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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 31953/2024 del 06/08/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava l'ordinanza del Tribunale di Roma che aveva rigettato il riesame contro la misura di custodia cautelare in carcere disposta dal GIP del Tribunale di Civitavecchia (17/08/2023). Le censure erano due: 1) violazione di legge e vizio di motivazione sulla competenza territoriale, sostenendo che i fatti contestati (detenzione e cessione di stupefacente) si sarebbero svolti nel circondario di Roma e quindi la competenza non sarebbe di Civitavecchia; 2) vizio di motivazione e violazione di legge circa la sussistenza, in termini di attualità e concretezza, delle esigenze cautelari poste a base della custodia (in sostanza contestando la necessità della misura e l'assenza del pericolo di reiterazione).

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile: il motivo sulla competenza territoriale è stato ritenuto generico e inammissibile perché la difesa non ha affrontato il contenuto sostanziale del provvedimento impugnato, che contestava anche la cessione dello stupefacente ai consumatori finali avvenuta pacificamente a Manziana e nei territori ricompresi nel circondario di Civitavecchia. Il motivo sulle esigenze cautelari è stato ritenuto manifestamente infondato: le risultanze investigative indicano una attività di spaccio sistematica e stabile, con numerosi episodi e canali di rifornimento, giustificando il pericolo di reiterazione e la misura custodiale intramuraria. Perciò il ricorso è stato dichiarato inammissibile; il ricorrente è condannato alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende. Non essendo disposta la rimessione in libertà, è disposto l'adempimento di comunicazioni secondo l'art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.

Norme richiamate

Massime di principio

  • La competenza territoriale per reati connessi allo spaccio va valutata sulla base del luogo in cui avviene la cessione ai consumatori finali, non solo sulla base della detenzione o custodia della sostanza presso l'abitazione dell'indagato
  • In sede di impugnazione alla Corte di Cassazione, i motivi devono confrontarsi direttamente con le ragioni sostanziali che hanno determinato il provvedimento impugnato: censure generiche o eterogenee rispetto al contenuto dell'ordinanza sono inammissibili
  • La sussistenza del pericolo di reiterazione (esigenza cautelare) può essere adeguatamente motivata sulla base della sistematicità, della stabilità dei canali di fornitura e del numero di episodi di spaccio emersi nelle indagini preliminari
  • La mera circostanza che lo stupefacente fosse detenuto nell'abitazione di un indagato ubicata in un diverso circondario non esclude automaticamente la competenza di quel tribunale dove si sono verificati gli episodi di cessione ai consumatori
  • Ricorsi manifestamente infondati o inammissibili possono comportare condanne alle spese e sanzioni pecuniarie (ad es. versamento alla Cassa delle ammende)
  • Quando la sentenza di cassazione non dispone la rimessione in libertà, il giudice deve provvedere alle comunicazioni previste dalle disposizioni attuative del codice di procedura penale (art. 94, comma 1-ter)

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