Cassazione Penale, Sentenza n. 11136/2024 del 18/03/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Il Procuratore ha impugnato la sentenza di assoluzione per estorsione sostenendo che il giudice di primo grado ha errato nel ritenere che la minaccia non fosse collegata all'ingiusto profitto. Pur non essendo state minacciate la persona offesa al momento della consegna della merce, nel febbraio 2019 l'imputato avrebbe minacciato di morte Ausanio Giuseppe per costringerlo a rinunciare al credito di Euro 5.000,00 derivante dalla vendita non integralmente pagata. Per il Procuratore quella minaccia successiva mirava proprio a ottenere un ingiusto profitto e integra l'art. 629 cod. pen.
La decisione
La Corte ha accolto il ricorso per saltum del Procuratore ritenendo che il Tribunale di Napoli Nord avesse erroneamente escluso l'estorsione confondendola con la truffa. La Corte ha richiamato la giurisprudenza che estende la nozione di "ingiusto profitto" alla rinuncia di un diritto che comporti una deminutio patrimonii (es. rinuncia al credito o alla tutela giudiziale). Nel caso specifico la minaccia successiva era diretta a far desistere la vittima dall'esigere il pagamento dovuto e dunque integra l'estorsione. La sentenza impugnata è stata annullata con rinvio alla Corte di Appello di Napoli per il giudizio di merito.
Norme richiamate
art. 629 cod. pen. (estorsione)
La Corte interpreta l'art. 629 nel senso che l'ingiusto profitto può consistere anche nella rinuncia a un diritto di natura patrimoniale (es. credito per pagamento di beni), e che la minaccia diretta a ottenere tale rinuncia integra l'estorsione anche se la minaccia è successiva rispetto alla cessione del bene.
Richiamato solo per la distinzione con l'estorsione: la truffa è basata sull'induzione in errore e su un male prospettato come eventuale e non riconducibile direttamente all'agente, mentre l'estorsione comporta una minaccia presentata come certa e realizzabile dall'agente o da altri.
art. 173 disp. att. cod. proc. pen. (motivazione del ricorso sintetico)
Norma procedurale usata per riassumere e formulare il motivo unico del ricorso per saltum in Cassazione.
art. 569 cod. proc. pen. (ricorso immediato per cassazione)
La Corte ricorda il potere del pubblico ministero di proporre il ricorso per saltum avverso sentenze di proscioglimento appellabili e le conseguenze processuali dell'annullamento, ossia la trasmissione degli atti al giudice competente per l'appello (qui la Corte di Appello di Napoli).
Massime di principio
- La minaccia che mira a far desistere la vittima dall'esercitare un diritto patrimoniale (es. credito per pagamento) può costituire ingiusto profitto e integra il reato di estorsione anche se la minaccia è avvenuta dopo la cessione del bene.
- La distinzione tra truffa e estorsione dipende dalla modalità della minaccia: se il male è prospettato come certo e riconducibile all'agente, e determina una scelta coartata nella vittima, si configura estorsione; se invece la vittima viene indotta in errore da un rischio fittizio, può configurarsi truffa.
- La rinuncia a un diritto, compresa la rinuncia a esercitare un'azione giudiziaria o a esigere un credito, può avere rilevanza patrimoniale tale da integrare la deminutio patrimonii richiesta per l'estorsione.
- Il pubblico ministero può impugnare con ricorso per saltum le sentenze di proscioglimento appellabili; in caso di annullamento si dispone il rinvio al giudice dell'appello competente.
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