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Cassazione Civile, Ordinanza n. 35376/2022 del 01/12/2022

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (creditori)

La controversia

Le ricorrenti avevano proposto opposizione ex art. 5-ter L. n. 89/2001 avverso il decreto del consigliere designato della Corte d'appello di Perugia, contestando la quantificazione dell'indennizzo per irragionevole durata del processo presupposto. La corte territoriale aveva ritenuto congruo l'importo liquidato in euro 1.084,00 per ciascuna, pur avendo stimato in cinque anni la durata non ragionevole del giudizio presupposto, assumendo come valore della causa solo l'importo del capitale dell'indennizzo e senza computare gli interessi e le spese maturati nel corso del giudizio presupposto. Con l'unico motivo di ricorso per cassazione le interessate hanno denunciato violazione e falsa applicazione degli artt. 2 e 2-bis L. n. 89/2001 e dell'art. 10 c.p.c., sostenendo che nel valore della causa dovessero essere inclusi anche gli accessori maturati nel processo presupposto.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto fondato l'unico motivo. Ha affermato che, ai fini della determinazione del valore della causa del giudizio presupposto rilevante per l'equa riparazione, devono essere inclusi anche gli interessi liquidati nella decisione che definisce quel giudizio, poiché il credito per interessi è accessorio al credito per capitale e contribuisce a delineare la portata economica della controversia. In applicazione di tale principio ha cassato il decreto impugnato e ha rinviato la causa alla Corte d'appello di Perugia, in diversa composizione, anche per la liquidazione delle spese del giudizio di cassazione.

Norme richiamate

  • art. 5-ter L. n. 89/2001

    richiamato come base dell'opposizione avverso il decreto del consigliere designato nel procedimento di equa riparazione

  • art. 2 L. n. 89/2001

    richiamato dalle ricorrenti a sostegno della censura sulla quantificazione dell'indennizzo e del valore della causa

  • art. 2-bis L. n. 89/2001

    richiamato dalle ricorrenti per contestare il criterio di calcolo del valore della causa nel giudizio presupposto

  • art. 10 c.p.c.

    richiamato come norma violata nella determinazione del valore della causa, con riferimento alla computabilità degli accessori

  • art. 380-bis.1 c.p.c.

    richiamato per il deposito della memoria in prossimità dell'adunanza camerale

Massime di principio

  • Nel determinare il valore della causa del giudizio presupposto ai fini dell'equa riparazione ex L. n. 89/2001, devono essere considerati anche gli interessi liquidati nella decisione definitoria, perché essi costituiscono accessori del capitale e incidono sulla consistenza economica complessiva della controversia.
  • La valutazione del pregiudizio da irragionevole durata del processo deve essere ancorata alla reale portata economica della lite presupposta, senza limitarsi al solo capitale originariamente azionato quando gli accessori siano entrati a far parte del credito oggetto di definizione.
  • Se il giudice di merito omette di considerare gli accessori rilevanti nel valore della causa del processo presupposto, il decreto sull'equa riparazione è cassabile per violazione dei criteri legali di liquidazione.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioni
RamiProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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