata, manovre pericolose, possesso di somme compatibili con il provento del reato e rifiuto di indicare il complice costituiscono elementi sintomatici di concorso che la giurisprudenza ritiene idonei a fondare la responsabilità.
  • L'inammissibilità del ricorso comporta l'obbligo di rifondere le spese processuali e può comportare una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.

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