Cassazione Penale, Sentenza n. 34195/2022 del 15/09/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti impugnavano la sentenza della Corte d'appello di Napoli che li aveva ritenuti responsabili del reato di tentata estorsione aggravata dall'aver agito come parte di un'associazione di tipo mafioso (art. 416-bis c.p.) finalizzata ad avvantaggiare il clan Licciardi. Le principali doglianze erano: omissione di motivazione sul rigetto della richiesta di rito abbreviato condizionato all'escussione della persona offesa Onofrio Pasquale; mancata integrazione istruttoria ex art. 603, comma 3 c.p.p.; errata valutazione delle prove e delle intercettazioni; richiesta di derubricazione in violenza privata (art. 610 c.p.); censura sull'applicazione delle aggravanti (metodo mafioso, recidiva) e sulle attenuanti generiche; vizi nella determinazione della pena e possibile violazione del divieto di "reformatio in peius" rispetto alla riduzione per il tentativo.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da Izzo per motivi in gran parte attinenti alla valutazione di merito e per la preclusione conseguente alla scelta del rito abbreviato "secco" dopo il rigetto del rito abbreviato condizionato; Izzo è stato condannato alle spese e a una somma alla Cassa delle ammende. Il ricorso di Esposito è stato parzialmente accolto: la Cassazione ha ritenuto fondata la censura relativa al trattamento sanzionatorio (errore nella determinazione della riduzione per il tentativo e violazione del divieto di aggravamento rispetto al primo grado) e ha annullato la sentenza impugnata limitatamente alla determinazione della pena nei confronti di Esposito, rinviando ad altra sezione della Corte d'appello di Napoli per la ricalcolazione della pena; per il resto i motivi di Esposito sono stati considerati inammissibili o di merito non sindacabili in cassazione.
Norme richiamate
La condotta è stata ritenuta aggravata per l'agevolazione del clan; la Corte ha confermato che l'aggravante del "metodo mafioso" riguarda anche atteggiamenti e modalità intimidatorie idonee a esercitare coartazione, anche se non esplicitamente riferite all'appartenenza al clan
Riferito al rito abbreviato condizionato: la Corte ricorda che se il rigetto del rito condizionato è seguito dall'opzione per il rito abbreviato "secco", il ricorrente non può poi dedurre in cassazione la mancata ammissione della prova cui era subordinata l'iniziale richiesta
art. 603 comma 3 cod.proc.pen.
Il potere del giudice d'appello di integrare l'istruttoria "ex officio" è rimesso alla necessità assoluta; la Corte territoriale ha motivato la non necessità dell'escussione della persona offesa ritenendola superflua
Richiesta difensiva di derubricazione in violenza privata: la Corte ha ritenuto corretta l'applicazione della fattispecie estorsiva contrattuale quando sia imposto al soggetto passivo di intrattenere un rapporto negoziale in violazione della sua autonomia, quindi non meritevole di derubricazione
Applicazione della diminuzione di pena per il tentativo: la Corte di Cassazione ha richiamato il principio che la riduzione per il tentativo deve essere coerente tra i gradi e non può essere peggiorata in appello rispetto al primo grado
Aumenti facoltativi di pena per recidiva/aggravanti: la Corte ha ritenuto non deducibile in cassazione una censura non proposta in appello, salvo i casi rilevabili d'ufficio
art. 609 comma 2 cod.proc.pen.
Limiti delle questioni proponibili in cassazione: non possono essere dedotte questioni non devolute al giudice d'appello, salvo quelle rilevabili d'ufficio
Massime di principio
- Se il difensore chiede il rito abbreviato condizionato a prove integrative e tale richiesta è rigettata, ma poi opta per il rito abbreviato non condizionato, in cassazione non può successivamente criticare il mancato assunzione di quelle prove condizionate; la scelta equivale a rinuncia alla raccolta di quelle prove
- L'integrazione istruttoria d'ufficio da parte del giudice d'appello ai sensi dell'art. 603 c.p.p. è esercitabile solo nei limiti dell'assoluta necessità; il rigetto va adeguatamente motivato come superfluo quando gli atti già consentono compiuta valutazione
- La Corte di Cassazione non riesamina il merito e la valutazione delle prove se non per vizi logico-giuridici evidenti; molte censure sulla valutazione delle intercettazioni o della credibilità delle dichiarazioni sono inammissibili se mirano a una rivalutazione di fatto
- La derubricazione da estorsione a violenza privata richiede valutazione attenta dell'elemento dell'ingiusto profitto e del nesso con il danno: la giurisprudenza ammette l'estorsione contrattuale quando l'imposizione di un rapporto negoziale lede l'autonomia negoziale della vittima
- In tema di ricalcolo delle pene, il divieto di "reformatio in peius" impedisce che l'appello o la sentenza successiva comportino un aggravamento di elementi autonomi della pena rispetto al primo grado; riduzioni applicate in primo grado devono trovare coerente corrispondenza in appello
- Questioni non sollevate in appello, salvo quelle rilevabili d'ufficio, non possono essere dedotte in cassazione (art. 609 c.p.p.)
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