Cassazione Penale, Sentenza n. 6589/2023 del 16/02/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso per cassazione avverso l'ordinanza della Corte d'appello di Roma che aveva rigettato l'istanza di riparazione per ingiusta detenzione patita in relazione a indagini e misure cautelari per reati di associazione a delinquere e riciclaggio. La ricorrente contestava la sussistenza della colpa grave ritenuta dalla Corte distrettuale, denunciando carenza e illogicità della motivazione: sosteneva che la delega di gestione del conto al padre e il legame familiare giustificavano la mancata verifica delle movimentazioni e che la Corte non aveva indicato elementi oggettivi specifici a fondamento dell'accusa di negligenza grave e della incidenza causale sulla misura cautelare.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso come infondato. Ha confermato che il giudice della riparazione ha competenza autonoma per valutare se vi siano state condotte attive o omissive di colpa grave idonee a indurre in errore l'autorità giudiziaria e a concorrere causalmente alla misura restrittiva. Nel caso concreto la Corte di merito aveva motivatamente ritenuto che la ricorrente, pur non avendo partecipato volontariamente al reato (assoluzione passata in giudicato), avesse tenuto una condotta gravemente colposa: avendo delegato la gestione del proprio conto al padre e, pur essendo laureata in economia e commercialista, non aveva effettuato controlli periodici su operazioni di rilievo, condotta che poteva ragionevolmente far ritenere la sua compartecipazione. La Cassazione ha ritenuto la motivazione della Corte d'appello adeguata e coerente e ha respinto le censure; in definitiva il ricorso è rigettato. In ordine alle spese, la decisione segnala che, sebbene in linea di massima il rigetto comporti condanna alle spese, la non pertinenza di talune argomentazioni del Ministero ha giustificato la compensazione integrale delle spese tra le parti (conseguenze pratiche: rigetto del ricorso e sistemazione delle spese secondo quanto disposto nella decisione).
Norme richiamate
Articolo invocato a titolo della contestazione penale originaria (associazione a delinquere). Nel giudizio di riparazione non incide direttamente, ma contestualizza il tipo di indagine da cui è scaturita la detenzione.
Articolo relativo al reato di riciclaggio, parte della fattispecie contestata nell'azione penale; rileva per il quadro fattuale ma nel giudizio di riparazione la Corte valuta la colpa grave omissiva rispetto alla gestione dei conti.
Norma del codice di procedura penale citata nella censura di motivazione; riguarda gli oneri motivazionali e il procedimento di impugnazione. La Cassazione richiama che la motivazione del giudice della riparazione deve essere logica e coerente, ma non richiede lo stesso "sforzo" del giudice di merito.
Norma del codice di procedura penale citata nella impugnazione; contesto procedurale dell'istanza/rimedi sulla riparazione. Non modificata la regola di autonomia del giudizio di riparazione rispetto al merito penale.
Giurisprudenza: Sez. 4, n. 43302 del 23/10/2008 (Tucci)
Il diritto alla riparazione per l'ingiusta detenzione non spetta se l'interessato ha tenuto consapevolmente e volontariamente una condotta tale da creare una situazione di doveroso intervento dell'autorità giudiziaria o se ha tenuto una condotta che abbia posto in essere, per evidente negligenza, imprudenza o trascuratezza o inosservanza di leggi o regolamenti o norme disciplinari, una situazione tale da costituire una prevedibile ragione di intervento dell'autorità giudiziaria...
Principio richiamato e applicato: la colpa grave che esclude la riparazione è condotta attiva o omissiva macroscopicamente imprudente/negligente che abbia contribuito a indurre in errore l'autorità giudiziaria.
Giurisprudenza: Sez. U, Sent. n. 51779 del 28/11/2013 (Nicosia)
Richiama l'autonomia del giudizio di riparazione rispetto al giudizio di cognizione: il giudice della riparazione deve accertare se le condotte del richiedente si sono poste come fattore condizionante della detenzione, e non valutare la sussistenza del reato.
Massime di principio
- Il giudice della riparazione valuta autonomamente la colpa grave (non la responsabilità penale): occorre verificare se condotte attive o omissioni macroscopiche di negligenza o imprudenza hanno potuto indurre ragionevolmente l'autorità a disporre o mantenere la restrizione della libertà.
- La prova dell'assenza di dolo nel processo penale (assoluzione perche' il fatto non costituisce reato o per mancanza di prova del dolo) non esclude automaticamente la sussistenza di colpa grave ai fini della riparazione: standard oggettivo diverso e più orientato alla prevedibilità dell'intervento dell'autorità.
- La valutazione è ex ante: si deve giudicare se, alla stregua degli elementi disponibili e del comportamento dell'interessato, era ragionevole che l'autorità ritenesse la sua implicazione; non è necessario stabilire che il fatto sia penalmente provato.
- Titoli o qualifiche professionali della persona (es. laurea in economia, dottore commercialista) possono aumentare l'attenzione richiesta e rendere più grave l'omissione di controlli su operazioni rilevanti.
- La delega a terzi nella gestione di conti non esime automaticamente dal dovere di controllo: la mancata verifica periodica di operazioni rilevanti può integrare colpa grave se risultano transiti e incrementi patrimoniali significativi.
- In sede di impugnazione in cassazione non è sufficiente censurare le valutazioni di merito con argomenti generici: bisogna dimostrare specifiche carenze logiche o omissioni nella motivazione del giudice della riparazione.
- Per ridurre il rischio di esclusione della riparazione: documentare e dimostrare attività di controllo (estratti conto, revoche di deleghe, comunicazioni al delegato, istruzioni scritte) e conservare prove che escludano la prevedibilità di intervento dell'autorità giudiziaria.
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