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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 4633/2022 del 10/02/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che ha confermato gli arresti domiciliari per reati in materia di stupefacenti (artt. 73 e 74 DPR 309/90). Il ricorrente deduceva motivazione apodittica e illogica circa le esigenze cautelari, contestando che il ritrovamento nel marzo 2021 di modesti quantitativi di droga e il comportamento nervoso dimostrassero la permanenza del vincolo associativo o la destinazione a cessione a terzi, sostenendo invece possibile uso personale e richiamando il precedente arresto del 2019 come elemento di dissuasione dalla reiterazione.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto non manifestamente illogica la motivazione del tribunale che, nel contesto di una valutazione complessiva, ha evidenziato l'esistenza di un sodalizio criminoso e la professionalità, stabilità e pervicacia del ricorrente nel traffico di droga, giustificando il pericolo di reiterazione anche di delitti analoghi. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a versare €3.000,00 alla Cassa delle Ammende ai sensi della giurisprudenza richiamata e dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 309 cod. proc. pen.

    Regola la competenza e la procedura per il riesame degli atti cautelari; è il titolo procedurale su cui il tribunale è stato adito dal difensore dell'Alati

  • art. 73 DPR 309/90

    Norma che punisce la detenzione e la cessione di sostanze stupefacenti; i fatti contestati al ricorrente rientrano in questo capo di imputazione e sono pertinenti per valutare le esigenze cautelari

  • art. 74 DPR 309/90

    Disciplina l'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti; la valutazione della sussistenza di un 'sodalizio criminoso' è stata centrale nella ricostruzione delle esigenze cautelari

  • art. 274 cod. proc. pen.

    Tratta del pericolo di reiterazione: la Corte ha richiamato che la prognosi di pericolosità riguarda anche la possibilità di commissione di delitti della stessa specie o espressione della stessa professionalità criminale

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma che disciplina l'onere delle spese processuali in caso di rigetto o inammissibilità del ricorso; applicata per condannare il ricorrente alle spese

  • Sentenza Corte Cost. 13 giugno 2000, n. 186

    Richiamata in tema di condanna pecuniaria alla Cassa delle Ammende; la Corte ha ritenuto che il ricorso non fosse presentato con colpa tale da esonerare dal versamento equitativo e ha disposto il pagamento di €3.000,00

Massime di principio

  • La valutazione delle esigenze cautelari è complessiva: singoli elementi (es. possesso di piccole quantità) vanno valutati nel contesto della personalità, dei precedenti e del quadro indiziario complessivo
  • Il possesso di modesti quantitativi di droga non esclude automaticamente l'esistenza di un'attività di spaccio se sussistono altri indici (comportamento al momento del controllo, luogo/tempo, collegamenti con un sodalizio, professionalità criminale)
  • Per impugnare con successo la motivazione cautelare è necessario dimostrare una manifesta illogicità o irrilevanza degli argomenti decisivi; mere alternative interpretative plausibili non sono sufficienti
  • Il pericolo di reiterazione può riguardare anche delitti 'della stessa specie' o espressione della stessa professionalità criminale, non solo la mera operatività della stessa associazione
  • Se il ricorso viene dichiarato inammissibile il ricorrente può essere condannato alle spese e, se ricorrono le condizioni, a un versamento equitativo alla Cassa delle Ammende ai sensi della giurisprudenza richiamata

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