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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 9586/2025 del 10/03/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La ricorrente impugnava la sentenza che aveva confermato la condanna per ricettazione, deducendo difetto di motivazione e violazione di legge (art. 648 c.p.), contestando in particolare la ritenuta sussistenza dell'elemento psicologico del reato e sostenendo che la corte di appello non aveva esaminato ipotesi alternative favorevoli all'imputata

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza e per essere ripetitivo di doglianze già esaminate e respinte dalla corte di merito. Ha richiamato il principio secondo cui l'elemento soggettivo della ricettazione può emergere anche da elementi indiziari, compresa l'omessa o non attendibile indicazione della provenienza della cosa, e che il dolo eventuale è idoneo a integrare la ricettazione quando l'agente rappresenti a sé la concreta possibilità della provenienza delittuosa e accetti il rischio. Applicando questi principi, la Corte ha ritenuto che la ricorrente non abbia illustrato le modalità di ricezione del ticket sottratto e che le circostanze dimostrino almeno l'accettazione del rischio, per cui il ricorso è stato dichiarato inammissibile. In conseguenza la ricorrente è stata condannata alle spese processuali e al versamento di €3.000,00 in favore della Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 648 c.p. (ricettazione)

    La Corte ha richiamato che per la configurabilità del reato di ricettazione è rilevante la prova dell'elemento soggettivo che può emergere anche da elementi indiziari e dall'omessa o non attendibile indicazione della provenienza della cosa ricevuta

  • art. 616 c.p.p.

    Richiamato come disposizione che consente di imporre al ricorrente il pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende in caso di dichiarazione di inammissibilità del ricorso

  • Sez. 2, n. 53017 del 22/11/2016, Rv. 268713

    Giurisprudenza richiamata a sostegno del principio che l'elemento soggettivo della ricettazione può essere dimostrato anche tramite elementi indiretti, inclusa l'omessa indicazione della provenienza

  • Sez. U, n. 12433 del 26/11/2009 (dep. 30/03/2010) Rv. 246324

    Decisione delle Sezioni Unite secondo cui l'elemento psicologico della ricettazione può essere integrato anche dal dolo eventuale, non desumibile da mero sospetto ma dalla rappresentazione e accettazione del rischio della provenienza delittuosa

Massime di principio

  • Per la ricettazione l'elemento psicologico (dolo) può essere provato anche attraverso elementi indiziari e non richiede sempre una prova diretta della consapevolezza della provenienza delittuosa
  • L'omessa o non attendibile indicazione della provenienza della cosa da parte di chi la riceve può costituire un indizio rilevante del dolo
  • Il dolo eventuale è sufficiente per integrare la ricettazione quando l'agente rappresenti a sé la concreta possibilità della provenienza delittuosa e accetti il rischio; non è invece sufficiente un mero sospetto
  • Se la corte di merito ha già esaminato e respinto i motivi di impugnazione in modo congruo, la Cassazione può dichiarare il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza o ripetitività
  • In caso di inammissibilità del ricorso la parte ricorrente può essere condannata alle spese e a versare una somma alla Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p., valutati profili di colpa emergenti dal ricorso
  • In situazioni simili, il difensore dovrebbe indicare esplicitamente e con elementi probatori le possibili spiegazioni alternative favorevoli all'imputato e contestare puntualmente i presupposti indiziari usati per inferire il dolo

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