Cassazione Penale, Ordinanza n. 22950/2025 del 18/06/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (pubblico ministero)
La controversia
L'imputato ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d'appello che aveva confermato la condanna per furto in abitazione. Con il primo motivo ha denunciato violazione di legge penale e vizio di motivazione, lamentando la mancata derubricazione del fatto in furto semplice ai sensi dell'art. 624 c.p., sostenendo che la condotta si sarebbe svolta su una pertinenza e non all'interno dell'abitazione. Con il secondo motivo ha prospettato una questione di legittimità costituzionale dell'art. 624-bis c.p. in riferimento all'art. 3 Cost., per l'assenza di una ipotesi attenuata quando il furto è commesso su pertinenze di un luogo di privata dimora. È stata anche depositata memoria difensiva che ha ribadito le censure del ricorso.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto il primo motivo privo di specificità e manifestamente infondato, perché si limitava a riproporre doglianze già esaminate e disattese dal giudice di merito, il quale aveva logicamente e correttamente considerato il balcone rientrante nelle pertinenze dell'abitazione, confermando così la configurabilità del furto in abitazione. Ha giudicato manifestamente infondato anche il secondo motivo, richiamando un precedente di legittimità che ha già escluso la fondatezza della questione costituzionale sull'assenza di una fattispecie attenuata per il furto commesso su pertinenze della privata dimora. Conseguentemente ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di euro tremila alla Cassa delle ammende, ravvisando colpa nell'evidente inammissibilità dell'impugnazione.
Norme richiamate
richiamato come fattispecie di furto semplice, invocata dalla difesa per chiedere la derubricazione del fatto
norma che punisce il furto in abitazione; la Corte esclude la necessità di una ipotesi attenuata per il furto commesso su pertinenze della privata dimora
art. 3 Cost.
evocato dal ricorrente per sostenere una questione di legittimità costituzionale sull'assenza di trattamento differenziato per le pertinenze
base normativa della condanna del ricorrente alle spese processuali e alla somma in favore della Cassa delle ammende in caso di inammissibilità
Corte cost. n. 186 del 13/06/2000
richiamata per il principio della condanna alla sanzione pecuniaria in caso di ricorso inammissibile con profili di colpa
Sez. 1, n. 30247 del 26/01/2016, Failla
richiamata a sostegno della condanna alla Cassa delle ammende in presenza di inammissibilità colpevole
Sez. 5, n. 17038 del 04/04/2024, Giraulo
richiamata quale precedente di legittimità che ha già ritenuto infondata la questione sulla mancata previsione di un'ipotesi attenuata per il furto su pertinenze
Massime di principio
- Nel giudizio di legittimità, il motivo di ricorso che si limiti a riproporre doglianze già disattese dal giudice di merito, senza confrontarsi specificamente con la motivazione impugnata, è privo di specificità e può essere dichiarato inammissibile.
- Ai fini della configurabilità del furto in abitazione, può rientrare nel concetto di privata dimora anche il balcone quando esso sia qualificabile come pertinenza dell'abitazione, secondo una valutazione coerente con la giurisprudenza di legittimità.
- La censura di legittimità costituzionale diretta a ottenere una fattispecie attenuata per il furto commesso su pertinenze della privata dimora è manifestamente infondata se già esclusa dalla giurisprudenza di legittimità.
- L'inammissibilità del ricorso per cassazione comporta la condanna del ricorrente alle spese processuali e, in presenza di colpa nell'impugnazione manifestamente infondata, anche al versamento di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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