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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 26879/2024 del 08/07/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti hanno impugnato la sentenza di appello per motivi distinti. D'Addario ha censurato la qualificazione come "amministratore di fatto" e la sussistenza del dolo per i reati di bancarotta fraudolenta (distrattiva e documentale) e l'erronea valutazione delle circostanze attenuanti (art. 216 L.F., art. 62-bis c.p.). Ha inoltre contestato che le scritture fossero a lui riferibili poiché tenute presso terzi e che egli si fosse disimpegnato prima del fallimento. Marturano ha dedotto di essere stato mero prestanome/»testa di legno», privo di consapevolezza dello stato delle scritture e quindi non imputabile per dolo ma, al più, per colpa (art. 216 e 217 L.F.), contestando la valutazione degli indici di fraudolenza usati dalla Corte di appello.

La decisione

La Corte di Cassazione ha respinto entrambi i ricorsi. Ha ritenuto adeguata e non illogica la motivazione della Corte di appello che aveva ricostruito elementi probatori (dichiarazioni testimoniali, ammissioni dell'imputato, ruolo di regia gestionale) tali da qualificare D'Addario come amministratore di fatto e da collegare la sottrazione di risorse alla finalità di frode ai creditori; ha inoltre condiviso la valutazione che collegava la distrazione di beni all'occultamento/alterazione delle scritture contabili (bancarotta documentale). Quanto a Marturano, la Cassazione ha ritenuto esistenti indici concreti (rapporto fiduciario con D'Addario, nomina formale senza competenze, detenzione del 99% del capitale, cariche in altre società del gruppo, irreperibilità processuale) che permettono di inferire la consapevolezza dello stato delle scritture e la volontà di occultarle, escludendo la riqualificazione in colposa. La decisione di merito è stata quindi confermata; i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese come previsto ex lege.

Norme richiamate

  • art. 216 legge fallimentare (L.F.)

    Norma sulla bancarotta fraudolenta (distrattiva e documentale); la Corte ha ritenuto che la distrazione di risorse e l'occultamento delle scritture integrino gli elementi materiali e soggettivi richiesti, con riferimento sia all'amministratore di fatto sia all'amministratore formale quando emergano indici di consapevolezza.

  • art. 217 legge fallimentare (L.F.)

    Norma sulla bancarotta colposa; è stata invocata dai ricorrenti per chiedere la riqualificazione in colposa, ma la Corte ha ritenuto che gli elementi probatori dimostrassero il dolo e non la mera imprudenza.

  • art. 62-bis cod. pen.

    Norma sulle attenuanti speciali (agevolazioni sanzionatorie); la Corte ha ritenuto che la valutazione comparativa delle circostanze attenuanti e aggravanti fosse discrezionale e correttamente motivata dai giudici di merito.

  • art. 133 cod. pen.

    Principi per la determinazione delle circostanze attenuanti generiche; la Corte ha richiamato che il giudizio di merito sul prevalere o meno delle attenuanti è in massima parte insindacabile in Cassazione se non illogico.

  • art. 40 cod. pen.

    Richiamata nella funzione di responsabilità dell'amministratore formale per omissione di vigilanza (concorso di persone nel reato), la Corte ha sottolineato che la carica formale non esclude automaticamente la responsabilità ma richiede prova della lack di vigilanza o della consapevolezza.

  • art. 2392 cod. civ.

    Richiami in ordine al dovere dell'amministratore di esercitare azioni di controllo sugli atti pregiudizievoli; utilizzata per spiegare il dovere di attivazione dell'amministratore formale.

  • art. 495 cod. pen.

    Reato menzionato nel capo di imputazione a carico di Marturano in primo grado; la sentenza di Cassazione non ha accolto le censure difensive connesse alla contestazione della responsabilità documentale.

Massime di principio

  • La qualifica di "amministratore di fatto" può essere riconosciuta sulla base di elementi indiziari e dichiarazioni testimoniali che dimostrino il ruolo di regia gestionale; non è necessaria una formale nomina per essere ritenuti responsabili.
  • La carica di amministratore formale (prestanome) non determina automaticamente l'esenzione da responsabilità: occorre valutare se vi sia stata concreta consapevolezza dello stato delle scritture o una colpevole astensione dal dovere di vigilanza; la responsabilità può essere affermata se emergono indici concreti di consapevolezza o collaborazione.
  • Operazioni di trasferimento di liquidità all'interno di gruppi societari, se non adeguatamente motivate, possono essere interpretate come distrazione di beni e giustificare inferenze sulla finalità di frode ai creditori.
  • La sottrazione o l'occultamento delle scritture contabili è tipicamente valutato insieme ad atti distrattivi: l'una situazione può corroborare l'altra nella ricostruzione del dolo documentale.
  • Le questioni relative alla valutazione delle circostanze attenuanti e al confronto con le aggravanti sono di natura discrezionale e, se adeguatamente motivate dal giudice del merito, sono difficilmente riformabili in Cassazione.
  • Per contestare in Cassazione un travisamento della prova dichiarativa è essenziale rispettare il principio di autosufficienza: la difesa deve indicare e allegare specifici atti/processuali (es. verbali) quando assume errori nella valutazione delle prove testimoniali.

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