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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 29504/2026 del 04/08/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha impugnato la sentenza della Corte d'appello che aveva confermato la condanna emessa in primo grado per tentato furto aggravato, in concorso con altro soggetto, relativo alla sottrazione di materiale ferroso di proprietà delle Ferrovie dello Stato da una stazione ferroviaria dismessa, materialmente caricato su un autocarro mediante gru e interrotto dall'intervento delle forze dell'ordine. Il ricorso articolava quattro motivi: 1) violazione di legge e del principio di offensività, sostenendo che il materiale si trovava su terreno abbandonato, privo di valore economico, e quindi non tutelabile come bene altrui; 2) violazione di legge in punto di elemento soggettivo, deducendo l'assenza di dolo per la collocazione del ferro insieme ad altri rifiuti in area priva di custodia e delimitazione; 3) violazione di legge sulla recidiva, contestando la valorizzazione della recidiva reiterata, specifica e infraquinquennale e affermando che le modalità del fatto escludevano premeditazione e consapevolezza; 4) violazione di legge sulle attenuanti generiche e sulla commisurazione della pena, lamentando il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e la sproporzione della pena, nonostante il comportamento collaborativo.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto infondati tutti i motivi di ricorso. Ha affermato che la motivazione della sentenza di appello si integrava con quella di primo grado e che la Corte territoriale aveva dato risposta logica e completa alle censure difensive. Nel merito, ha ritenuto corretta la configurazione del tentato furto aggravato: il materiale ferroso, pur apparentemente abbandonato e privo di recinzione o cartelli, rimaneva bene di proprietà pubblica e non poteva considerarsi res derelicta in difetto di una chiara volontà di dismetterlo definitivamente; inoltre, le modalità operative, con attrezzi professionali e gru, confermavano l'elemento soggettivo e la spregiudicatezza dell'azione. Ha ritenuto altresì congrua la valutazione sulla recidiva e sulla mancata concessione delle attenuanti generiche, valorizzando i precedenti penali, l'organizzazione del fatto, il valore del materiale e l'irrilevanza dell'ammissione di responsabilità perché l'imputato era stato sorpreso in flagranza. Il ricorso è stato quindi rigettato con condanna al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 56 c.p.

    richiamato per qualificare la condotta come tentativo di furto, rimasto allo stadio di tentativo per l'intervento delle forze dell'ordine

  • art. 110 c.p.

    richiamato per il concorso di persone nel reato

  • art. 624 c.p.

    base normativa del furto contestato

  • art. 625, comma primo, n. 7, c.p.

    richiamato come aggravante del furto; la Corte esclude che l'apparente abbandono del bene ne faccia venir meno l'altruità o la tutelabilità

  • art. 606, comma 1, lett. b), c.p.p.

    norma processuale richiamata come parametro dei motivi di ricorso per violazione di legge e vizi della motivazione

  • art. 606, comma 1, lett. c), c.p.p.

    norma processuale richiamata per i motivi dedotti in cassazione

  • art. 47 c.p.

    richiamato dalla difesa in tema di errore; la Corte non ne ravvisa la sussistenza

  • art. 99 c.p.

    richiamato per la recidiva, ritenuta correttamente valorizzata dai giudici di merito

  • art. 62-bis c.p.

    richiamato per le attenuanti generiche, negate in considerazione dei precedenti e delle modalità del fatto

  • art. 133 c.p.

    richiamato per i criteri di commisurazione della pena, applicati con motivazione congrua

  • art. 27 Cost.

    richiamato dalla difesa a sostegno della doglianza sulla proporzionalità della pena

Massime di principio

  • In tema di furto, la cosa non può considerarsi abbandonata solo perché collocata in un'area dismessa o priva di custodia: perché si abbia derelizione occorre una chiara volontà del proprietario di dismettere definitivamente il bene, desumibile dalle condizioni di tempo e di luogo.
  • L'assenza di recinzione, cartelli o presidio non esclude di per sé l'altruità della cosa né la configurabilità del tentativo di furto, se il bene resta riconducibile alla sfera proprietaria del titolare ed è suscettibile di controllo o successiva riappropriazione.
  • La verifica dell'elemento soggettivo del reato va effettuata alla luce delle concrete modalità esecutive: l'uso di mezzi professionali, l'organizzazione dell'azione e la condotta tenuta in pieno giorno possono essere indici univoci di consapevolezza dell'altruità del bene e di volontà appropriativa.
  • Nel giudizio di legittimità la Corte non può sostituire la propria valutazione a quella di merito, ma deve verificare se i giudici di merito abbiano esaminato tutti gli elementi rilevanti e abbiano reso una motivazione logica, completa e coerente.
  • La motivazione della sentenza di appello può integrarsi con quella di primo grado quando le due decisioni concordano nella valutazione delle prove e l'appello non introduce elementi nuovi ma ripropone questioni già affrontate.
  • La recidiva e la concessione delle attenuanti generiche sono valutazioni discrezionali del giudice di merito, sindacabili in cassazione solo per manifesta illogicità o mancanza di motivazione, e possono essere negate quando emergano precedenti penali, organizzazione del fatto e significativa offensività della condotta.

Come è indicizzato

MaterieFurtoImpugnazioniCircostanze del reatoPena e commisurazioneElemento soggettivo
RamiDelitti contro il patrimonioProcesso penaleParte generale
IstitutiTentativoRecidiva

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