Cassazione Civile, Ordinanza n. 16935/2023 del 14/06/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (proprietari)
La controversia
La controversia origina da più azioni proposte da acquirenti di appartamenti nello stabile denominato Palazzo Grano, i quali hanno chiesto l'accertamento del diritto di parcheggio sull'area antistante il fabbricato, invocando la disciplina della legge n. 765/1967, e la condanna dei convenuti al rilascio dell'area. Il Tribunale aveva rigettato la domanda ritenendo insussistente un vincolo pertinenziale tra edificio e area a parcheggio. La Corte d'appello, invece, aveva riformato la decisione riconoscendo il diritto d'uso del parcheggio in favore degli attori, valorizzando le risultanze della consulenza tecnica d'ufficio e la ricostruzione dei titoli e degli elaborati progettuali. Il ricorrente per cassazione ha censurato tale decisione con due motivi strettamente connessi: con il primo ha denunciato omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione e violazione dell'art. 115, comma 1, c.p.c., sostenendo che il giudice di merito avrebbe aderito acriticamente alla consulenza tecnica d'ufficio e avrebbe prodotto una indebita "metamorfosi" della decisione; con il secondo ha denunciato omesso esame di un fatto decisivo ex art. 360, n. 5, c.p.c., deducendo che la Corte territoriale non avrebbe considerato la pretesa inidoneità strutturale dell'area destinata a parcheggio, perché sovrastante magazzini e non sottoposta a prove di carico, oltre alla possibilità di utilizzo di un'altra area. La Corte di cassazione ha ritenuto entrambi i motivi diretti a contestare un accertamento in fatto riservato al giudice di merito, confermato da motivazione ritenuta congrua e specifica, e ha osservato che le critiche alla consulenza tecnica erano formulate in modo generico e non autosufficiente, senza specifica trascrizione dei passaggi rilevanti e delle contestazioni dedotte nei gradi di merito.
La decisione
La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha affermato che le censure, pur formalmente incardinate negli artt. 360, nn. 3 e 5, c.p.c., miravano in realtà a sollecitare una rivalutazione del fatto e delle conclusioni della consulenza tecnica d'ufficio, attività riservata al giudice di merito quando la motivazione sia adeguata. Ha inoltre evidenziato che il giudice d'appello aveva già considerato il profilo della copertura dei magazzini e che il ricorrente non aveva specificamente allegato di avere sottoposto nei precedenti gradi la questione delle prove di carico, né aveva trascritto compiutamente le parti della consulenza contestate. Conseguentemente, il ricorso è stato respinto con condanna del ricorrente alle spese e con l'ulteriore contributo unificato ex art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115/2002.
Norme richiamate
La censura non può tradursi in una richiesta di sostituire al giudizio di merito una diversa valutazione delle risultanze istruttorie e della consulenza tecnica d'ufficio; il ricorso che contesti l'accertamento fattuale deve comunque confrontarsi con la motivazione della sentenza impugnata.
Il motivo formalmente prospettato come violazione di legge non è ammissibile quando, nella sostanza, mira a contestare la ricostruzione del fatto compiuta dal giudice di merito.
L'omesso esame di un fatto decisivo richiede la deduzione specifica di un fatto storico discusso tra le parti e non può ridursi a una critica generica della consulenza tecnica o della motivazione di merito.
art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115/2002
In caso di rigetto del ricorso sussistono i presupposti per il versamento dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato, se dovuto.
L. n. 765/1967
La disciplina urbanistica relativa agli spazi da destinare a parcheggio è richiamata quale base della domanda di accertamento del diritto d'uso dell'area.
Massime di principio
- Le censure che investono una consulenza tecnica d'ufficio devono essere specifiche e autosufficienti: non basta lamentare genericamente lacune, errori o acritica adesione del giudice alle conclusioni peritali, ma occorre indicare puntualmente le circostanze contestate, trascrivere i passaggi rilevanti della relazione e riportare le critiche sollevate nei gradi di merito.
- Il controllo della Corte di cassazione non può risolversi in una nuova valutazione del merito o delle risultanze istruttorie quando la sentenza impugnata abbia reso una motivazione congrua e non apparente sull'accertamento dei fatti.
- La deduzione di omesso esame di un fatto decisivo ex art. 360, n. 5, c.p.c. presuppone l'indicazione di un preciso fatto storico, discusso e decisivo; non è sufficiente contrapporre una diversa lettura tecnica o valorizzare elementi istruttori già esaminati dal giudice di merito.
- Quando il giudice di merito ha già considerato il fatto asseritamente trascurato, la censura di omesso esame è infondata, anche se la parte ritenga erronea o incompleta la valutazione compiuta.
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