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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 11551/2023 del 20/03/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione avverso la sentenza della Corte di appello di Roma per vizio di motivazione in relazione alla esclusione della circostanza attenuante prevista dall'art. 62, n. 4 cod. pen. (lucro di speciale tenuità e evento di speciale tenuità) nella valutazione della fattispecie di cui all'art. 73, comma 5, dPR n. 309/1990.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha richiamato il principio delle Sezioni Unite (sentenza n. 24990/2020) secondo cui l'attenuante di cui all'art. 62, n. 4 è compatibile con i delitti in materia di stupefacenti (anche con l'ipotesi di lieve entità di cui all'art. 73, comma 5), ma non è un "elemento naturale" della fattispecie né si applica automaticamente. Occorre valutare la condotta nel suo complesso: la Corte territoriale aveva accertato la disponibilità di hashish per 100/150 dosi, strumenti per il confezionamento, la periodicità degli acquisti da parte di un cliente, condizioni economiche non adeguate a sostenere un consumo così elevato e precedenti specifici. Tali elementi sono indici rilevanti di destinazione allo spaccio e di finalità di lucro non marginale, giustificando l'esclusione dell'attenuante. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 62, n. 4 cod. pen.

    Circostanza attenuante relativa al conseguimento di un lucro di speciale tenuità e all'evento di speciale tenuità; applicabile ai reati determinati da motivo di lucro, indipendentemente dalla natura del bene tutelato, ma richiede che la condotta complessiva denoti una finalità di lucro marginale; compatibile con i reati in materia di stupefacenti ma non automatica.

  • art. 73, comma 5, dPR n. 309/1990

    Prevede l'ipotesi di lieve entità in materia di stupefacenti; può coesistere con l'attenuante di cui all'art. 62, n. 4, ma resta distinta e la coesistenza è possibile solo se la valutazione complessiva dei fatti mostra finalità di lucro marginale.

  • legge n. 19 del 1990

    Ha esteso l'ambito applicativo della circostanza attenuante di cui all'art. 62, n. 4 ai reati determinati da motivi di lucro, superando il precedente campo limitato ai reati contro il patrimonio.

  • Sezioni unite penali, 2 settembre 2020, n. 24990 (giurisprudenza)

    Ha stabilito che l'attenuante di cui all'art. 62, n. 4 è compatibile con i delitti in materia di stupefacenti e con l'ipotesi di lieve entità prevista dall'art. 73, comma 5, ma ha indicato limiti interpretativi: l'attenuante non si applica automaticamente e richiede valutazione della finalità di lucro e dell'entità dell'evento.

Massime di principio

  • La circostanza attenuante di cui all'art. 62, n. 4 è compatibile con i reati in materia di stupefacenti, ma la sua applicazione richiede una valutazione complessiva della condotta: non è automatica quando ricorre l'ipotesi di lieve entità ex art. 73, comma 5.
  • Indizi concreti di destinazione allo spaccio (quantitativi significativi di stupefacente, presenza di strumenti per il confezionamento, periodicità delle cessioni, clienti ricorrenti) precludono l'applicazione dell'attenuante perché indicano una finalità di lucro non marginale.
  • Le condizioni economiche dell'imputato possono essere valorizzate: un reddito lecito insufficiente a giustificare la detenzione per uso personale di un consistente quantitativo di droga è elemento probante dell'attività di spaccio.
  • Precedenti penali specifici e la persistenza di condotte illecite nonostante condanne pregresse sono fattori che rendono meno plausibile l'interpretazione della condotta come occasionale e favorevole all'attenuante.
  • Per far valere l'attenuante occorre provare (o far emergere in modo non contraddittorio) che la condotta aveva una finalità di lucro marginale: quantità molto limitate, assenza di strumenti per la commercializzazione, carattere episodico e mancanza di clientela abituale sono elementi che ne favoriscono l'applicazione.
  • In sede di impugnazione la Corte di Cassazione verifica principalmente la logicità e congruenza della motivazione: rictuse valutazioni di fatto, adeguatamente argomentate dal giudice, non vengono riformate in sede di legittimità salvo vizi di illogicità o travisamento probatorio.

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