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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 32330/2022 del 02/09/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Roma che aveva respinto il riesame del sequestro preventivo a fini di confisca disposto dal G.I.P. di Velletri. Il sequestro riguarda tre polizze per complessivi 1.003.618,71 euro ritenute profitto del reato di indebita compensazione (art. 10-quater d.lgs. n. 74/2000) commesso, secondo l'accusa, mediante l'utilizzo in compensazione di crediti inesistenti per ricerca e sviluppo per eludere debiti IVA e contributivi (anni 2019-2020). Il ricorrente articolava tre censure: 1) profilo sostanziale: l'art. 10-quater non sarebbe applicabile ai debiti previdenziali/assistenziali, ma solo alle imposte dirette e all'IVA; 2) profilo probatorio/fumus: il Tribunale non avrebbe adeguatamente motivato l'esistenza del fumus commissi delicti e non avrebbe valutato la documentazione probatoria sulla effettiva attività di ricerca e sviluppo (anche richiedendo il parere del MISE); 3) profilo periculum in mora: la qualificazione della vendita delle quote a Tecnosystem come operazione dispersiva sarebbe errata e non sarebbero stati considerati la solidità patrimoniale di Tecnosystem e l'assenza di atti di occultamento da parte dei ricorrenti.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso infondato e ha confermato l'ordinanza impugnata. In diritto la Corte ha: 1) aderito all'indirizzo maggioritario secondo cui l'art. 10-quater d.lgs. n. 74/2000 punisce l'indebita compensazione anche quando coinvolge debiti diversi dalle imposte (es. contributi previdenziali/assistenziali) purché il pagamento avvenga mediante il modello di versamento unitario; 2) ritenuto che il Tribunale abbia motivato adeguatamente il fumus, indicando carenze documentali e concreti elementi di polizia giudiziaria che rendevano il credito per R&S inesistente; ha inoltre escluso che sia necessaria una preventiva "riserva d'accertamento" amministrativa o il parere del MISE vincolante per il giudice penale; 3) ritenuto fondato il periculum in mora: la cessione delle quote avvenuta dopo notifiche fiscali e la modesta disponibilità sul conto della società giustificano il rischio di dispersione del profitto del reato e quindi l'adozione del sequestro preventivo.

Norme richiamate

  • art. 10-quater d.lgs. n. 74/2000

    La Corte interpreta la norma in senso estensivo: la fattispecie di indebita compensazione comprende l'omesso versamento di somme relative a debiti tributari e a debiti di altra natura (es. contributivi) quando il pagamento utilizza il modello di versamento unitario

  • art. 17 d.lgs. n. 241/1997

    Richiamato come disciplina del meccanismo di compensazione che consente l'uso del modello di versamento unitario anche per compensare crediti e debiti relativi a contributi previdenziali/assistenziali

  • art. 13 d.lgs. n. 74/2000

    Non ostacola l'interpretazione estensiva dell'art.10-quater: la causa di non punibilità per il pagamento integrale del debito riguarda la fattispecie ma non limita l'ambito soggettivo dei debiti considerati dalla norma penale

  • art. 10-bis e art. 11, comma 2 d.lgs. n. 74/2000

    Richiamati nel dibattito interpretativo: la Corte sottolinea che tali disposizioni non impediscono l'applicazione estensiva dell'art.10-quater

  • art. 3, comma 12, d.l. n. 145/2013

    Norma amministrativa citata dal ricorrente: la Corte osserva che le disposizioni amministrative sui controlli dei crediti R&S non costituiscono una riserva pregiudiziale per il giudice penale

  • art. 8 D.M. 27 maggio 2015

    Regolamentazione tecnica dei controlli amministrativi sui crediti per R&S; la Corte rileva che non vincola le valutazioni del giudice penale

  • artt. 321 e 125 cod. proc. pen.

    Norme processuali relative alla motivazione del provvedimento e al riesame; la Corte ritiene la motivazione del Tribunale adeguata rispetto a fumus e periculum

  • artt. 2, 3 e 479 cod. proc. pen.

    Principi che consentono al giudice penale autonome valutazioni anche su questioni connesse ad accertamenti amministrativi o civili; utilizzati per escludere una riserva di giurisdizione amministrativa

  • art. 15 d.lgs. n. 74/2000

    Citato dal ricorrente come possibile causa di non punibilità o riqualificazione: la Corte non ha ritenuto applicabile la ricostruzione probatoria invocata dalla difesa

Massime di principio

  • L'art. 10-quater d.lgs. n. 74/2000 integra la fattispecie di indebita compensazione anche quando la compensazione coinvolge crediti o debiti previdenziali/assistenziali, purché l'operazione avvenga tramite il modello di versamento unitario
  • Il giudice penale può valutare autonomamente l'esistenza o meno di crediti d'imposta contestati e non è vincolato da un parere amministrativo preventivo (es. MISE) destinato ai controlli amministrativi
  • Per ottenere il rigetto di un sequestro preventivo per periculum in mora, la difesa deve fornire elementi concreti che smentiscano il rischio di dispersione (es. prove di solvibilità del cessionario, effettiva disponibilità delle somme, assenza di atti di alienazione sospetti); mere deduzioni non documentate sono inefficaci
  • La cessione di quote o altri atti di disposizione intervenuti dopo l'avvio di verifiche fiscali e notifiche di accertamento possono legittimamente integrare un indice di rischio di dispersione del patrimonio utile al sequestro
  • In fase cautelare il Collegio richiede motivazione puntuale: il pubblico ministero e il giudice devono indicare fatti concreti e riscontri (es. riscontri di polizia giudiziaria, mancanza di documentazione probatoria) per ritenere inesistente un credito utilizzato in compensazione

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