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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 17346/2024 del 26/04/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione della sentenza di appello che confermava la condanna per ricettazione di un assegno. Due censure principali: 1) negata concessione dell'attenuante di cui all'art. 62 n.6 cod. pen. per presunto mancato risarcimento del danno al derubato; 2) omissione da parte della Corte di appello di valutare la richiesta, depositata con memoria prima dell'udienza, di applicazione delle pene sostitutive previste dall'art. 20-bis cod. pen. (riforma Cartabia) per le pene detentive brevi, con conseguente mancata decisione sulla sostituzione della pena.

La decisione

Il ricorso in Cassazione è stato accolto parzialmente. Il primo motivo (riferito all'attenuante per risarcimento) è stato ritenuto infondato: la Corte territoriale aveva correttamente valutato che il risarcimento fatto a terzi non equivale a risarcimento al proprietario derubato e che il risarcimento non era stato effettuato anteriormente al giudizio, requisito richiesto dall'art. 62 n.6. Il secondo motivo è stato ritenuto fondato: la Corte di appello ha omesso di valutare la richiesta tempestivamente depositata dall'imputato relativa all'applicazione delle nuove pene sostitutive (applicabili anche ai procedimenti d'appello pendenti per effetto dell'art. 95 D.Lgs. 150/2022). La Corte di cassazione ha annullato la sentenza impugnata limitatamente all'omessa valutazione della richiesta di sostituzione della pena e ha disposto il rinvio ad altra sezione della Corte d'Appello di Palermo per nuovo giudizio su tale punto; il resto della sentenza è stato confermato (rigetto del ricorso negli altri punti).

Norme richiamate

  • art. 62 n.6 cod. pen.

    L'attenuante per risarcimento richiede il risarcimento al proprietario del bene sottratto e la sua effettuazione anteriormente al giudizio; il pagamento a terzi o a intermediari non soddisfa il requisito.

  • Sez.1, n. 11855 del 03/07/1980 (Mastini)

    "non costituisce risarcimento integrale del danno prodotto dal reato di ricettazione la restituzione della somma ricevuta dal ricettatore a titolo di intermediazione..."

    Giurisprudenza consolidata che esclude il riconoscimento dell'attenuante quando il risarcimento non sia stato destinato al proprietario derubato e non comprenda tutti i danni richiesti dalla norma.

  • art. 95 D.Lgs. 150/2022

    "Le norme previste dal Capo III della legge 24 novembre 1981, n. 689, se più favorevoli, si applicano anche ai procedimenti penali pendenti in primo grado o in grado di appello al momento dell'entrata in vigore del presente decreto"

    Disposizione transitoria che rende immediatamente applicabili, ai procedimenti d'appello pendenti, le nuove regole sulle pene sostitutive introdotte dalla riforma Cartabia, se più favorevoli.

  • art. 545-bis cod. proc. pen.

    "Quando è stata applicata una pena detentiva non superiore a quattro anni e non è stata ordinata la sospensione condizionale, subito dopo la lettura del dispositivo, il giudice, se ricorrono le condizioni per sostituire la pena detentiva con una delle pene sostitutive di cui all'articolo 53 della legge 24 novembre 1981, n. 689, ne dà avviso alle parti. Se l'imputato, personalmente o a mezzo di procuratore speciale, acconsente... il giudice, sentito il pubblico ministero, quando non è possibile decidere immediatamente, fissa una apposita udienza non oltre sessanta giorni..."

    La norma disciplina la procedura di applicazione delle pene sostitutive in sede di decisione: il giudice deve informare le parti e acquisire il consenso o comunque non può procedere d'ufficio senza la richiesta o il consenso dell'imputato; se non può decidere immediatamente, deve fissare udienza entro 60 giorni per acquisire informazioni.

  • art. 597 cod. proc. pen.

    Prevede ipotesi in cui il giudice d'appello può applicare d'ufficio alcune misure (es. sospensione condizionale), ma non comprende le pene sostitutive: queste ultime richiedono manifestazione di volontà dell'imputato e non possono essere concesse d'ufficio.

  • art. 20-bis cod. pen.

    Contiene le nuove ipotesi di pene sostitutive delle pene detentive brevi (riforma Cartabia); la loro applicabilità in appello è subordinata a richiesta del difensore o manifestazione di volontà dell'imputato, effettuata almeno entro l'udienza di discussione.

  • Sez.6, n. 33027 del 10/05/2023 (Agostino) e Sez.6, n. 46782 del 29/09/2023 (Borazio)

    "in tema di pene sostitutive... è necessaria una richiesta in tal senso dell'imputato, da formulare non necessariamente con l'atto di gravame, ma che deve comunque intervenire, al più tardi, nel corso dell'udienza di discussione in appello"

    Giurisprudenza recente che chiarisce il termine ultimo per la richiesta di pene sostitutive (udienza di discussione in appello) e conferma che il giudice è tenuto a pronunciarsi solo se tale istanza è stata avanzata.

Massime di principio

  • Per ottenere l'attenuante di cui all'art. 62 n.6 cod. pen. il risarcimento deve essere rivolto al proprietario derubato e deve essere avvenuto anteriormente al giudizio; pagamenti a intermediari o ad altri soggetti non sono sufficienti.
  • Le disposizioni della riforma Cartabia sulle pene sostitutive (art. 20-bis e norme collegate) si applicano ai procedimenti d'appello pendenti per effetto dell'art. 95 D.Lgs. 150/2022, ma la loro applicazione richiede una richiesta o il consenso dell'imputato; non possono essere imposte d'ufficio dal giudice.
  • La richiesta di sostituzione della pena può essere presentata anche dopo l'atto di appello, ma deve comunque intervenire al più tardi nel corso dell'udienza di discussione in appello; se depositata prima dell'udienza, la Corte d'appello è tenuta a valutarla o a fissare udienza integrativa nei termini previsti.
  • Se la Corte territoriale omette di valutare una richiesta tempestiva relativa a pene sostitutive, la sentenza è annullabile nella parte relativa a quella omissione e il giudice di legittimità può disporre il rinvio per nuovo esame; quindi è obbligatorio motivare specificamente il rigetto o l'accoglimento della richiesta.
  • Quando il giudice rileva la possibilità astratta di sostituire la pena, se mancano elementi per decidere può acquisire informazioni dall'Ufficio di esecuzione penale esterna o dalla polizia giudiziaria e fissare udienza entro 60 giorni per decidere la sostituzione.

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