Cassazione Penale, Sentenza n. 13092/2025 del 03/04/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti impugnavano la sentenza di appello che aveva confermato la condanna per il reato di corruzione (artt. 319 e 321 c.p.). Cropanise contestava l'insufficienza della prova circa la dazione/accettazione di denaro connessa a specifici atti contrari ai doveri d'ufficio e chiedeva l'acquisizione di documenti dal Consolato di San Paolo e della certificazione di riconoscimento della cittadinanza per una pratica specifica. Nocerino deduceva vizi di motivazione ed errore di qualificazione, lamentando l'assenza di prova del nesso causale tra somme (es. €350 indicate in una mail/Excel) e un atto specifico contrario ai doveri d'ufficio, nonché l'imprecisione nell'identificazione dei riferimenti contabili e nelle corrispondenze che lo ricondurrebbero ai compensi.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto i motivi complessivamente infondati e ha confermato la responsabilità penale per corruzione di entrambi i ricorrenti nella sostanza: la Corte territoriale aveva fornito una valutazione analitica e congrua degli elementi di prova (corrispondenze telematiche, annotazioni contabili, coincidenze temporali, file e documentazione elettronica) dal quale risultava il nesso sinallagmatico tra compensi e condotte contrarie ai doveri d'ufficio. Tuttavia la Corte di legittimità ha rilevato d'ufficio un vizio relativo all'applicazione della misura accessoria dell'interdizione perpetua dai pubblici uffici inflitta a Cropanise: alla data dei fatti la disciplina dell'art. 317-bis c.p. non permetteva l'applicazione di tale interdizione al corruttore (art. 321 c.p.), per cui quella pena accessoria è stata annullata senza rinvio. La Corte ha proceduto direttamente alla nuova determinazione della pena accessoria, ridotta ad anni tre e mesi quattro, ai sensi dell'art. 606, lett. l, c.p.p. Infine il ricorso di Nocerino è stato integralmente respinto e ciò ha comportato la condanna al pagamento delle spese processuali a suo carico.
Norme richiamate
La Cassazione ricorda che per la corruzione propria è necessario il nesso causale tra la dazione di utilità e il compimento dell'atto contrario ai doveri d'ufficio; sono atti contrari ai doveri anche quelli formalmente regolari ma eseguiti in violazione consapevole dei doveri di imparzialità e correttezza
Si applica alla figura del corruttore; la presenza di un erogatore di utilità collegata teleologicamente al comportamento del pubblico ufficiale caratterizza la fattispecie di corruzione, più grave rispetto all'abuso d'ufficio
La norma prevede determinate pene accessorie (tra cui l'interdizione perpetua) ma, per la disciplina vigente all'epoca dei fatti, non era espressamente estesa ai corruttori (art. 321 c.p.); perciò l'applicazione dell'interdizione perpetua a Cropanise è stata ritenuta illegale e annullata
La rinnovazione dell'istruzione dibattimentale in appello è eccezionale e richiede l'insufficienza degli elementi istruttori già acquisiti; la Corte territoriale ha correttamente valutato che i documenti richiesti non erano decisivi
Consente alla Corte di Cassazione, in casi previsti, di procedere direttamente alla determinazione della pena accessoria; la Corte ha usufruito di tale potere per rideterminare l'interdizione
Prevede che il rigetto del ricorso comporti la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali; applicato al rigetto del ricorso di Nocerino
Consente l'annullamento senza rinvio per vizi limitati a taluni profili; la Corte ha annullato senza rinvio la parte relativa alla pena accessoria irrogata a Cropanise
Massime di principio
- Per integrare la corruzione propria non è sufficiente dimostrare la mera dazione di denaro: serve provare il nesso teleologico tra l'utilità ricevuta e il compimento (o l'impegno a compiere) di atti contrari ai doveri d'ufficio.
- Atti formalmente regolari possono integrare il delitto di corruzione se emergono come espressione di una violazione consapevole dei doveri di imparzialità, correttezza o dell'interesse pubblico.
- La rinnovazione dell'istruttoria in sede di appello è un rimedio eccezionale; va ammessa solo quando gli elementi già acquisiti risultino manifestamente insufficienti a decidere.
- La qualificazione giuridica (corruzione vs. abuso d'ufficio) dipende anche dalla presenza di un soggetto erogatore di utilità collegata teleologicamente al comportamento del pubblico ufficiale: la presenza dell'erogatore in genere giustifica l'applicazione della fattispecie più grave (corruzione).
- Le pene accessorie vanno applicate nel rispetto della disciplina vigente ratione temporis: se una misura accessoria non era prevista per quella fattispecie al tempo dei fatti la sua applicazione è illegale e rilevabile d'ufficio in Cassazione.
- Nel sindacato di legittimità la Corte non sostituisce la valutazione probatoria dei giudici di merito, ma verifica la completezza, la logicità e la congruità della motivazione rispetto agli elementi disponibili.
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