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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 40865/2025 del 19/12/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnano la sentenza d'appello che aveva confermato la loro responsabilità per bancarotta patrimoniale e documentale. Le censure principali riguardano: 1) carenza di motivazione sulla sussistenza del dolo specifico richiesto per il reato di bancarotta documentale (art. 216, comma 1, n.2 legge fallimentare), con particolare riferimento al capo c) dell'imputazione e alla presunta impossibilità di provare chi materialmente sottrasse la contabilità; 2) contestazione della fittizietà del verbale di consegna delle scritture contabili al socio Spartaco Borri e dell'effettiva esistenza dei beni elencati; 3) capacità di Deganis di partecipare alle operazioni distrattive e di aver svolto solo un ruolo formale, non gestionale; 4) vizio di motivazione e genericità nella determinazione delle pene principali e accessorie e omessa specifica argomentazione sulla congruità delle riduzioni operate dalla Corte d'appello. Alcuni motivi sono inoltre formulati con genericità o costituiscono invito a rivalutare il materiale probatorio di merito.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto i ricorsi complessivamente infondati e li ha respinti. Ha confermato la valutazione delle sentenze di merito secondo cui: 1) il dolo specifico per la bancarotta documentale poteva essere desunto dalla disamina complessiva dei fatti e dalle circostanze conclusive che indicavano la finalizzazione omissiva all occultamento delle vicende gestionali e al pregiudizio dei creditori; 2) il verbale di consegna della contabilità e gli elenchi dei beni, nonostante le contestazioni di fittizietà, si inquadrano in una strategia dissimulatoria comprovata dagli elementi di prova; 3) è correttamente ricostruito il concorso di persone, con Di Miceli in ruolo dominante e Deganis quale amministratore formale che si era comunque reso partecipe e cooperante; 4) le doglianze sulla determinazione delle pene sono generiche o non tengono conto della motivazione del giudice di merito, per cui non sussistono vizi di legge tali da giustificare la cassazione. Conseguentemente i ricorsi sono stati rigettati e i ricorrenti condannati al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

Massime di principio

  • Il dolo specifico richiesto per la bancarotta documentale fraudolenta può essere desunto dalla condotta complessiva e dalle circostanze che mostrano la finalizzazione all occultamento delle vicende gestionali e al pregiudizio dei creditori; non è sempre necessaria la prova dell autore materiale della sottrazione.
  • Il concorso di persone nei reati di bancarotta si configura quando vi è cooperazione e consapevolezza della finalità illecita; non è necessario che tutti gli imputati compiano materialmente tutti gli atti, purché emerga la partecipazione e la volontà comune di arrecare pregiudizio ai creditori.
  • La valutazione sulla fittizietà di documenti o sulla esistenza dei beni è questione di merito: la Cassazione non interviene per riconsiderare le prove salvo vizi logico-giuridici nella motivazione.
  • La redazione di inventari o la formale trasmissione di contabilità a terzi, inserite in un contesto indiziario di distrazione, possono essere considerate atti strumentali volti a occultare la reale destinazione dei beni e avallare una responsabilità per bancarotta patrimoniale.
  • Le doglianze generiche sulla determinazione delle pene o sulle pene accessorie sono inammissibili se non si confrontano con la specifica motivazione di merito; il giudice di appello può modificare le pene accessorie in rapporto alla valutazione complessiva.

Testo integrale

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