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Cassazione Penale, Ordinanza n. 26361/2026 del 14/07/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, rilevando che la doglianza investiva una pena concordata e richiesta dallo stesso imputato e che, in ogni caso, non sussisteva alcuna illegalità della pena. Ha quindi condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

Nel giudizio di appello l'imputato era stato condannato per rapina e lesioni personali, con rideterminazione della pena a seguito di concordato tra le parti: esclusa la recidiva, riconosciuta la prevalenza delle attenuanti generiche e confermata nel resto la decisione di primo grado. In cassazione l'imputato ha dedotto un solo motivo, lamentando l'illegalità della pena per l'aumento ex art. 81 c.p. relativo al delitto di lesioni aggravate, sostenendo che fosse stata irrogata anche una pena pecuniaria non prevista dalla comminatoria edittale. La Corte ha ritenuto il ricorso inammissibile per carenza di interesse, poiché la pena contestata era stata espressamente richiesta dal medesimo imputato nel concordato, e comunque infondato nel merito, perché la pena pecuniaria applicata al reato continuato era conforme ai principi affermati dalle Sezioni Unite sulla legalità della pena e sul trattamento sanzionatorio dei reati puniti con pene eterogenee.

Norme richiamate

  • art. 110 c.p.

    richiamato quale titolo di imputazione del reato di rapina in concorso

  • art. 628 c.p.

    norma incriminatrice della rapina contestata all'imputato

  • art. 582 c.p.

    norma incriminatrice del delitto di lesioni contestato all'imputato

  • art. 81 c.p.

    la continuazione consente l'aumento di pena per il reato satellite; nel caso di reati puniti con pene eterogenee l'aumento deve essere calcolato secondo i criteri della pena unitaria progressiva, con eventuale ragguaglio ai sensi dell'art. 135 c.p.

  • art. 135 c.p.

    richiamato come criterio di ragguaglio tra pena detentiva e pena pecuniaria nei reati uniti dal vincolo della continuazione

  • art. 610 c.p.p.

    consente la definizione del procedimento senza formalità quando il ricorso è inammissibile

  • art. 81 c.p.

    richiamato in relazione al delitto continuato e all'aumento di pena per il reato satellite

  • art. 610 c.p.p.

    base normativa per la trattazione de plano del ricorso

Massime di principio

  • Costituisce pena illegale solo la sanzione che, per specie o per quantità, non corrisponde alla cornice edittale prevista per la fattispecie incriminatrice, oppure quella determinata sulla base di una cornice edittale non applicabile perché dichiarata incostituzionale o applicata in violazione del divieto di retroattività in malam partem.
  • Nel reato continuato, la pena va determinata applicando l'aumento sul reato satellite secondo i criteri della pena unitaria progressiva; se i reati sono puniti con pene eterogenee, l'aumento deve riguardare entrambe le componenti sanzionatorie previste per il reato più grave, con eventuale ragguaglio della pena pecuniaria.
  • Non è configurabile interesse a ricorrere quando si censura in cassazione una pena che risulta espressamente concordata e richiesta dallo stesso imputato in sede di merito.
  • La pena pecuniaria può essere legittimamente applicata anche al reato satellite nel quadro della continuazione, quando ciò sia conforme al criterio sanzionatorio elaborato dalla giurisprudenza di legittimità e alla richiesta delle parti.

Come è indicizzato

MateriePena e commisurazioneImpugnazioni
RamiParte generaleProcesso penale
IstitutiContinuazione

Testo integrale

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