Cassazione Penale, Sentenza n. 17286/2025 del 08/05/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente ha impugnato l'ordinanza del 10/07/2024 che rigettava la sua istanza di sospensione dell'ordine di demolizione. Ha dedotto (1) vizio di motivazione per mancata formulazione di una prognosi sulla possibilità di sanatoria, nonostante elementi nella relazione della polizia municipale che indicherebbero una prossima definizione del procedimento amministrativo; (2) violazione di legge perché la pendenza di una istanza di sanatoria avrebbe dovuto determinare una temporanea inefficacia dell'ordine di demolizione in attesa del provvedimento definitivo.
La decisione
La Corte ha dichiarato il ricorso manifestamente inammissibile. Ha ritenuto provato che la procedura di sanatoria non era definita, il ripristino era soltanto parziale e, soprattutto, che era stato commesso un nuovo abuso durante il corso dei lavori. Per tali ragioni il Giudice aveva ragionevolmente escluso l'esito positivo della sanatoria in corso. La Corte ha condannato il ricorrente alle spese processuali e alla corresponsione, in via equitativa, di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle Ammende, ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
Norme richiamate
art. 616 cod. proc. pen.
Applicato per imporre al ricorrente l'onere delle spese e la somma da versare alla Cassa delle Ammende in conseguenza dell'inammissibilità del ricorso
Sentenza Corte costituzionale n. 186/2000
Corte costituzionale, sentenza 13/06/2000, n. 186
Richiamata per valutare l'assenza di dolo/colla nella presentazione del ricorso e per motivare la determinazione equitativa della somma dovuta alla Cassa delle Ammende
Giurisprudenza del Consiglio di Stato e TAR
Consiglio di Stato, sez. VI, n. 4070/2023; TAR Ancona n. 342/2024; TAR Palermo n. 155/2024; TAR Napoli n. 4300/2023; Cass. Pen., Sez. 3, n. 30673 del 24/06/2021 (Saracino)
La giurisprudenza afferma che la valutazione degli abusi edilizi e paesaggistici richiede una visione complessiva delle opere e che la trasformazione o i nuovi abusi posti in essere dopo una domanda di condono possono legittimare il diniego della sanatoria e l'ordine di demolizione; i nuovi interventi configurano, inoltre, una nuova condotta illecita anche ai fini penali
Massime di principio
- La mera pendenza di una domanda di sanatoria non sospende automaticamente l'ordine di demolizione: il giudice può rifiutare la sospensione se sussistono elementi che rendono improbabile l'esito favorevole della sanatoria.
- Se, durante il procedimento di sanatoria o dopo un condono, vengono eseguiti interventi diversi o ulteriori rispetto a quanto dichiarato, l'amministrazione può legittimamente negare la sanatoria e disporre la demolizione: la valutazione è complessiva e si basa sull'impatto aggregato delle opere.
- Il ricorrente ha l'onere di allegare e provare elementi concreti che dimostrino la effettiva sanabilità degli abusi; argomentazioni meramente teoriche o focalizzate sulla sola mancata prognosi del giudice risultano insufficienti.
- L'esecuzione di nuovi abusi può avere rilevanza anche sotto il profilo penale: si configura una nuova condotta illecita indipendentemente dalla prescrizione degli illeciti originari.
- Presentare ricorsi infondati o inammissibili comporta rischio di condanna alle spese processuali e, in casi valutati non dolosi ma comunque di responsabilità, al versamento di somme alla Cassa delle Ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.; dunque, prima di impugnare è opportuno valutare attentamente le reali probabilità di successo e raccogliere prove sulla sanabilità.
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