Cassazione Penale, Sentenza n. 49235/2022 del 27/12/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Padova che aveva disposto il sequestro preventivo (ai fini della confisca per sproporzione) di euro 32.300,00 a carico di Schillaci, sancito a seguito dell'impugnazione del pubblico ministero avverso il decreto del GIP che aveva in origine respinto la richiesta di sequestro. Il ricorrente denunciava: errata applicazione degli artt. 8 e 12 ter d.lgs. 74/2000; vizio di motivazione per omissione di considerazione della memoria difensiva (che invocava l'art. 9 d.lgs. 74/2000 escludente il concorso tra emittente e utilizzatore di fatture false); mancata individuazione del profitto del reato e dunque assenza dei presupposti per il sequestro per sproporzione; e legittima provenienza delle somme sequestrate (euro 20.000 rinvenuti nell'abitazione e euro 12.300 nella sede della società, giustificati da una delibera di assegnazione utili del 30/06/2022).
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per genericità e manifesta infondatezza. Ha ritenuto che il Tribunale di Padova avesse fornito motivazione adeguata: la sussistenza di indizi di concorso nel reato di emissione di fatture per operazioni inesistenti si fondava sul fatto non contestato che le fatture inesistenti non erano state utilizzate nelle dichiarazioni fiscali, circostanza che consente la configurabilità del concorso del potenziale utilizzatore secondo l'ordinaria disciplina dell'art. 110 c.p.; la deroga di cui all'art. 9 d.lgs. 74/2000 non opera nel caso in cui le fatture non siano state utilizzate. Quanto al sequestro per sproporzione (art. 12 ter d.lgs. 74/2000 e art. 240 bis c.p.), il Tribunale ha provato il superamento della soglia di rilevanza (fatture superiori a 1 milione di euro, sopra la soglia di 200.000) e la sproporzione tra le somme rinvenute e i redditi dichiarati (reddito medio annuo del ricorrente di circa euro 9.300), ritenendo insufficiente la delibera assembleare quale giustificazione della provenienza poiché successiva al rinvenimento delle somme. La Corte ha inoltre richiamato il divieto di sindacare in Cassazione valutazioni di fatto e di motivazione sulle misure cautelari reali (art. 325 c.p.p.). Il ricorrente è stato condannato alle spese e al versamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle Ammende.
Norme richiamate
Disciplina il reato di emissione di fatture per operazioni inesistenti; la Corte ha ritenuto che il potenziale utilizzatore possa concorrere con l'emittente nel reato di emissione se le fatture non sono state ancora utilizzate, secondo l'ordinaria disciplina del concorso di persone (art. 110 c.p.).
Norma derogatoria che evita la doppia punibilità quando vi sia la sola emissione o la sola utilizzazione delle fatture; la sentenza interpreta tale deroga nel senso che non impedisce il concorso del potenziale utilizzatore quando le fatture non sono state effettivamente utilizzate.
Prevede la confisca per sproporzione e le soglie di rilevanza penale (lett. c) soglia di euro 200.000,00). La Corte ha ritenuto applicabile la misura quando il valore delle fatture inesistenti supera la soglia e vi è sproporzione tra disponibilità e redditi dichiarati.
Collegato alle misure ablative patrimoniali (confisca per sproporzione); usato insieme all'art. 12 ter per giustificare il sequestro preventivo in vista della confisca.
Disciplina il concorso di persone nel reato; la Corte richiama che il potenziale utilizzatore può concorrere con l'emittente secondo questa norma quando sussistono gli elementi del concorso.
Limita il sindacato di legittimità sulle motivazioni di fatto nelle misure cautelari reali: in Cassazione non è consentito contestare valutazioni di fatto o l'adeguatezza della motivazione circa l'accertamento della provenienza illecita dei beni.
Prevede le conseguenze economiche per la dichiarazione di inammissibilità del ricorso; la Corte ha condannato il ricorrente alle spese e a un versamento equitativamente determinato.
Massime di principio
- L'art. 9 d.lgs. 74/2000 non produce un'esclusione assoluta del concorso tra emittente e potenziale utilizzatore: se le fatture inesistenti non sono ancora state "utilizzate" (es. non sono state inserite in dichiarazione), il potenziale utilizzatore può configurare concorso con l'emittente secondo l'art. 110 c.p.
- Per disporre sequestro preventivo in funzione di confisca per sproporzione (art. 12 ter d.lgs. 74/2000 e art. 240 bis c.p.) devono emergere indizi che consentano di ritenere individuato il profitto o l'illecita provenienza e il superamento delle soglie di rilevanza previste; occorre anche una sproporzione rispetto ai redditi leciti dichiarati.
- La semplice produzione tardiva di deliberazioni societarie giustificative (es. distribuzioni di utili) può essere valutata come insufficiente se è successiva al rinvenimento delle somme; la prova della lecita provenienza richiede congrua dimostrazione anteriore e coerente.
- In Cassazione, nelle materie delle misure cautelari reali, è molto limitata la possibilità di contestare la valutazione del giudice di merito: sono inammissibili censure che mirano a rinnovare il giudizio sulla valutazione di fatti e prove (art. 325 c.p.p.).
- I ricorsi devono confrontare specificamente e criticamente la motivazione impugnata: censure generiche o prive di confronto diretto con i punti decisivi della motivazione comportano l'inammissibilità.
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