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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 43756/2024 del 29/11/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso l'ordinanza della Corte d'Appello di Roma che, in sede di rinvio dalla sentenza n. 26300/2023 della Corte di Cassazione, aveva nuovamente rigettato la richiesta di riparazione per ingiusta detenzione promossa dalla RIMMEL con riferimento al periodo di custodia cautelare (carcere e arresti domiciliari) nel procedimento per detenzione di cocaina in concorso con SIMONELLI Alessandro. La ricorrente deduceva violazione dell'art. 314 c.p.p. per aver la Corte territoriale valorizzato circostanze non provate (presunta titolarità e gestione del bar, consapevolezza della presenza della cocaina, apertura della porta all'acquirente, nervosismo) e contestava la valutazione della frequentazione con SIMONELLI come indice di connivenza idonea a giustificare la misura cautelare

La decisione

Il ricorso è stato dichiarato infondato e rigettato. La Corte di Cassazione ha ritenuto che, in sede di rinvio, la Corte d'Appello abbia adeguatamente colmato le lacune motivazionali evidenziate dalla sentenza rescindente indicando fatti specifici desunti dal verbale d'arresto (la ricorrente avrebbe aperto la porta al compratore, avrebbe tentato di difendere il compagno mostrando conoscenza della droga, non aveva dato spiegazioni sulla presenza della sostanza, ed era pendente altro procedimento analogo relativo allo stesso esercizio). Tali elementi, considerati congiuntamente, sono stati ritenuti idonei a configurare una contiguità e una consapevolezza tali da integrare la "colpa grave" ostativa al riconoscimento della riparazione per ingiusta detenzione. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e alla rifusione delle spese sostenute nel grado dal Ministero dell'Economia e delle Finanze, liquidate in Euro 1.500,00 oltre accessori di legge

Norme richiamate

  • art. 314 cod. proc. pen.

    Norma che disciplina la riparazione per ingiusta detenzione; la censura aveva per oggetto la presunta violazione dei parametri di valutazione di tale diritto, ma la Corte ha ritenuto che i criteri di applicazione della norma fossero stati rispettati alla luce dei fatti indicati

  • art. 73 d.P.R. n. 309/1990

    Norma penale sostanziale che disciplina i reati di cui era accusata la ricorrente (detenzione di stupefacenti); richiamata per indicare la natura del reato che ha giustificato le indagini e la misura cautelare

  • Sez. 4, n. 7956 del 20/10/2020 (Abbruzzese), Rv. 280547

    «in tema di riparazione per l'ingiusta detenzione, integra gli estremi della colpa grave ostativa al riconoscimento del diritto, la condotta di chi, nei reati contestati in concorso, abbia tenuto, consapevole dell'attività criminale altrui, comportamenti percepibili come indicativi di una sua contiguità»

    Giurisprudenza consolidata secondo cui la colpa grave ostativa alla riparazione sussiste quando dal comportamento della persona, pur non essendo autonomamente responsabile, emerga una consapevolezza e una contiguità tali da rendere legittima la custodia cautelare e da escludere il diritto alla riparazione

  • Sentenza della Corte di Cassazione n. 26300 del 10/05/2023

    Decisione di annullamento con rinvio della precedente ordinanza della Corte d'Appello per mancata specificazione delle condotte ritenute rilevanti; la Corte d'appello, in sede di rinvio, è stata ritenuta aver colmato le lacune motivazionali sollevate

  • Sentenza della Corte d'Appello (17/10/2019)

    il solo fatto che ella potesse essere a conoscenza

    Nel giudizio di merito la Corte d'Appello aveva già ricondotto la posizione della RIMMEL a mera connivenza pur riconoscendone l'assoluzione; il passaggio è stato richiamato nella valutazione sulla possibile contiguità della ricorrente rispetto all'attività illecita

Massime di principio

  • La domanda di riparazione per ingiusta detenzione può essere esclusa quando dal complesso probatorio emergono elementi convergenti idonei a far ritenere una "colpa grave" o una contiguità della persona con l'attività criminale, anche se la persona non risulta poi responsabile nel merito.
  • Non bastano elementi generici come nervosismo, convivenza o frequentazione: è richiesta la presenza di circostanze specifiche e concrete (es. comportamento diretto al momento del fatto, assenza di spiegazioni sulla presenza di droga, atti materiali che collegano la persona all'attività illecita) che, congiuntamente, giustifichino la custodia cautelare.
  • Un processo di merito concluso con assoluzione non determina automaticamente il diritto alla riparazione: il giudizio sulla ingiustizia della detenzione è indipendente e richiede l'assenza di una colpa grave che abbia reso legittima la misura cautelare.
  • In sede di rinvio dalla Cassazione, la Corte territoriale deve colmare le lacune motivazionali indicate e motivare su fatti specifici e non su mere congetture; la revisione in Cassazione verifica la correttezza dell'adempimento di tale onere.
  • Per chi propone la domanda di riparazione, è strategico fornire spiegazioni concrete e probatorie alle circostanze rilevanti (per esempio la presenza della sostanza nei locali), e contestare puntualmente il valore probatorio di atti e dichiarazioni utilizzati per giustificare la custodia cautelare.

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