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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 32090/2024 del 06/08/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

I ricorrenti impugnano il decreto della Corte d'Appello di Roma del 23/10/2023 emesso in sede di rinvio nella procedura di prevenzione a carico di Vincenzo Zangrillo. Le censure principali riguardano: difetto assoluto di motivazione sul giudizio di pericolosita sociale di Zangrillo; errata o incompleta delimitazione temporale della pericolosita sociale; mancata o insufficiente valutazione della sproporzione tra redditi leciti e incremento patrimoniale (art.24 d.lgs. 159/2011); carenze istruttorie e omissione di valutazione di documentazione probatoria prodotta dai terzi per dimostrare la liceità degli acquisti; contraddizioni e omissioni nella determinazione dei beni da confiscare o da restituire (anche con riferimento al decreto integrativo del 13/03/2018). I ricorrenti denunciano inoltre violazione del vincolo del giudice del rinvio rispetto alle pronunce precedenti della Cassazione e la possibilità di una illegittima reformatio in peius.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto i ricorsi fondati e ha annullato con rinvio il decreto impugnato. Motivo: la Corte territoriale non ha rispettato il vincolo derivante dalla pronuncia rescindente e non ha adempiuto al dovere valutativo e argomentativo richiesto, omettendo di riesaminare compiutamente il giudizio di pericolosita sociale di Vincenzo Zangrillo, la perimetrazione temporale di tale pericolosita e la sproporzione tra redditi leciti e beni posseduti, questioni che la Cassazione aveva indicato come assorbite e che dovevano essere valutate nel nuovo giudizio. La Suprema Corte ha inoltre dichiarato assorbite, in questa fase, alcune doglianze concernenti la confiscabilita di singoli cespiti, rinviando all'esito del nuovo esame la valutazione su quei punti. Il procedimento è rinviato alla Corte d'Appello di Roma in diversa composizione per nuovo giudizio conforme ai principi indicati.

Norme richiamate

  • d.lgs. 6 settembre 2011 n. 159, art. 1, comma 1, lett. b)

    Definisce il profilo della pericolosita sociale rilevante ai fini delle misure di prevenzione; la Corte richiede che il giudice del rinvio motivi adeguatamente la sussistenza di tale pericolosita

  • d.lgs. 6 settembre 2011 n. 159, art. 24

    Regola la confisca per sproporzione e la necessita di valutare il nesso tra profitti illeciti e beni; la Corte ha evidenziato l'obbligo di motivare la congruita e la proporzionalita del sequestro/confisca

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Prescrive limiti alla sintesi dei motivi nelle comunicazioni alla Corte di legittimita; citato in relazione ai limiti di esposizione dei motivi di ricorso in cassazione

  • d.lgs. 6 settembre 2011 n. 159, art. 10, comma 2

    Stabilisce che il ricorso per Cassazione nei procedimenti di prevenzione è ammesso per violazione di legge; la Corte precisa però che rientra ampiamente nei motivi denunciabili anche la motivazione inesistente o meramente apparente

  • legge 27 dicembre 1956, n. 1423, art. 4, penultimo comma

    Richiamata come fonte che limita il sindacato in Cassazione nei procedimenti di prevenzione, ma compatibile con la denuncia della carenza motivazionale

  • art. 606 cod. proc. pen., lett. c)

    Consente di dedurre in cassazione la motivazione inesistente o meramente apparente, usata dalla Corte per giustificare il controllo sulla motivazione nel procedimento di prevenzione

  • art. 7 d.lgs. 159/2011

    Imposta l'obbligo di provvedere con atto motivato; la Corte richiede che tale motivazione soddisfi i requisiti minimi di coerenza, completezza e logicita

  • art. 125 cod. proc. pen.

    Richiamato nella censura relativa a vizi procedurali nell'adozione del provvedimento impugnato; in questo contesto la Corte valuta la correttezza formale e sostanziale dell'istruttoria

  • Sentenza Corte Costituzionale n. 24/2019

    Ha ridisegnato i criteri per la valutazione della pericolosita sociale e della confisca per sproporzione; la Cassazione richiama la necessita che il giudice di merito applichi i principi costituzionali della congruita tra profitti illeciti e beni confiscati

Massime di principio

  • Quando la Cassazione annulla con rinvio per difetti motivazionali relativi a beni confiscati, il giudice del rinvio deve riesaminare non solo il punto specifico indicato ma anche le questioni logicamente connesse e quelle dichiarate 'assorbite' dalla pronuncia rescindente
  • Il giudice del rinvio non puo limitarsi a richiamare precedenti provvedimenti ormai annullati: deve fornire nuova motivazione completa e specifica su pericolosita sociale, perimetrazione temporale e sproporzione tra redditi e patrimoni
  • Nel procedimento di prevenzione il ricorso per Cassazione è formalmente limitato a violazioni di legge, ma la Corte ammette il sindacato quando la motivazione è inesistente o meramente apparente, essendo necessario garantire la comprensibilita e la logicita del ragionamento giudiziale
  • La valutazione della confisca per sproporzione richiede un esame concreto e documentato dei profitti illeciti accertati e della congruita tra tali profitti e il valore dei beni: non è sufficiente un richiamo generico alla perizia o ad elementi raccolti
  • Questioni relative alla confiscabilita di singoli cespiti possono essere dichiarate assorbite se l'annullamento investe i presupposti generali della misura; in tal caso il giudice del rinvio deve prima risolvere i profili generali prima di riesaminare le singole posizioni
  • Il giudice deve evitare reformatio in peius non motivata: ogni cambiamento peggiorativo a carico dei terzi o del proposto richiede adeguata istruttoria e possibilita di difesa

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