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Sentenza

Sentenza del 07/02/2022 n. 1031 - Comm. Trib. Reg. per la Sicilia

Accertamento induttivo - riconoscimento costi occulti - omessa dichiarazione

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

Prevale il privato

La controversia

Accertamento induttivo per omessa dichiarazione: l'Ufficio ha determinato ricavi e imponibile senza che il contribuente abbia prodotto documentazione probante dei costi sostenuti. La questione centrale è se, in assenza di prova dei costi da parte del contribuente, l'Ufficio possa escludere totalmente i costi oppure debba riconoscerne una quota ragionevole, e quale sia il ruolo del Giudice tributario nella quantificazione dei costi residuali.

La decisione

La Corte (richiamando Cass. n.1506/2017) ha stabilito che, pur gravando sul contribuente l'onere di provare i costi sostenuti, l'Ufficio è comunque tenuto a riconoscere una quota ragionevole di costi anche in via presuntiva. Se l'Ufficio non adempie a tale onere, spetta al Giudice tributario quantificare i costi deducibili, anche in misura forfettaria, facendo eventualmente ricorso a strumenti statistici (studi di settore, percentuali di incidenza dei costi sui ricavi) per stabilire una misura equa da detrarre dal reddito d'impresa. In pratica la pronuncia tutela il contribuente dall'esclusione totale dei costi quando mancano prove documentali e impone la quantificazione giudiziale ove l'Ufficio non l'abbia fatta.

Norme richiamate

  • Art. 39 D.P.R. 600/1973

    Riferito al potere di accertamento induttivo e alla ricostruzione del reddito: la norma legittima l'accertamento induttivo ma non esime l'Ufficio dall'esaminare e riconoscere, anche in via presuntiva, oneri o costi ragionevoli deducibili se il contribuente non fornisce prove complete.

  • Art. 55 D.P.R. 633/1972

    Richiamato in relazione alla determinazione dell'imponibile ai fini IVA e al principio secondo cui, anche in presenza di omissione documentale, deve essere garantita una valutazione corretta degli elementi rilevanti (es. costi) quando ciò influisce sulla determinazione dell'imposta.

  • Cass. n. 1506/2017

    Giurisprudenza di riferimento che afferma: il mancato assolvimento dell'onere probatorio da parte del contribuente non autorizza l'Ufficio a escludere automaticamente tutti i costi; l'Ufficio deve riconoscere una quota ragionevole e, se neanche l'Ufficio lo fa, il Giudice deve procedere a una quantificazione, anche forfettaria, eventualmente con ausilio di strumenti statistici.

Massime di principio

  • L'onere della prova dei costi spetta al contribuente, ma la sua mancata produzione non autorizza automaticamente l'Ufficio a negare ogni costo; occorre riconoscere una quota ragionevole anche per presunzioni.
  • L'Ufficio che procede ad accertamento induttivo ha comunque l'obbligo di motivare e, se del caso, quantificare i costi deducibili almeno in via presuntiva; omissioni in tal senso vanno compensate dal Giudice.
  • Il Giudice tributario può quantificare i costi deducibili in via forfettaria o presuntiva quando né il contribuente né l'Ufficio forniscono elementi probatori adeguati.
  • È ammissibile l'uso di strumenti statistici (studi di settore, percentuali di incidenza dei costi sui ricavi, dati comparativi) per la quantificazione presuntiva dei costi.
  • La decisione tutela il principio di ragionevolezza: l'accertamento non può fondarsi su una totale esclusione dei costi quando la natura dell'attività rende probabile l'esistenza di oneri produttivi.

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