Cassazione Penale, Sentenza n. 40777/2025 del 18/12/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso contro l'ordinanza del Tribunale del riesame del 16/05/2025 che confermava la custodia cautelare in carcere. Il ricorrente deduce: (i) inutilizzabilità delle dichiarazioni della persona offesa Kevin Senisi per violazione dell'art. 63 e dell'art. 350 c.p.p. (sostenendo che la vittima fosse già soggetta a indagini e avrebbe dovuto essere assistita da difensore); (ii) omissione e valutazione arbitraria di elementi a favore (alibi e dichiarazioni difensive non valutate/trascritte); (iii) mancata considerazione di contraddizioni nelle dichiarazioni della vittima e del fratello; (iv) carenza motivazionale sulla sussistenza delle esigenze cautelari e mancata valutazione di misure meno afflittive (arresti domiciliari con braccialetto), con violazione del principio di proporzionalità.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Sul primo motivo ha ritenuto corretta la valutazione del Tribunale: le dichiarazioni della vittima furono rese nell'immediatezza dell'arresto e non emergeva che egli fosse già sottoposto a indagini tali da richiedere l'applicazione dell'art. 63; inoltre, l'eventuale inutilizzabilità avrebbe inciso solo nei confronti del dichiarante e non sui terzi. Il secondo motivo è stato respinto perché il ricorrente non ha documentato né precisato le proprie dichiarazioni difensive né smentito il riassunto riportato nell'ordinanza; le ammissioni del ricorrente rendono la tesi dell'alibi incompatibile con gli altri elementi. Il terzo motivo è stato dichiarato inammissibile per genericità, mancando indicazione puntuale delle presunte contraddizioni. Il quarto motivo è infondato: il Tribunale ha motivato la necessità della custodia in carcere richiamando la presunzione di cui all'art. 275, comma 3, la gravità del fatto, il pericolo di reiterazione (anche per inserimento nel contesto criminale) e il rischio di inquinamento probatorio; ha inoltre valutato e scartato le misure alternative. La Cassazione ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese e disposto la trasmissione dell'atto al direttore dell'istituto penitenziario ai sensi dell'art. 94, comma 1-ter, disp. att. c.p.p.
Norme richiamate
norma richiamata quale base procedurale per l'istanza di riesame; la Corte non contesta la legittimità del ricorso ex art. 309
richiamato in relazione alla concorso di persone nel reato
delitto contestato (sequestro di persona o reato collegato), rilevante ai fini della valutazione della gravità del fatto
la Corte ha ritenuto che l'omessa applicazione della garanzia opera l'inutilizzabilità delle dichiarazioni solo nei confronti del dichiarante quando emergano indizi di reità riguardanti lui; qui non risultava che la vittima fosse già sottoposta a indagini tali da imporre l'applicazione della norma
invocato dal ricorrente ma ritenuto non applicabile in mancanza di elementi che dimostrassero l'esistenza di indagini già pendenti a carico della vittima al momento delle sommarie informazioni
art. 606, comma 1, lett. c) ed e) cod. proc. pen.
richiamato come fondamento dei motivi di cassazione; la Corte evidenzia che i motivi devono essere specifici e confrontarsi con la motivazione impugnata, altrimenti sono infondati o inammissibili
art. 275, comma 3, cod. proc. pen.
la Corte conferma l'operatività della presunzione relativa per taluni titoli di reato: essa rende più stringente la giustificazione della custodia e giustifica il richiamo alla misura cautelare più grave se sussistono esigenze cautelari
art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.
disposizione richiamata per l'obbligo di trasmissione dell'ordinanza al direttore dell'istituto penitenziario qualora la decisione non determini la rimessione in libertà
Massime di principio
- Le dichiarazioni della persona offesa assunte in immediata emergenza non sono automaticamente inutilizzabili: per invocare l'art. 63 o l'art. 350 c.p.p. occorre dimostrare concretamente che al momento dell'assunzione la persona era effettivamente già sottoposta a indagini o si trovava in una posizione che imponeva le garanzie previste; l'eventuale nullità/ inutilizzabilità incide primariamente sulla posizione del dichiarante e non necessariamente sui terzi accusati
- In fase cautelare la valutazione è prognostica e richiede una motivazione adeguata ma non equiparabile a quella del giudizio di merito: la Corte accetta valutazioni logiche e coerenti basate su elementi indiziari anche se non definitivi
- Le censure difensive relative a elementi favorevoli (alibi, testimoni, documenti) devono essere specificamente documentate e confrontate con il contenuto dell'ordinanza impugnata; affermazioni generiche o non provate sono inidonee a scalfire la motivazione cautelare
- Le doglianze sulla contraddittorietà delle dichiarazioni altrui devono indicare in modo puntuale le divergenze e la loro rilevanza probatoria; la genericità rende il motivo inammissibile
- La presunzione di cui all'art. 275, comma 3, agevola l'applicazione di misure più gravose per reati gravi: per opporsi con successo occorre dimostrare concretamente che esigenze cautelari (pericolo di reiterazione, inquinamento probatorio, fuga) possono essere soddisfatte con misure meno afflittive
- La richiesta di misure cautelari meno afflittive (arresti domiciliari, braccialetto) richiede prova documentale delle condizioni personali e familiari idonee a garantire l'efficacia della misura; deduzioni generiche sulla stabilità non sono sufficienti
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