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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 33656/2025 del 13/10/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che ha respinto l'istanza di dissequestro di un magazzino sito in Scalea, intestato formalmente alla ricorrente ma ritenuto nella disponibilità piena dell'indagato Tammaro Della Gatta (padre), indagato per usura aggravata ed estorsione; dedotte (i) violazione di legge e carenza di motivazione ex art. 321 c.p.p. in ordine al periculum in mora nella ordinanza genetica; (ii) mancata prova della disponibilità effettiva dell'immobile da parte dell'indagato e prova della provenienza lecita della provvista (bonifici, polizza assicurativa) che avrebbe consentito l'acquisto da parte della figlia; memoria integrativa ha richiamato più recente giurisprudenza sul carico probatorio dell'accusa in tema di intestazione fittizia.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto corretta l'applicazione dei principi di diritto da parte del Collegio del riesame e ha condiviso l'orientamento secondo cui il terzo interessato dal sequestro penale può contestare in sede di appello/legittimità solo la propria effettiva titolarità o disponibilità del bene e l'assenza di un proprio contributo al reato, ma non i presupposti cautelari quali periculum in mora o fumus commissi delicti. Sul punto sostanziale, il Tribunale aveva motivato l'esistenza di gravi indizi di intestazione fittizia: uso materiale dell'immobile da parte del padre, acquisto della figlia da minorenne e senza redditi, insufficiente prova documentale circa l'effettiva provenienza lecita della provvista e dei pagamenti dei canoni. La memoria difensiva tardiva e i riferimenti giurisprudenziali richiamati non hanno prodotto elementi idonei a mutare il giudizio. Perciò il ricorso è stato respinto (inammissibile) e la ricorrente condannata alle spese processuali e al pagamento di euro tremila.

Norme richiamate

  • art. 321 cod. proc. pen.

    Richiamato in relazione all'obbligo motivazionale sul periculum in mora; la Corte ha ritenuto che, nella specie, non sussista violazione di legge in quanto il giudice ha fornito motivazione adeguata e il terzo non è legittimato a censurare tale aspetto oltre a quanto consentito (titolarità/disponibilità).

  • art. 240-bis cod. pen.

    Norma sulla confisca per equivalente e presunzione in relazione a beni intestati a terzi; la Corte ribadisce che la confisca di beni ritenuti fittiziamente intestati a terzi richiede, anche nella fase cautelare, circostanze sintomatiche idonee a dimostrare la discordanza tra titolarità formale e disponibilità effettiva.

  • art. 644 cod. pen.

    Delitto di usura contestato all'indagato e rilevante ai fini della qualificazione del reato che giustifica il sequestro preventivo finalizzato alla confisca; la Corte prende atto della natura del reato in relazione all'operatività della misura.

  • art. 12-sexies D.L. 8 giugno 1992, n. 306 (conv. L. 7 agosto 1992, n. 356)

    Citato per analogia sulla presunzione relativa di illecita accumulazione patrimoniale che può riguardare anche beni intestati a coniuge/figli; utile a delineare quando la sproporzione patrimoniale può essere indizio di intestazione fittizia.

  • Sentenza Sezioni Unite "Putignano" n. 30355 del 27/03/2025

    Riferimento giurisprudenziale che ha affermato, nell'ambito delle misure di prevenzione, il principio secondo cui il terzo intestatario può rivendicare soltanto l'effettiva titolarità dei beni confiscati e non la mancanza dei presupposti della misura; principio esteso logicamente dalla Corte anche ai sequestri penali per equivalente.

  • Giurisprudenza richiamata (es. "Ellade", sentenze di merito citate)

    Richiami a precedenti che impongono la motivazione, anche sintetica, sul periculum in mora e sui criteri indiziari di intestazione fittizia; la Corte ritiene applicati correttamente tali principi nel caso concreto.

Massime di principio

  • Il terzo che chiede la restituzione di un bene sottoposto a sequestro preventivo può in sede di appello e di legittimità contestare prevalentemente la propria effettiva titolarità o disponibilità del bene e dimostrare di non aver contribuito al reato, ma non è autorizzato a impugnare, in via autonoma, i presupposti cautelari quali fumus e periculum in mora.
  • In caso di sequestro per equivalente finalizzato alla confisca di beni formalmente intestati a terzi, l'accusa ha l'onere probatorio di fornire elementi fattuali idonei a manifestare la discordanza tra titolarità formale e disponibilità effettiva (circostanze sintomatiche, indizi di interposizione), proporzionati alla fase processuale.
  • La giurisprudenza richiede che il giudice motivi, anche sinteticamente, le ragioni per le quali ritiene sussistente il periculum in mora e la fitticità dell'intestazione; la mera produzione di documenti generici non è sufficiente a scardinare la valutazione del giudice se non supportata da riscontri precisi.
  • Per contrastare un sequestro di beni intestati a terzi è fondamentale produrre prova documentale chiara e completa: tracciabilità della provvista (origine dei fondi, bonifici coincidenti, atti bancari), titoli di pagamento effettivi e documentazione che dimostri l'autonomia economica del terzo rispetto all'indagato.
  • Motivi nuovi o argomentazioni introdotte tardivamente (es. in memoria presentata oltre i termini) possono essere scartati se non giustificati e se reiterano questioni già affrontate; le contestazioni sostanziali vanno sollevate e documentate nelle fasi iniziali del procedimento.
  • Strategia pratica: il terzo interessato dovrebbe concentrare la difesa sulla prova di proprietà effettiva e indipendenza economica, ricostruendo la catena della provvista con documenti pubblici e bancari, e richiedere al primo grado (GIP/riesame) un'ampia acquisizione documentale per dimostrare l'assenza di interposizione.

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