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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 41201/2025 del 23/12/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La ricorrente ha chiesto la revoca e/o la sospensione dell'ordine di demolizione relativo a un manufatto oggetto della sentenza della Corte di appello di Salerno del 18/01/2010 (divenuta irrevocabile). L'istanza si fondava sulla presentazione di due procedimenti amministrativi: 1) domanda di condono edilizio ai sensi della legge 326/2003 (procedura R.E.D. n. 5/2011), non ancora definita con diniego espresso; 2) istanza di permesso a costruire in sanatoria (art. 36 d.P.R. 380/2001) assunta il 17/10/2024. La ricorrente deduceva che, in presenza di tali domande, l'ordine di demolizione risultava ingiusto e andava sospeso o revocato, lamentando inoltre che la Corte territoriale non avesse svolto istruttoria circa la procedura di condono e non avesse ascoltato il responsabile dell'Ufficio tecnico comunale. Sosteneva infine che fosse prevedibile nel breve termine l'adozione di provvedimenti amministrativi incompatibili con l'ordine di demolizione.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che parte del motivo fosse inammissibile per motivo non consentito e il resto manifestamente infondato. Il giudice dell'esecuzione aveva correttamente rilevato il diniego già emesso riguardo all'istanza di permesso in sanatoria, motivato dalla presenza di vincoli paesaggistici sull'intero territorio comunale di Tramonti e dalla natura dell'intervento (nuova costruzione non sanabile). Sulla base di tali elementi la Corte ha concluso che non ricorrevano i presupposti per la sospensione o revoca dell'ordine di demolizione e che era superfluo sentire il responsabile dell'Ufficio tecnico. La censura sulla mancata istruttoria circa il condono è stata considerata, in sostanza, una richiesta di assunzione di prova non proponibile in sede di legittimità; inoltre la giurisprudenza e gli atti acquisiti indicavano l'impossibilità di sanatoria. Conseguentemente il ricorso è stato dichiarato inammissibile e la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese del procedimento e, ai sensi dell'art. 616 c.p.p., al versamento di euro 3.000 in favore della cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 111 Cost.

    Richiamato dalla ricorrente nel censurare la violazione del diritto di difesa e del corretto svolgimento del processo; la Corte non ha ritenuto sussistente violazione rilevante ai fini della decisione.

  • art. 606, comma 1, lett. e), cod. proc. pen.

    Richiamato dalla ricorrente per lamentare vizio di motivazione (manifesta illogicità). La Corte ha ritenuto la censura in parte non proponibile e, per la parte valutabile, manifestamente infondata in quanto la motivazione si fondava su atti amministrativi già acquisiti (diniego di sanatoria) e su ragioni paesaggistiche.

  • art. 606, comma 1, lett. b), cod. proc. pen.

    Richiamato per contestare l'erronea applicazione della legge penale; la Corte ha ritenuto la doglianza ripetitiva di quelle del primo motivo e manifestamente infondata.

  • art. 36 d.P.R. 380/2001 (permesso in sanatoria)

    La Corte ha interpretato che, alla luce del diniego amministrativo acquisito, l'intervento non rientrava tra quelli sanabili: in presenza di vincoli paesaggistici e di nuova costruzione la sanatoria ex art. 36 non è possibile, rendendo inidonee le istanze amministrative a sospendere o revocare l'ordine di demolizione.

  • legge 326/2003 (condono edilizio)

    Secondo la Corte, la procedura di condono non era applicabile al caso (nuova costruzione in zona vincolata), pertanto la mera esistenza di una domanda di condono pendente non comportava la sospensione dell'esecuzione né giustificava la revoca dell'ordine di demolizione.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma utilizzata per la condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali e alla multa (equo importo di euro 3.000) a favore della cassa delle ammende per il ricorso dichiarato inammissibile.

Massime di principio

  • La proposizione di una istanza amministrativa (condono o sanatoria) non sospende automaticamente l'esecuzione di un ordine di demolizione: occorre che l'atto amministrativo sopravvenuto sia concreto, favorevole e suscettibile di rendere incompatibile l'ordine di demolizione.
  • Se è già stato emesso un provvedimento amministrativo negativo (diniego) motivato e acquisito al fascicolo, il giudice dell'esecuzione può basarsi su tale atto per escludere la sospensione o revoca dell'ordine di demolizione senza ulteriori istruttorie inutili.
  • La presenza di vincoli paesaggistici o urbanistici che escludono la possibilità di sanatoria è decisiva: domande di condono o di sanatoria riferite a opere in zone vincolate o per nuove costruzioni difficilmente giustificano la sospensione dell'esecuzione.
  • Dinanzi alla Corte di cassazione non è possibile ottenere l'assunzione di nuove prove o richieste istruttorie tipiche del giudizio di merito; le censure di mancata istruttoria che, di fatto, richiedono acquisizione probatoria possono risultare inammissibili o improduttive in sede di legittimità.
  • Per ottenere la sospensione o revoca di un ordine di demolizione è necessario dimostrare la ragionevole prevedibilità e l'alta probabilità dell'adozione, nel breve termine, di un provvedimento amministrativo incompatibile; mere prospettazioni o istanze pendenti non sono sufficienti.

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