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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 22960/2023 del 25/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere che, in accoglimento dell'istanza di riesame ex art. 322 c.p.p., aveva annullato il decreto del GIP (Tribunale di Napoli Nord) con cui era stato disposto il sequestro preventivo diretto e per equivalente del profitto del reato di truffa (art. 640 c.p., primo e secondo comma, n.1) fino alla somma di euro 1.283,00. Il Procuratore deduce motivazione illogica e contraddittoria per omesso esame di elementi ritenuti decisivi (note della Segretaria generale del Comune, chat ed estratti telefonici, cartellini di presenza che attesterebbero riconoscimenti sistematici di ore eccedenti), sostenendo che la disorganizzazione era un alibi per un sistema truffaldino a favore dei lavoratori socialmente utili e che ciò non è stato adeguatamente valutato dal Tribunale del riesame.

La decisione

Il ricorso per cassazione è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto che il rimedio avverso ordinanze in materia di sequestro preventivo è ammesso solo per violazione di legge e che non fosse ravvisabile un vizio di motivazione così radicale da equivalere all'assenza o mera apparenza della motivazione. La Corte ha inoltre richiamato la giurisprudenza che limita il sindacato sulla sussistenza degli indizi di colpevolezza nelle misure cautelari reali, pur sottolineando l'obbligo del giudice del riesame di valutare in modo puntuale la compatibilità degli elementi con la fattispecie penale e di considerare le confutazioni difensive. Nel caso di specie il Tribunale aveva dato conto degli elementi a fondamento della decisione e la censura del Procuratore si traduceva in una richiesta di diversa valutazione del materiale probatorio, non idonea a fondare il ricorso per cassazione. Inoltre è richiamato l'onere dell'eventuale parte che eccepisce omissione di prova ai sensi dell'art. 325 c.p.p.

Norme richiamate

  • D.L. n. 137/2020, art. 23, comma 8 (conv. L. 18/12/2020, n. 176)

    Disposizione procedurale che ha consentito il trattamento del procedimento con contraddittorio scritto; richiamata per rilevare la modalità di trattazione del ricorso.

  • art. 322 cod. proc. pen.

    Norma che disciplina l'istanza di riesame avverso provvedimenti del giudice per le indagini preliminari; il Tribunale del riesame ha annullato il decreto di sequestro sulla base di tale procedimento.

  • art. 640-quater cod. pen.

    Norma richiamata come fondamento della misura di sequestro preventivo diretto e per equivalente del profitto del reato; autorizza misure patrimoniali sui proventi di reati come la truffa.

  • art. 640 cod. pen., primo e secondo comma, n. 1

    Definizione del reato di truffa contestato (quali fattispecie di riferimento per il sequestro del profitto).

  • art. 606, comma 1, lett. e) cod. proc. pen.

    Richiamata nella parte in cui si distingue tra vizi rilevabili in cassazione e mera illogicità della motivazione: la Corte evidenzia che non ogni critica alla logica motivazionale può costituire valida censura in cassazione nelle misure reali.

  • art. 273 cod. proc. pen.

    Norma sulle condizioni per l'applicabilità delle misure cautelari personali; la giurisprudenza richiamata chiarisce che tali condizioni non sono estensibili automaticamente alle misure cautelari reali.

  • art. 325, comma 1 cod. proc. pen.

    Stabilisce l'onere di chi lamenta l'omesso esame di punti decisivi: occorre allegare l'elemento indiziario, dimostrarne l'esistenza negli atti e spiegare la sua decisività per il ricorso per cassazione.

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Richiamato con riferimento ai limiti della motivazione del motivo di ricorso enunciato nei limiti strettamente necessari per la decisione.

Massime di principio

  • Il ricorso per cassazione avverso ordinanze di sequestro preventivo è ammissibile principalmente per violazione di legge: non sono generalmente idonee a determinare l'accoglimento del ricorso semplici richieste di diversa valutazione del materiale probatorio.
  • Nel riesame di misure cautelari reali il giudice deve verificare la compatibilità degli elementi processuali con la fattispecie legale (fumus commissi delicti) ma senza anticipare la decisione di merito; tuttavia deve considerare puntualmente le risultanze e le censure difensive se rilevanti.
  • Lamentare l'omesso esame di elementi decisivi richiede di rispettare l'onere probatorio previsto dall'art. 325 c.p.p.: indicare l'elemento, dimostrarne la presenza negli atti e spiegare la sua importanza decisiva; altrimenti la censura rischia di essere considerata una mera richiesta di diverso apprezzamento probatorio.
  • Per impugnare con successo una decisione che annulla o rigetta un sequestro, è necessario dimostrare un vizio di motivazione radicale (assenza o mera apparenza della motivazione) o una concreta violazione di legge, non semplicemente proporre elementi che consentano una valutazione alternativa dei fatti.
  • Quando si sospetta che disorganizzazione amministrativa sia stata usata come copertura per condotte dolose, è essenziale che l'accusa produca elementi indiziari specifici e congruenti (documentazione, comunicazioni interne, analisi oggettive dei cartellini e dei flussi finanziari) e che dimostri la riconducibilità di tali elementi alla fattispecie penale, tenendo conto che il giudice del riesame deve rappresentare nella motivazione la coerenza tra fatti e norma contestata.

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