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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 17505/2025 del 08/05/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Scatà aveva chiesto il riconoscimento della continuazione ex artt. 81, secondo comma, c.p. e 671 c.p.p. con riferimento a reati di evasione (punti A e C della decisione presupposta). Il Tribunale di Ragusa aveva rifiutato l'applicazione del vincolo della continuazione ritenendo ostative l'eterogeneità delle modalità esecutive e l'ampiezza dell'arco temporale (4/11/2016 - 29/10/2019). In Cassazione si contestava che il Tribunale non avesse valutato la correlazione e l'omogeneità tipologica delle condotte (tutte evasione) e che mancasse un giudizio analitico sulla preordinazione di un programma criminoso.

La decisione

La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso come infondato. Ha confermato che per riconoscere la continuazione è necessaria la dimostrazione di un programma criminoso unitario, originariamente progettato nelle sue linee essenziali, con indicatori concreti (omogeneità delle violazioni e del bene protetto, contiguità spaziotemporale, modalità della condotta, sistematicità, abitudini programmate). Nel caso concreto le evasioni erano caratterizzate da modalità esecutive eterogenee ed estemporaneità comportamentale, rendendo improponibile il riconoscimento della continuazione; il periodo temporale non superava questa valutazione. Ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 81, secondo comma, cod. pen.

    art. 81, secondo comma, cod. pen.

    Richiede che i reati riconosciuti come continuazione facciano parte di un unico programma criminoso originariamente progettato nelle sue linee essenziali; la mera reiterazione o omogeneità tipologica non è sufficiente senza indicatori concreti di preordinazione.

  • art. 671 cod. proc. pen.

    Prevede la possibilità di richiedere, anche in sede esecutiva, l'applicazione del vincolo della continuazione; la Corte precisa che in sede esecutiva si richiede la stessa approfondita verifica degli elementi di preordinazione e non è sufficiente il ricorso a congetture o indici meramente presuntivi.

  • istituti della recidiva, abitualità e professionalità nel reato

    Concetti distinti dall'istituto della continuazione: la reiterazione di condotte illecite può riconducibile a recidiva o abitudinarietà (criteri sfavorevoli) e non a un programma criminoso unitario che giustifichi il trattamento più favorevole derivante dalla continuazione.

Massime di principio

  • Il riconoscimento della continuazione richiede la prova di un programma criminoso unitario, originariamente progettato almeno nelle sue linee essenziali; non basta la sola ripetizione di reati dello stesso tipo.
  • Per reati 'estemporanei' come le evasioni, la norma va interpretata restrittivamente: l'eterogeneità delle modalità esecutive e l'assenza di preordinazione escludono la continuazione anche se i reati sono omogenei tipologicamente.
  • La mera prossimità temporale non è sufficiente: occorre valutare insieme modalità, omogeneità del bene protetto, contiguità spaziotemporale, sistematicità e le cause delle singole condotte.
  • Quando mancano indicatori concreti di preordinazione, la ripetizione delinquenziale va più appropriatamente qualificata con strumenti come la recidiva o l'abitualità, non con la continuazione.
  • In sede esecutiva si applica lo stesso rigoroso standard probatorio richiesto in sede di cognizione: non sono ammesse valutazioni basate su semplici congetture processuali.

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