Salta al contenuto
Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 27877/2025 del 29/07/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Renda impugnava l'ordinanza che confermava gli arresti domiciliari a suo carico per i reati di cui agli artt. 390 e 416-bis c.p., contestando: (1) la sussistenza dell'aggravante ex art. 416-bis, comma 1, c.p., sostenendo di avere solo agevolato spostamenti e fornito qualche bene, senza consapevolezza del ruolo apicale di Gallace; (2) il fondamento del pericolo di reiterazione del reato, rilevando che i fatti risalgono al 2020 (durati due mesi), che non ci sono ulteriori contatti con ambienti criminali e che è incensurato.

La decisione

La Corte ha rigettato il primo motivo, ritenendo che, alla luce di elementi indiziari (presenza del ricorrente in contesti organizzativi, contatti per organizzare incontri, dialoghi su risorse e sostentamento dei sodali detenuti, limitato contesto territoriale), si potesse desumere la consapevolezza del ruolo di Gallace. Il secondo motivo è stato invece accolto: la Corte ha ritenuto che il giudice di merito non abbia adeguatamente considerato il lungo intervallo temporale (oltre quattro anni) e l'assenza di condotte successive che possano dimostrare la perdurante pericolosità; pertanto l'ordinanza è annullata limitatamente alla valutazione delle esigenze cautelari e la causa è rimessa al Tribunale di Catanzaro per nuovo giudizio ai sensi dell'art. 309, comma 7, c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 416-bis cod. pen.

    La Corte ha ritenuto compatibile la ricostruzione del Tribunale che desume la consapevolezza del ruolo apicale del capo cosca dalla partecipazione e dai contatti organizzativi del ricorrente.

  • art. 390 cod. pen.

    Norma relativa al fatto di reato indicato nella imputazione; citata come capo di imputazione senza specifiche interpretazioni aggiuntive nella decisione.

  • art. 275, comma 3, cod. proc. pen.

    La Corte ricorda che tale disposizione prevede una presunzione relativa di esigenze cautelari per taluni reati, ma deve essere applicata tenendo conto del tempo trascorso e di eventuali elementi che mostrino la scomparsa dell'attuale pericolosità; il giudice deve motivare espressamente su questo punto.

  • legge 16 aprile 2015, n. 47

    La riforma è richiamata per sostenere che l'intervallo temporale e l'assenza di comportamenti successivi possono attenuare la presunzione di perdurante pericolosità e devono essere valutati dal giudice in chiave costituzionalmente orientata.

  • art. 309, comma 7, cod. proc. pen.

    Norma richiamata per la competenza del giudice al quale la causa viene rimessa per nuovo giudizio in materia di misure cautelari.

Massime di principio

  • La partecipazione a contatti organizzativi e l'intervento nel sostentamento o negli spostamenti di esponenti di una cosca possono essere utilizzati per inferire la consapevolezza del ruolo del capo e giustificare aggravanti ex art. 416-bis.
  • La presunzione relativa di esigenze cautelari prevista dall'art. 275, comma 3, c.p.p. non è automatica: deve essere bilanciata con il tempo trascorso dai fatti e con l'assenza di condotte successive indicative di pericolosità.
  • Se dai fatti contestati è passato un lasso di tempo rilevante senza comportamenti successivi, il giudice deve motivare specificamente perché ritiene sussistente il pericolo di reiterazione; altrimenti l'ordinanza cautelare può essere annullata in punto di esigenze cautelari.
  • La valutazione della pericolosità attuale richiede elementi concreti e attuali (contatti, ruoli esercitati, condotte successive); la mera gravità passata o il ruolo ricostruito ex ante potrebbero non essere sufficienti se non accompagnati da indizi di persistenza del rischio.
  • In situazioni simili è utile che la difesa evidenzi l'intervallo temporale, l'assenza di pregresse condanne e la mancanza di contatti successivi con ambienti criminali per ottenere la revisione delle esigenze cautelari.

Testo integrale

Continua a leggere gratis

Crea il tuo account Trovanorma: leggi il testo integrale della pronuncia, apri l’originale e chiedi all’AI di applicarlo al tuo caso, con ogni fonte citata.

7 giorni di prova · Nessuna carta di credito

Hai già un account? Accedi

La sintesi è generata dall'AI di Trovanorma a partire dal testo pubblicato da Giurisprudenza penale, ha finalità informative e non sostituisce la lettura del documento né un parere professionale: fa fede il testo ufficiale.

Dal documento al tuo caso

Chiedi a Trovanorma cosa dice per il tuo caso

Descrivi i fatti: Trovanorma trova le norme, la prassi e le sentenze pertinenti, le mette in relazione e cita ogni fonte, che puoi aprire e verificare.